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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Il primo embrione umano manipolato. L’obiettivo dell’esperimento cinese era riparare un gene. Bocciatura di “Nature”: troppi gli effetti collaterali
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    Il primo embrione umano manipolato. L’obiettivo dell’esperimento cinese era riparare un gene. Bocciatura di “Nature”: troppi gli effetti collaterali

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche24 Aprile 2015Nessun commento3 Minuti di lettura
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    L’obiettivo dell’esperimento cinese era riparare un gene responsabile della talassemia Solo 28 casi su 86 hanno funzionato. Bocciatura di “Nature”: troppi gli effetti collaterali.  Un gruppo di scienziati cinesi ha annunciato di aver manipolato geneticamente embrioni umani. La notizia ha fatto clamore non tanto per i risultati ottenuti, che in realtà si sono rivelati deludenti, ma perché è stato ufficializzato il superamento di uno di quei confini etici considerati invalicabili.

    Lo studio, che porta la firma dell’Università Sun Yat-sen a Guangzhou, è stato pubblicato su una rivista poco nota, «Protein and Cell». Ma è stato un commento pubblicato su «Nature», che con «Science» avrebbe precedentemente respinto lo studio, ad averla rilanciata sui media. I ricercatori, guidati dal genetista Junjiu Huang, sono riusciti a modificare uno specifico gene, responsabile della beta-talassemia, una grave malattia genetica. Gli studiosi precisano di aver utilizzato embrioni umani «non vitali», cioè non destinati a nascere.

    La tecnica di manipolazione utilizzata è la «Crispr/Cas9», un sistema di editing genetico che consente di «correggere» selettivamente un gene difettoso, «rimpiazzandolo» con uno sano, tramite l’utilizzo di un enzima. «È un metodo già studiato con le cellule umane adulte o con gli embrioni animali – spiega “Nature” – ma non erano stati pubblicati studi sul suo utilizzo in embrioni umani». Tuttavia i risultati sono stati perlopiù fallimentari: degli 86 embrioni umani manipolati, solo 71 sono sopravvissuti e 54 sono stati testati geneticamente. Complessivamente la riparazione, cioè la sostituzione di materiale genetico, è avvenuta solo in 28 embrioni. Non solo. Si sono verificate anche una serie di modifiche genetiche non intenzionali che, di fatto, dimostrano l’impossibilità di utilizzare con sicurezza questa tecnica. Ad ammetterlo sono gli stessi ricercatori cinesi.

    «Per fare lo stesso con gli embrioni umani – sottolinea Huang – il tasso di successo deve essere del 100%». Tuttavia, l’autocritica non ha certamente fermato le polemiche. Anzi, critiche e timori erano stati espressi ben prima che venisse pubblicato il lavoro, segno che qualche voce sugli esperimenti girava da tempo. Tra i primi a esprimere perplessità sono stati cinque scienziati della Sangamo BioSciences, guidati dal presidente Edward Lanphier. «Secondo noi – dice lo scienziato – con l’attuale tecnica di editing sarebbe difficile controllare le cellule modificate. C’è la probabilità che, oltre il gene mutato, siano apportati tagli o modifiche in altre parti del genoma, causando effetti imprevedibili sull’essere umano e le generazioni future. È anche possibile che gli effetti di tale modifica non si manifestino sin dopo la nascita o per anni. Questo rende la tecnica pericolosa ed eticamente inaccettabile».

    Il timore è anche che la tecnica venga utilizzata per creare bambini geneticamente selezionati per essere più intelligenti o più belli. Ma, se l’arma con cui combattere questa deriva fosse solo quella di bloccare la ricerca, probabilmente è già troppo tardi. Una fonte anonima ha confessato a «Nature» che in Cina almeno altri quattro laboratori lavorano sugli embrioni umani.

    La Stampa – 24 aprile 2015 

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