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Il Sole 24 Ore. Briciole per i medici dopo dieci anni. Il ministro Bongiorno: «Gli aumenti sono in linea con il tasso di inflazione»

Dopo dieci anni di vacanza contrattuale, diciassette mesi di trattative e sei giorni di maratona serrata è arrivata la firma del contratto 2016-2018 (quindi già scaduto) per 135mila tra dirigenti medici, veterinari, sanitari e delle professioni sanitarie confluiti nella nuova area dirigenziale della sanità. Un accordo – siglato a Roma nella sede dell’Aran – che secondo la ministra per la Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno «riapre anche per i medici la stagione contrattuale interrotta dal 2009, prevede aumenti in linea con il tasso di inflazione e mette ordine nella disciplina del rapporto di lavoro». La pre intesa inviata per la firma definitiva al vaglio del ministero dell’Economia e del Governo vale in tutto 518 milioni di euro l’anno a partire dal 2019, per un incremento lordo annuo pro capite di circa 220 euro mensili (oltre 2.500 euro l’anno) e un tabellare che cresce da 43.310 euro a 45.260 euro annui (+4,5%).

Briciole, considerato il lunghissimo periodo di stand-by dall’ultimo contratto del 2010, come rimarcano anche i sindacati del Patto per la professione medica che hanno scelto di non firmare contestando innanzitutto l’avvio del Fondo unico di posizione che rischierebbe di «omogeneizzare tutte le professioni in termini economici e di carriera». Mentre per quell’80% della rappresentanza sindacale che ha voluto “chiudere” – Anaao Assomed–Aaroi-Emac–Fassid (Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr) –Fp Cgil Medici e dirigenti Ssn – Fvm Federazione Veterinari e Medici-Uil Fpl – l’accordo è il migliore possibile. A ricordarlo su Facebook era stata innanzitutto la ministra della Salute Giulia Grillo: «Un adeguamento del contratto era doveroso da tempo, noi ci siamo riusciti! Ora è il momento di assumere e stabilizzare i professionisti della sanità per dare ai cittadini il massimo delle cure possibili».

«Questo contratto guarda proprio ai giovani e alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale – avvisa il segretario nazionale dell’Anaao-Assomed Carlo Palermo -. Siamo riusciti a fare le classiche nozze con i fichi secchi e con le scarsissime risorse disponibili abbiamo scelto di valorizzare carriere e competenze per rilanciare la sanità pubblica. Una ripartenza, ora tocca al Governo battere un colpo: in vista del rinnovo 2019-2021 ci aspettiamo che siano confermati gli aumenti del Fondo sanitario nazionale da 2 miliardi e un miliardo e mezzo di euro nel 2020 e 2021». Il sostegno ai giovani medici. I medici e i dirigenti con oltre cinque anni di anzianità – anche se ottenuta con contratti a tempo indeterminato e per periodi non continuativi – avranno a differenza di quanto accade oggi la certezza di ottenere un incarico retribuito. Per la maggior parte ciò si tradurrà in un aumento di 2mila euro sulla retribuzione di posizione. Mentre i giovani medici neoassunti anche sotto i cinque anni otterranno per la prima volta una retribuzione di posizione, 1.500 euro l’anno. A tutti, poi, una clausola di garanzia assicura retribuzione di posizione certa in base all’anzianità e a prescindere dall’incarico. Doppio percorso di carriera. Alla carriera gestionale classica – cui si accede superando il concorso da primario – il nuovo contratto affianca a partire da gennaio 2020 quella professionale “aperta” che dovrebbe riguardare un totale di 9mila posizioni, sulla base delle competenze specifiche che i direttori generali e i direttori di unità operativa vorranno valorizzare. Con criteri che però non potranno essere discrezionali ma basati sul curriculum. «A queste nuove figure sono finalmente legati aumenti retributivi – spiega Andrea Filippi della Funzione pubblica Cgil -: prima erano tutti fermi a 3.600 euro l’anno o al massimo si toccavano punte di 4.500 euro, mentre ora si stabiliscono quattro step di posizioni fisse per gli incarichi professionali, da 5.500 euro a un massimo di 12.500 euro l’anno».

Più soldi al disagio lavorativo. L’indennità di guardia notturna raddoppia da 50 a 100 euro per notte e per i medici di Pronto soccorso, i più usurati, arriva a 120 euro a notte. Per contrastare il burnout e la “fuga” dal Ssn con Quota 100 i medici con più di 62 anni potranno chiedere l’esonero dalle “guardie”.

Barbara Gobbi

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