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Ilva: Taranto eccesso tumori fino 100%. Dati ufficiali ministero Salute

A parlare, ora, sono i dati ufficiali: a Taranto si è consumata una strage. L’inquinamento ha ammalato e ucciso, come dimostra il rapporto ad hoc appena sfornato dal ministero della Salute.

L’incidenza dei tumori, calcolata nel biennio 2006-2007, mostra un eccesso per gli uomini rispetto al resto della provincia del 30% per tutte le neoplasie: del 50% per il tumore del polmone, superiore al 100% per il mesotelioma e per i tumori maligni del rene e delle altre vie urinarie (vescica escluso), superiore al 30% del tumore alla vescica e per quelli testa-collo, del 40% per il cancro al fegato, del 60% per il linfoma non Hodgkin e superiore al 90% per il melanoma.

Per le donne residenti a Taranto e Statte l’eccesso di tumori è del 20%, con vette superiori al 100% per il cancro allo stomaco, dell’80% per i tumori del corpo dell’utero, del 75% per quelli al fegato e del 48% al colon retto.

Gli eccessi sono tali anche se confrontati con i dati del resto del Sud e delle Isole. Un quadro allarmante, confermato dai dati sulla mortalità: in questo caso il rapporto del ministero della Salute fa riferimento all’aggiornamento del Progetto Sentieri, coordinato dall’Istituto superiore di sanità, che ha analizzato 63 cause di morte nei siti di interesse nazionale per le bonifiche (tra cui l’area di Taranto e Statte).

I nuovi dati si riferiscono al 2003-2009 e dimostra negli uomini un eccesso di mortalità rispetto alla Regione Puglia per tutte le cause del 14%, per tutti i tumori del 14%, per le malattie circolatorie del 17% con picchi del 33% per i tumori polmonari e del 419% per i mesoteliomi della pleura. Nelle donne l’eccesso di mortalità è dell’8%, con vette del 30% per i tumori polmonari e del 211% per i mesoteliomi.
Comparando il trend della zona con la mortalità regionale e nazionale dal 1980 al 2008, emerge chiaramente la tragica “anomalia” di Taranto: i tassi di mortalità sono significativamente superiori non solo a quelli pugliesi ma proprio a quelli italiani.

I bambini sono le vittime innocenti di questo massacro. I tassi di mortalità nel primo anno di vita sono significativamente maggiori rispetto al resto della Regione (+20%), per tutte le cause e per alcune malattie di origine perinatale. Così come i ricoveri per tumori maligni e malattie dell’apparato respiratorio, legate soprattutto all’aumento di inquinanti nella concentrazione media di particolato (PM10) proveniente dall’area industriale. Sotto accusa – come il rapporto evidenzia – è in particolare il benzopirene, un idrocarburo policiclico aromatico (Ipa) classificato come cancerogeno certo dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Oms. Il benzopirene, prodotto al 99% dall’altoforno, dalla cookeria e dall’agglomerazione dell’Ilva, a Taranto presenta la concentrazione media annuale più alta d’Italia. Ed è rilevato ai Tamburi in concentrazioni massicce dall’Arpa Puglia soprattutto quando il vento spinge le polveri presenti nell’area dello stabilimento verso il quartiere.

«Emerge con chiarezza uno stato di compromissione della salute della popolazione residente a Taranto», sintetizza il ministero, e in particolare tra coloro che vivono nei quartieri più a ridosso dello stabilimento Ilva: Tamburi, Borgo, Paolo VI, nonché nel Comune di Statte.

«La situazione a Taranto è indubbiamente complessa», ha detto il ministro della Salute Renato Balduzzi illustrando il rapporto a Taranto dopo aver incontrato i rappresentanti delle associazioni ambientaliste (tranne il Comitato donne per Taranto, che si è rifiutato di partecipare alla riunione). «Credo sia necessario uno sforzo, anche da parte della Sanità pubblica, per un monitoraggio sanitario costante e un piano di prevenzione nei confronti dei lavoratori, dei bambini, di tutti, con iniziative mirate». Il progetto è quello di costituire un Osservatorio apposito – con le istituzioni locali (Arpa Puglia, Asl e ARes), nazionali (Iss e Ispra) e internazionali (Oms) – a cui affidare la lettura dei dati risultanti dal monitoraggio e la comunicazione delle conclusioni, con la possibilità di rivedere l’Aia (l’autorizzazione ambientale integrata che ha avviato con decreto del 18 ottobre del ministro Clini una sistematica opera di risanamento ambientale) proprio in funzione degli esiti del monitoraggio.

Se il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, definisce «drammatica» la situazione, il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, stigmatizza i tempi scelti dal Governo per comunicare l’emergenza: «È molto grave che questi dati vengano presentati in ritardo, dopo che si è concluso l’iter per l’Aia all’Ilva. Quello che è ancora più grave è che la Commissione Aia del ministero dell’Ambiente ha ritenuto inopportuno considerare i dati sanitari e i dati sulla mortalità. Ci troviamo di fronte a un fatto che sta diventando uno scandalo europeo perché aver presentato i dati in ritardo, che confermano la drammaticità della situazione, è uno schiaffo alla città di Taranto, ai tarantini, ma anche agli italiani che pretendono che il Governo agisca in nome del popolo italiano».

Bonelli ha anche ricordato di essere stato querelato dal ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, perché accusato di aver manipolato i dati e diffuso notizie false. «Ma il punto – ha detto il leader dei Verdi – è che i dati che noi abbiamo fornito hanno un’entità minore rispetto a quelli forniti dal
ministro Balduzzi, che sono ancora più gravi. Ora chiediamo che l’Aia licenziata in Conferenza dei servizi si riapra e si consideri il danno sanitario».

Scheda 3: il biomonitoraggio

Il Sole 24 Ore Sanità – 22 ottobre 2012

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