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Illasi, venti gatti uccisi con il veleno. Partono le indagini

Da anni la colonia aveva occupato la zona verde tra il torrente Barbera e il parcheggio del centro commerciale. Erano seguiti dalle animaliste incaricate dall’Ulss 20 che avevano già fatto sterilizzare vari esemplari. Partite le indagini

Oltre una ventina di gatti sono stati avvelenati nella colonia che da anni ha occupato l’angolo verde compreso fra il torrente Barbera e il parcheggio del centro commerciale di Illasi. È successo nella notte fra il giorno di Pasqua e di Pasquetta perché Jonita Dudoriusa, la signora di origine lettone che dall’autunno 2010 si è presa a cuore la colonia, ha verificato che al mattino non c’erano i soliti amici a quattro zampe a farle le fusa al suo arrivo con il cartoccio del cibo. Un’assenza che subito non ha destato sospetto, perché capita che a volte l’arrivo precipitoso di un cane di grossa taglia allontani i gatti per qualche ora dal luogo dell’appuntamento tradizionale. «Ma non è mai successo che manchino per più di un giorno», denuncia Paola Cassini, un’altra animalista che aiuta Jonita nella cura della colonia. Il ritrovamento poco lontano, martedì pomeriggio, delle carcasse di quattro gatti ha confermato i sospetti che ora sono al vaglio dei veterinari dell’Istituto zooprofilattico delle Venezie per capire se di veleno si sia trattato e che tipo sia stato utilizzato per sterminare la colonia, mentre indagano anche i carabinieri della locale stazione, nella cui caserma è stata formalizzata la denuncia della strage. Jonita aveva cominciato a seguire la colonia quando si era resa conto che un numero sempre maggiore di gatti stazionavano sul piazzale, a volte con del cibo, a volte con ciotole vuote. «Siamo state accusate di aver creato la colonia con le nostre cure», denuncia Paola, «in realtà ci siamo attivate perché i gatti erano già presenti e abbandonati, alcuni dei quali con serie malattie che abbiamo provveduto a spese nostre a far curare». L’angolo era occupato un tempo dai cassonetti dell’immondizia, poi eliminati quando è stato avviato il sistema della raccolta porta a porta. Le due gattofile, vedendo la colonia in abbandono ma anche in crescita per le sempre nuove cucciolate, si sono attivate con i servizi veterinari dell’Ulss 20 per provvedere alla sterilizzazione e alla cura degli animali malati. Hanno costruito una casetta rifugio dove le ciotole del cibo e dell’acqua potessero essere al riparo dalle intemperie e i gatti trovassero un rifugio meno freddo nei giorni più rigidi. Due cartelli accanto alla casetta avvertono che l’abbandono di animali è un reato perseguibile penalmente con l’arresto fino a un anno o con l’ammenda fino a 10mila euro. Avvertono inoltre che i gatti in libertà sono protetti dalla legge e che le gattofile sono incaricate dall’Ulss 20 per la cura e il nutrimento della colonia. «Abbiamo scoperto che tanti abbandonano qui i loro gatti domestici, invece di trovare loro adeguata sistemazione con l’adozione», dicono Jonita e Paola, ciascuna delle quali ha preso in carico a casa propria sette gatti. Da sole hanno provveduto a portare i felini al servizio veterinario per la sterilizzazione ed erano già a buon punto con circa 20-22 elementi sui quali era stato eseguito l’intervento. «Nonostante questo, ci siamo sentite dire parole da tutti per il nostro impegno che è anche sociale, oltre che di amore per questi animali, perché gatti che vivono nella sporcizia e malati sono il vero pericolo. Ma grazie alla disinformazione, si sono aggiunte minacce alla colonia, che poteva essere sterminata con bocconi avvelenati o semplicemente liberandovi dentro dei cani». Non è andata a buon fine la proposta di trasferire altrove la colonia, provvedimento che comunque andava preso dall’Ulss dopo aver verificato le eventuali problematiche. «Quanto è successo è inqualificabile», denunciano le due gattofile.

L’Arena – 12 aprile 2012

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