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Il Veneto orientale sott’acqua, evacuate case e due comunità. Portogruro, San Michele e Concordia allagati. Ansia per il Po. E sulle Dolomiti gigantesca frana dal monte Antelao

Acqua, acqua e ancora acqua. Da giorni il Veneto è sovrastato da un cielo nero che alterna piogge torrenziali a rari raggi di sole. Ieri il livello di emergenza è salito, la protezione civile ha dovuto muovere settanta squadre: i disagi sono destinati ad aggravarsi, previste anche stamattina nuvole e pioggia. Il centro Meteo di Teolo annuncia schiarite solo per venerdì, ma da sabato i nubifragi sono destinati a ricominciare. E se le nuvole ci sono ovunque, è stato il Veneto orientale a pagare il prezzo più alto: centina le case sott’acqua.

A voler cercare una foto simbolo delle ultime 24 ore si finisce inevitabilmente nel Portogruarese, dove sono piombati a terra fino a 115 millimetri di pioggia in quarantacinque minuti ed è tracimato il Lemene: i pazienti della comunità alloggio «Casa delle Farfalle» sono stati evacuati e a Concordia due scuole sono state chiuse mentre l’acqua alta invadeva San Marco a Venezia.

Dal litorale (spiagge battute dalle mareggiate) ai monti, piove ovunque: 51 millimetri di pioggia a Sappada, nel Comelico, poco meno sulle Prealpi vicentine. E inevitabilmente il fragore delle frane riempie le vallate: ieri sull’Antelao un fronte di 150 metri si è staccato dalla Val di Forcella Piccola (2.600 metri), correndo lungo l’Antrimoia e fermandosi 1.300 metri più sotto, nella zona pianeggiante della Zopa, duecento metri circa sopra la strada che porta al Rifugio Scotter.

I veneti si stanno armando di pazienza e sacchi di sabbia, pronti a patire le conseguenze di nubifragi che, nonostante la loro eccezionalità, ormai segnano la routine di scantinati allagati, strade interrotte, quartieri affogati, campi trasformati in stagni.

Ieri si sono fermati persino i treni: il primo vagone sulla Venezia-Trieste è circolato alle 13 dopo la sospensione (alle 4.20 della notte tra martedì e mercoledì) causata dall’esondazione del canale Cormor e da una frana sulla linea Domodossola-Milano. Morale: bus sostitutivi e ritardi di oltre cento minuti. Il peggio, però, deve ancora giungere. Perché adesso l’acqua non viene più dal cielo, ma scivola dai monti ed emerge dalla terra, ormai incapace di berne ancora.

Il presidente della protezione civile, Roberto Tonellato, dopo aver classificato il rischio idrogeologico al livello del «pre-allarme»: «Siamo preoccupati per i fiumi, in particolare il Livenza, al confine tra il Trevigiano e il Veneziano».

Crea ansia anche l’asta del Po, che continuerà a salire nei prossimi giorni.

Ancora: sono in piena, nel Veneto Orientale, il Lemene, che è tracimato nel Portogruarese; in regime di guardia gli affluenti Malger e Cao Maggiore. Ma non basta: rischio «arancione» per il Fissero, il Tartaro, il Canalbianco e il Basso Adige tra il Rodigino e il Veronese, stesso livello per la rete secondaria di Basso Brenta, Bacchiglione e Fratta Gorzone e per il Tagliamento. Un’emergenza che la Regione è pronta ad arginare, almeno sulla carta.

«La Protezione Civile è sul campo con oltre trecento uomini per fronteggiare una situazione che continua ad essere difficile», scuote il capo preoccupato il presidente della Regione Luca Zaia che, con l’assessore alla Protezione Civile Daniele Stival, sta seguendo l’evolversi della situazione.

Dal centro meteo di Teolo, nel Padovano, l’annuncio di una breve tregua.

Il bollettino prevede schiarite dal pomeriggio di oggi. «Ma venerdì il ristagno di umidità darà luogo a foschie e nebbie e nubi basse, con le temperature minime in calo», precisano gli esperti del meteo. «E da sabato pomeriggio ancora pioggia, con nevicate fino a 1.800 metri, temperature in discesa e vento di scirocco». Tradotto: a Venezia l’acqua sarà ancora più alta e per tutti sarà il primo, vero, weekend invernale.

Mauro Pigozzo – Il Corriere del Veneto – 13 novembre 2014 

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