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Il lupo torna cattivo: “Greggi a rischio riaprite la caccia”. Oggi il summit decisivo per il via libera al piano nazionale. Gli allevatori: sono troppi. Ambientalisti in rivolta

Sarebbe, dicono, un “insensato Far West”. Basterebbe un grido (“Al lupo, al lupo”) e subito partirebbe una pallottola. Oggi, 24 gennaio 2017, secondo la Lav (Lega anti vivisezione) e tante altre associazioni per il “diritti degli animali”, potrebbe essere il giorno in cui si riapre la caccia al lupo, dopo 46 anni di protezione assoluta. A Roma si riunisce infatti la Conferenza Stato Regioni e all’ordine del giorno c’è l’approvazione del Piano nazionale di conservazione che prevede, in caso di necessità, di uccidere il Canis lupus.

«Abbiamo fatto tanto — dice Massimo Vitturi, responsabile area animali selvatici della Lav — per allontanare lo spettro dell’estinzione di questi animali e adesso si vogliono imbracciare i fucili. Oltre che eticamente inaccettabile, questa misura sarebbe inutile. Una vera selezione, con i lupi, non è possibile e tanti studi hanno dimostrato che può essere anche dannosa».

Nella storia della guerra millenaria fra l’uomo e il lupo si scrive dunque un nuovo capitolo. «Altro che salvati dall’estinzione», nota Tulio Marcelli, presidente della Coldiretti Toscana, dove il predatore è più presente e ha fatto più danni. «Nel 2013, secondo i più recenti studi dell’università di Firenze, nella nostra regione avevamo 72-73 gruppi riproduttivi e ora sono 108. Si calcola che i lupi oggi siano almeno 600, che con gli ibridi arrivano a 700-800. Già trecento pastori hanno abbandonato la Maremma. Noi non odiamo il lupo: vogliano salvare le pecore e i vitelli, e anche le nostre aziende».

Nel mirino delle associazioni (Lav, Enca,Lipu, Endc, ma sul tema è attivo anche il Wwf che ha raccolto 160.000 firme) c’è il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Vuol essere lui, che fu ambientalista e direttore de “La nuova ecologia” il primo ministro che autorizza la caccia al lupo? «Oggi — spiega Massimo Vitturi — si incontreranno i tecnici e gli assessori. Il 2 febbraio la decisione sarà presa da governo e presidenti delle Regioni e noi saremo davanti alla Conferenza a protestare. Ci sono anche cose buone, nel piano. Ma il sì alla caccia rovinerebbe tutto». Fra le cose buone, c’è la prevenzione del randagismo canino, che provoca gli ibridi lupo-cane. «Nel piano si prevede la cattura dei vaganti, che verranno messi in canile, forniti di microchip e poi dati in adozione». Carcere duro invece per gli ibridi. Una volta catturati, non usciranno più dalla reclusione. «Nel primo progetto per i vaganti si parlava di eliminazione, che per fortuna è stata cancellata. Nel piano c’è poi un netto contrasto delle razze canine pericolose, come il cane lupo cecoslovacco, che ha sangue di lupo nordamericano. È un animale bellissimo e per questo è molto richiesto. Ma è ingestibile e allora viene abbandonato, o lui stesso fugge». Nel modenese poche settimane fa è stato messo sotto sequestro un allevamento che aveva piazzato 220 cuccioli di cane cecoslovacco a 5.000 euro l’uno. Erano stati “potenziati” con sangue di Canis lupus e prelevati illegalmente nei Carpazi. «Se si dice sì alla caccia sia pure con regole precise — spiega Massimo Vitturi — venendo meno la salvaguardia assoluta del lupo verrà incentivato il bracconaggio ». «In Toscana — dice Tulio Marcelli della Coldiretti — solo nel 2016 abbiamo avuto danni accertati, e non ancora pagati, per 1,2 milioni di euro. Ma il fatto più grave è che pastori e coltivatori non possono più decidere come fare il loro lavoro. Si debbono chiudere le pecore nelle stalle e non lasciarle libere al pascolo. Ci sono assalti anche ai bovini, soprattutto i vitelli. Il branco fa la forza e ci sono stati anche tentativi di entrare nelle stalle. L’altro giorno nel Grossetano sono stati feriti dei vitelli di razza chianina. E non si tratta solo di capi uccisi o feriti. La paura del lupo taglia la produzione del latte, provoca gli aborti…Secondo noi, i lupi più pericolosi e anche gli ibridi vanno catturati ed eliminati. Il motivo è semplice: sono troppi e fuori controllo. Oggi distruggono la pastorizia e se non si interviene — sulle montagne e nelle campagne ci siamo noi coltivatori e pastori, con le nostre famiglie — presto sarà a rischio anche la libera circolazione dell’uomo. Questo perché questi animali non hanno antagonisti. E se l’uomo non reagisce, se non difende il suo lavoro e la vita di tutti, chi mai potrà intervenire? ».

 “Già trecento pastori hanno abbandonato la Maremma, vogliamo salvare pecore e vitelli” “Non possiamo più lasciare gli animali liberi al pascolo e il branco a volte assale le stalle”

Repubblica – 24 gennaio 2017 

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