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Imu prima casa, a dicembre conguagli più alti fino 130%

Certo che con la prospettiva delle vacanze i nuvoloni neri del Saldo Imu vorremmo scacciarli. Ma i dati dell’acconto confermano almeno quello che il Governo aveva promesso: di non fare ricorso alla possibilità di ritoccare le aliquote di base (0,4 e 0,76 per cento) in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi.

Questo vuol dire, in concreto, che i contribuenti possono contare, con buona approssimazione, sulle aliquote che i Comuni hanno nel frattempo fissato e, quindi, cominciare ad avere un’idea più precisa di cosa li attenderà all’appuntamento di dicembre.

L’acconto, infatti, è stato pagato con le aliquote base, quindi la metà di quanto sarebbe dovuto senza ritocchi da parte dei Comuni. Esisteva comunque la possibilità di abbassarsi sulle aliquote nel frattempo deliberate, particolarmente se più basse di quelle di legge ma, a parte il fatto che si è trattato di ben poche eccezioni, il non facile approccio alla nuova imposta ha sconsigliato i più ad avventurarsi in calcoli che, peraltro, avrebbero potuto essere smentiti da ripensamenti successivi da parte dei municipi.

Il risultato, quindi, è andato secondo le previsioni (si veda anche la pagina qui a fianco). Ma, nella quasi totalità dei casi, si tratta di un acconto di parecchio inferiore alla metà del dovuto: almeno nei grandi centri, a quanto risulta al Sole 24 Ore, le aspettative erariali sono ben diverse: solo con il passaggio dallo 0,4% allo 0,5 per cento dell’aliquota per l’abitazione principale si tratta di un 25% in più d’imposta: quindi, chi ha pagato 100 euro a giugno pagherà 200 a dicembre. Il gioco, all’apparenza oscuro, è presto spiegato: con un’imponibile di 100.000 euro e l’aliquota base dello 0,4 per cento, l’imposta, al netto della detrazione fissa di 200 euro, è pari a 200 euro, quindi a giugno se ne dovevano pagare 100. Ma con l’aliquota definitiva dello 0,5 per cento l’imposta sale a 500 euro: tolte detrazione e acconto, ne restano ancora 200 da versare.

È chiaro che più alta è la base imponibile e meno si sente questa differenza, perché la detrazione, essendo fissa, incide di più sull’imposta bassa. Ma basta un’occhiata agli importi indicati qui sotto per rendersi conto che a dicembre arriverà una stangata. Gli esempi sono stati costruiti su case tra loro simili per ampiezza (100 metri quadrati), posizione (semicentro-semiperiferia) e tipologia (media).

Partiamo da Milano, dove per l’abitazione principale (unica tra le gradi città italiane) è rimasta l’aliquota base dello 0,4 per cento: il saldo, in questo caso, non riserva sorprese. Ma sulle altre abitazioni la mazzata si sente, eccome: per la casa sfitta è quasi il doppio, da 524 a 938 euro mentre per le case affittate è “solo” il 52% in più. Va però ricordato che (a differenza di chi affitta) la casa sfitta beneficia della scomparsa dell’Irpef sui redditi fondiari, in media da 200 a 400 euro. Tra l’altro, a Milano lo sconto per le abitazioni concesse in locazione riguarda anche i contratti “di mercato”, mentre nella maggior parte degli altri casi è limitato ai soli contratti “concordati”, quelli con canoni che sono il risultato della trattativa tra associazioni dei proprietari e sindacati degli inquilini e sono inferiori a quelli liberi.

Il fatto è che, laddove l’aliquota “ordinaria”, cioè quella per gli immobili diversi dalle abitazioni principali (quindi compresi anche tutti quelli non abitativi) è stata portata al massimo, cioè all’1,06 per cento, la differenza con quella pagata a giugno fa sì che l’aumento della rata sia pari al 79 per cento. In sostanza, chi sa che il proprio Comune ha spostato la soglia all’1,06 per cento, può calcolare automaticamente che a dicembre pagherà il 79% in più della rata versata a giugno.

In realtà non tutti i Comuni hanno fatto scelte così severe: Trieste, per esempio, ha addirittura abbassato l’aliquota per l’abitazione principale, anche se di poco: quindi a dicembre si pagherà un po’ meno: nell’esempio, 10 euro in meno. E anche nelle altre aliquote è stata un po’ meno severa. Ma Cagliari, Torino, Roma, Napoli, Firenze e Bologna hanno da subito scelto la via della stangata: tutte con aliquota ordinaria all’1,06 per cento. Il risultato sarà quindi un incremento del versamento di giugno, che in molti casi è stato già pesantissimo, di una percentuale vicina all’80 per cento.

A questo punto non resta che mettere in atto le (poche) strategie di difesa possibile, informandosi se i Comuni in cui si trova l’immobile hanno adottato speciali provvedimenti per particolari categorie: per esempio, oltre alle aliquote ridotte per le case affittate, il Comune di Bologna ne ha stabilita una (lo 0,76 per cento) più basse dell’ordinaria per quelle concesse ai parenti: una specie di riedizione del trattamento di favore un tempo quasi generalizzato e spazzato via dal regime Imu. Poi c’è la possibilità di accorpare gli appartamenti contigui perché siano considerati un’unica abitazione principale: nonostante il probabile incremento di imponibile complessivo, la differenza di aliquota quasi sempre gioca a favore di questa soluzione.

ilsole24ore.com – 16 luglio 2012

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