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In coda alla fontana pubblica di San Bonifacio per avere acqua senza Pfas. Sempre più residenti delle aree limitrofe in paese per riempire le taniche

L’acuirsi della controversa questione dell’inquinamento delle falde acquifere provocato dalle sostanze perfluoro-alchiliche (i Pfas), che sta agitando ormai da mesi i paesi del confinante Vicentino e quelli dell’Est veronese, in particolare il Colognese, sta avendo ripercussioni anche a San Bonifacio, zona vicina ma non direttamente interessata dalle falde inquinate.

Tant’è che si sta verificando un fenomeno singolare, tipico dei Paesi africani, dove la gente si mette in fila per approvvigionarsi d’acqua all’unico pozzo del villaggio. «Da alcun mesi», dice il sindaco Gianpaolo Provoli, «e a seguito della paura dell’inquinamento da Pfas, ci sono molte persone dei paesi vicini, in particolare del Colognese, che vengono a servirsi d’acqua potabile a San Bonifacio, riempiendosi taniche alle fontanelle pubbliche, che sono alimentate dall’acquedotto comunale, la cui qualità è garantita da filtri a carboni attivi. Il fenomeno si registra alla fontana dei bagni pubblici del Parco dei Tigli e di qualche altro parco, con lunghe file di persone, munite di contenitori da riempire per portarsi l’acqua a casa. Ciò sta creando dei disagi», sottolinea Provoli, «anche perché il prelievo di acqua con taniche non è consentito, per cui ora ci sarà maggiore attenzione e controllo. Non è ammissibile che si formino code di gente a una fontanella pubblica, pensata semplicemente per il bicchiere d’acqua a servizio di chi frequenta il parco. Da un lato questo fatto fa piacere, perché significa che c’è fiducia sulle qualità della nostra acqua pubblica, ma crea anche qualche disagio e inoltre», ribadisce il sindaco «l’uso di taniche per il prelievo è vietato dal regolamento comunale».

Osserva poi Provoli: «La cosa strana è che questi “migranti dell’acqua” si servano del rubinetto di un bagno, nonostante sia vicino al parco dei Tigli, come pure a Prova, ci sia comoda una Casa dell’acqua, dove per la modica cifra di qualche centesimo di euro si può prelevare acqua potabile, anche gasata. Queste case dell’acqua», conclude Provoli, «sono nate apposta per fornire acqua non solo ai residenti di San Bonifacio ma a chiunque. La cosa che invece mi preoccupa è che vi siano non residenti che vengano con le taniche a caricarsele alle fontane pubbliche, nonostante, ripeto, dò sia vietato dal nostro regolamento».

L’Arena – 12 novembre 2016 

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