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Il Parlamento europeo si oppone alla vendita di prodotti derivati da animali clonati. I deputati: vanno vietati in modo permanente non solo per 5 anni

Nel corso di un’audizione pubblica svolta a Bruxelles lo scorso 23 febbraio, i membri delle Commissioni Agricoltura e Ambiente e sicurezza alimentare del Parlamento europeo hanno confermato la loro opposizione all’uso della clonazione per gli animali allevati per scopi alimentari.

Nello spiegare che potrebbero essere modificate le proposte di Direttiva che la Commissione europea ha presentato nel 2013, al fine di sospendere per 5 anni la clonazione degli animali allevati per la produzione di carne o latticini, alcuni deputati hanno ribadito che tenderanno a vietare in maniera permanente qualsiasi uso della clonazione.

“I consumatori non la vogliono, gli agricoltori non ne hanno bisogno e la sofferenza di tutti gli animali coinvolti è grave ed estrema” ha detto l’europarlamentare tedesca Anja Hazekamp. Di fatto gli europarlamentari richiedono il divieto permanente della clonazione animale, e non solo una moratoria temporanea.

“Come proposto dalla Commissione nel dicembre 2013, i due progetti di Direttiva mirano a vietare temporaneamente la clonazione di bovini, suini, ovini, caprini ed equini, e di sospendere qualsiasi immissione in commercio di carne e latticini provenienti da animali clonati” ha ricordato il Commissario per la salute e la sicurezza alimentare dell’Unione europea Vytenis Andriukaitis.

Tuttavia, l’UE importa sperma di progenie clonate, che in Europa viene utilizzato per inseminare gli animali, insieme all’inseminazione con sperma convenzionali, ha spiegato il Commissario. “Questo riporta in primo piano la questione dell’etichettatura”. Andriukaitis ha inoltre ricordato le preoccupazioni dei deputati relative al fatto che la normativa non prevede l’etichettatura obbligatoria dei prodotti alimentari derivati dalla progenie clonate e dai loro discendenti.

La Commissione ritiene che questa soluzione sarebbe complicata e costosa, opprimente per allevatori, agricoltori e importatori, ma allo stesso tempo sta lavorando a uno studio per valutare il prezzo e la funzionalità di un potenziale schema di etichettatura per i prodotti derivati da progenie clonate,  ha detto Andriukaitis ai deputati. Lo studio dovrebbe essere pronto nel mese di ottobre.

L’eurodeputato tedesco Martin Häusling sostiene, tuttavia, che la relazione avrebbe dovuto essere già pronta e ha suggerito che la Commissione sta producendo relazioni per compiacere gli Stati Uniti, paese che consente la clonazione animale, visto che Bruxelles è in fase di negoziazione del TTIP. “Se sta cercando di evitare conflitti con gli Stati Uniti a causa del TTIP, la Commissione dovrebbe ammetterlo”.

Secondo Donald Broom, professore emerito in tema di benessere animale presso l’Università di Cambridge anche se legali, in Europa la domanda per i prodotti derivati da animali clonati potrebbe essere scarsa. Questo nonostante l’Efsa abbia concludo che gli alimenti derivati da animali clonati non pongono rischi per la sicurezza dell’uomo.

Dal punto di vista del benessere degli animali, le conseguenze negative della clonazione animale sono notevolmente superiori ai benefici, ha detto il professore ai deputati, evidenziando la sofferenza degli esemplari femmine che portano avanti gravidanze con embrioni clonati, e la riduzione della diversità genetica degli animali da allevamento.

Tuttavia, pur sottolineando le sfide e i problemi associati alla clonazione, Jan Venneman, direttore europeo dell’European Forum of Farm Animal Breeders (EFFAB), ha chiesto ai deputati di non modificare le proposte delle Direttive della Commissione europea. Se venisse vietata l’importazione di sperma di prole clonata, “ci sarebbero enormi oneri amministrativi, problemi di tracciabilità e problemi commerciali con paesi come gli Stati Uniti”.

Fonte Global Meat News (da Unaitalia) – 26 febbraio 2015 

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