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Il punto di Stefano Folli. Nel rebus elettorale chi prevale è Renzi, chi perde è Grillo (che infatti si agita)

Secondo qualcuno Berlusconi sarebbe uno dei vincitori, o forse addirittura “il” vincitore, della lunga contesa. In realtà il punto riflette le vecchie ossessioni che hanno dominato a lungo il campo del centrosinistra. Ma oggi siamo nel 2014 e non nel 1994, come sembra aver capito bene il giovane segretario del Pd. Certo, Berlusconi è il co-autore del disegno di legge e senza dubbio si augura di ricavarne dei benefici. Quali, vedremo.

Ma si tratta pur sempre di un personaggio che sta lentamente uscendo di scena. L’operazione in corso gli permette di farlo con una certa dignità e di dipingere se stesso, nonostante le condanne penali, come un padre costituente della Terza Repubblica. Ma chi ha saputo costruire una norma elettorale a propria immagine è di sicuro Renzi. Per ragioni psicologiche e politiche.

La giovinezza è la prima di tali ragioni. Il sindaco di Firenze sta creando nell’opinione pubblica la sensazione che ci sia qualcosa di ineluttabile nella sua ascesa politica. Renzi vuol dire uomo del futuro: ecco l’equazione che sta passando, facendo leva su uno schema iper-maggioritario che per la prima volta cancella qualsiasi probabilità che possa nascere un polo intermedio di sapore “centrista”. Quel 12 per cento posto come livello minimo per una coalizione che non abbia ambizioni di supremazia, ma voglia almeno essere presente in Parlamento, è un duro colpo ai “terzaforzisti”, peraltro già in chiara difficoltà dopo il voto dell’anno scorso.

Quindi si va verso un modello bipolare e addirittura tendenzialmente bipartitico. Dopo anni in cui si è detto e scritto che il bipolarismo all’italiana aveva prodotto quasi soltanto fallimenti, ecco che la nuova legge irrigidisce ancor di più la semplificazione in nome della governabilità. E poiché è Renzi a rappresentare il domani, si può concludere che il sistema è adatto alle sue esigenze, se appena egli sarà all’altezza delle attese. Viceversa il centrodestra è costretto a incamminarsi lungo un sentiero inesplorato al termine del quale ci sarà – è inevitabile – la sua rifondazione in forme oggi non prevedibili. In un certo senso il dopo-Berlusconi sta cominciando adesso. Con Renzi che ruba la scena al suo interlocutore e lo descrive per quello che è: un anziano signore che non nasconde nemmeno più le sue rughe.

È chiaro che stiamo parlando di Berlusconi e dunque i colpi di scena e i ripensamenti non sono mai esclusi. Ma allo stato delle cose è Renzi ad avere il vento nelle vele con il maggioritario. Sempre che il Parlamento non ne stravolga l’equilibrio: che sappiamo essere faticoso e piuttosto fragile. Con la soglia al 37 per cento è altamente improbabile che una delle due coalizioni vinca al primo turno. Quindi si andrà al ballottaggio e lì il leader del Pd potrà tentare di assorbire una quota consistente dei consensi di Grillo. Il capo dei Cinque Stelle è in effetti il grande sconfitto della partita. Potrà anche riunire il 25-30 per cento dei suffragi, ma resterà escluso dal secondo turno. E i voti “grillini”, se non altro i meno intolleranti, potrebbero scivolare su Renzi. Che di sicuro farà una campagna elettorale non priva di toni populisti. Dunque, se proprio si vuole cercare una definizione, non una legge pro-Berlusconi ma anti-Grillo. E non è un caso che quest’ultimo alzi la posta con l’assurda e confusa crociata contro il capo dello Stato. È la sua risposta a uno scenario che lo punisce.

Il Sole 24 Ore – 30 gennaio 2014 

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