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Ragioneria dello Stato: il tetto agli stipendi colpisce risorse variabili

La Ragioneria generale dello Stato sdogana, dopo lunghe e travagliate vicissitudini, la circolare 12 sull’applicazione dell’articolo 9 del Dl 78/2010, con particolare riferimento ai commi 1, 2-bis e 4.

Le componenti

Secondo la Ragioneria stessa, il trattamento ordinariamente spettante per l’anno 2010 è composto dal trattamento fondamentale (vale a dire lo stipendio base, la tredicesima e la Ria) e dal «trattamento accessorio avente carattere fisso e continuativo», in cui bisogna far confluire l’indennità di amministrazione per lo Stato, l’indennità di comparto per gli enti locali, la retribuzione di posizione e le «indennità pensionabili», espressione non molto felice, considerando che, dal 1996, anche tutto il salario accessorio è utile ai fini del calcolo della pensione.

Non rientrano nel tetto lo straordinario, le maggiorazioni orarie e le indennità di turno. Per il calcolo, si deve far riferimento al concetto di ordinarietà, e quindi non rilevano i congedi, i permessi non retribuiti e le aspettative.

Limite del 3,20%

Il limite del 3,20% interessa solo i non dirigenti degli enti locali e i dipendenti della sanità, ma tale vincolo riguarda unicamente le risorse aggiuntive di carattere variabile previste dall’ultimo contratto collettivo nazionale di lavoro.

Sono fatte salve le risorse variabili previste dai precedenti Ccnl quali gli incrementi di cui all’articolo 15, commi 2 e 5, del Ccnl 1° aprile 1999. La posizione della Ragioneria generale dello Stato si pone in antitesi con i pareri che sono stati espressi, di recente, da alcune sezioni regionali della Corte dei conti.

Temi caldi

Il blocco del trattamento accessorio si riferisce al fondo per la contrattazione decentrata. Peccato, però, che la Rgs non tocchi i temi caldi sul tappeto, quali i compensi per progettazione e vigili.

Probabilmente il riferimento alle risorse del fondo conferma l’orientamento elaborato dalla magistratura contabile che non prevede esclusioni.

Meno scontate le istruzioni per il calcolo della riduzione per i cessati, che sarà proporzionale alla media dei dipendenti di ciascun anno rispetto a quelli del 2010. Media pari alla semisomma dei dipendenti presenti il primo e l’ultimo giorno dell’anno.

In un contesto di esasperato rigore, la Ragioneria fa salve le progressioni economiche al l’interno delle aree ponendo due condizioni: i soldi si vedranno nel 2014 e la spesa rende indisponibili le risorse stabili.

Il che suona come un “assalto la diligenza” delle residue risorse che dovevano servire per l’attuazione di una riforma Brunetta sempre più povera.

ilsole24ore.com – 27 giugno 2011

 

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