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Il revisionismo della premier che salva solo le mascherine. Fino a fine anno le protezioni restano in ospedali e Rsa. E anche l’isolamento presto potrebbe cadere

Repubblica. Se non fosse per l’obbligo di mascherine in ospedali e Rsa prolungato fino al 31 dicembre, a otto giorni dall’insediamento il nuovo governo Meloni avrebbe già smantellato gli ultimi tasselli lasciati in eredità dal ministro Speranza nella gestione del Covid. A cominciare dall’obbligo di vaccinazione per medici e infermieri che terminerà oggi anziché tra due mesi e dalla sospensione del personale sanitario No Vax richiamato da subito in corsia.
Non è solo ansia e urgenza di «discontinuità », la parola d’ordine del nuovo esecutivo ripetuta in ogni discorso ufficiale, ma una revisione totale del modello di gestione che per due anni e mezzo ha dovuto far da argine a una pandemia globale. «I governi precedenti — spiega Giorgia Meloni nella prima conferenza stampa dopo un Consiglio dei ministri — hanno avuto un approccio ideologico al Covid, hanno preso — sostiene — molti provvedimenti che non poggiavano su alcuna base scientifica e l’Italia è stata la nazione in Occidente che ha avuto le norme più restrittive e al tempo stesso i più alti tassi di mortalità». Se anche la curva epidemiologica dovesse tornare a preoccupare, l’esecutivo si troverebbe a gestire un’emergenza volendo sperimentare misure diverse. Il passato, specifica Meloni, «non si replica». Ieri intanto il Cdm e il nuovo responsabile della Salute Orazio Schillaci hanno smontato un paio di picchetti fissati dal precedente governo con un decreto che anticipa di due mesi — dal 31 dicembre al 1° novembre — lo stop all’obbligo vaccinale per i professionisti della sanità, «gli unici in Italia a doverlo ancora rispettare », sottolinea la presidente del Consiglio. L’obiettivo è rimettere subito al lavoro poche migliaia di camici bianchi a oggi sospesi perché avevano rifiutato la somministrazione del vaccino. La motivazione ufficiale non ha a che fare con le pulsioni No Vax di certa destra, tanto che Schillaci, medico nucleare all’università Tor Vergata di Roma prima che ministro, in un passaggio che strizza l’occhio ai suoi colleghi ribadisce «l’importanza dei vaccini nel contrasto alla pandemia». La chiamata della piccola pattuglia dei No Vax viene spiegata invece con la «carenza di organico» che, aggiunge il neo ministro tornando all’attacco dei predecessori, «deriva da una programmazione sbagliata degli ultimi 10 anni in cui si è fatto ricorso a medici extracomunitari o a gettone che percepiscono emolumenti da 2 a 5 volte superiori rispetto ai medici del Servizio sanitario nazionale».
Il prossimo imperativo che potrebbe cadere è la norma che ora impone l’isolamento di cinque giorni per chi risulta positivo al Covid e un tampone dal risultato negativo per uscire dalla quarantena. «Ci stiamo lavorando — conferma Schillaci — Abbiamo avuto le prime riunioni con gli esperti dell’Istituto superiore di sanità, dello Spallanzani e dell’Agenzia italiana del farmaco».
L’unico segnale di continuità rispetto al recente passato è l’ordinanza «firmata alle otto di mattina» cheproroga fino al 31 dicembre 2022 l’utilizzo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie ai lavoratori, agli utenti e ai visitatori nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socioassistenziali. E cioè l’obbligo di indossare mascherine in ospedali e Rsa (dove il governo Meloni “dimentica” di cancellare pure il tanto criticato Green Pass). Il provvedimento è arrivato nell’ultimo giorno utile a disposizione del ministro prima della scadenza dell’ordinanza firmata da Speranza. E dopo giorni di pressioni da parte della comunità medica, preoccupata per le ricadute di un liberi tutti nella circolazione del virus tra fragili, malati e anziani, e degli inviti del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla prudenza. Schillaci si difende: «Non ho mai pensato di andare in un’altra direzione, non c’è stato alcun ripensamento su questo», dice in conferenza stampa. «La salute — aggiunge — non è un problema ideologico né burocratico ». E a proposito di quella che sembra burocrazia ma non è, Schillaci conferma che la macchina della raccolta dati sul Covid continuerà a girare: i numeri del bollettino, spariti dal 29 ottobre, verranno diffusi a cadenza settimanale dal 4 novembre ma, dopo le proteste di analisti e ricercatori che con quei numeri costruiscono modelli per prevedere il virus, promette non saranno secretati.

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