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In cerca appoggio alle Camere. Monti gioca l’ultima carta

Sarà espressione del parlamento italiano. È il nuovo forte mandato per l’Europa in mano al presidente del consiglio, Mario Monti, che verrà sostenuto dalla coalizione trasversale Abc (dai nomi dei leader dei partiti che la compongono Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini).

Il clima è di assoluta emergenza. Il segretario del Pdl dice che non c’è una maggioranza politica dietro Monti, ma si tratta «di fare il possibile con chi ci sta» per salvare l’Italia. Sulla stessa linea quello Udc: ricorda che quando «la casa brucia è innanzitutto necessario spegnere l’incendio» poi si potrà tornare ad una normale «dialettica politica». Il segretario del Pd, infine, non esita a parlare di «situazione molto pericolosa».

Cucù l’Italia non c’è più

Il cuore della questione, dunque, qual è? Sembra di capire che l’Italia, per salvarsi, possa solo riporre le proprie speranze nell’Europa anche a costo di dover cedere la propria sovranità nazionale a vantaggio di una nuova sovranità continentale. Il patto per l’Unione fiscale e di bilancio, verso il quale occorre procedere a tappe forzate, è un appuntamento vitale. I primi dettagli di metodo sono stati messi a punto nella riunione di vertice della maggioranza che si è tenuta ieri a palazzo Chigi. Se il momento non fosse così grave i tre leader non avrebbero parlato per tre ore del salvataggio dell’Italia in Europa, ma si sarebbero lacerati sulla liberalizzazione di taxisti e farmacisti e dilaniati sull’articolo 18.

La finale si gioca in Europa

Con l’avvertenza di leggere anche tra le righe, la posta in gioco è emersa dalle scarne parole pronunciate all’uscita. «Abbiamo convenuto sul fatto che il governo debba andare a Bruxelles con un supporto forte di una mozione parlamentare che sia la più ampia possibile», ha detto Casini. «Una mozione che sia delle tre forze che sostengono la maggioranza, ma che risulta aperta alle forze che vorranno essere disponibili a questa intesa nazionale». Certo, ha concluso il leader Udc, le forze politiche che si sono incontrate a palazzo Chigi hanno convenuto sulla necessità che l’Italia non debba «svenarsi» senza che l’Ue si dia «nuove regole di governance», dal rafforzamento del fondo salva Stati al ruolo della Bce. Perciò, i leader dei tre partiti si sono impegnati per un’azione di pressing verso «le rispettive famiglie politiche europee di appartenenza», dal Ppe ai socialisti, in modo da «spiegare il lavoro del governo italiano».

Per Van Rompy l’agenda già c’è

Monti ha incontrato anche il presidente del consiglio europeo Herman Van Rompuy e l’ha rassicurato sul fatto che il piano di riforme va avanti (il decreto sulla concorrenza è atteso per il 19). Van Rompuy sottolineando che l’Italia è uno «dei paesi fondatori dell’Ue» ha rimarcato che «l’agenda italiana è l’agenda europea: non c’è differenza tra quello che si persegue a Roma e quello che si persegue a Bruxelles».

Ma Draghi dice di fare in fretta

Ma, allora, se l’agenda è fissata occorre fare in fretta. È «vitale», ha spiegato il presidente della Bce, Mario Draghi, che le decisioni prese dai leader europei sui fondi salva-Stati siano attuate «tempestivamente e completamente». «Siamo in una situazione gravissima», ha scandito Draghi davanti alla commissione parlamentare economico-finanziaria parlando in qualità di presidente dell’Autorità Ue per i rischi sistemici. Ecco perché l’unità dell’Europa è un valore. «L’Italia proverà a lavorare per la riduzione della distanza tra Eurozona e Gran Bretagna, durante il vertice di domani con James Cameron», ha sottolineato Monti. Ieri, Nicolas Sarkozy ha annunciato il rinvio a febbraio dell’incontro trilaterale di Roma con Angela Merkel.

Intanto Maroni ci prova

«Due chiacchiere», è stato l’unico commento di Roberto Maroni dopo l’incontro con l’anziano leader della Lega, Umberto Bossi, che ha sfidato per la successione. Intanto il maroniano Flavio Tosi, sindaco di Verona, sarebbe pronto a presentare la sua ricandidatura alleato con il Terzo polo.

Sulle pensioni non è finita

Quasi mille emendamenti al Milleproroghe (858) depositati nelle commissioni riunite Affari Costituzionali e Bilancio della Camera dove si discute la conversione in legge. Gran parte della Lega, ma circa un centinaio sono dei gruppi che sostengono il governo. Al centro delle proposte di modifica ancora le pensioni.

ItaliaOggi – 17 gennaio 2012

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