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Inceneritori di terza generazione: scoppia la polemica. Gli igienisti: le discariche inquinano di più. L’Isde: sulla presunta innocuità degli impianti affermazioni senza basi scientifiche

Fa discutere in questa metà di agosto la presa di posizione della Società Italiana di Igienisti a supporto dell’incenerimento dei rifiuti (posizione condivisa anche dall’Istituto Superiore di Sanità) diffusa dall’agenzia Adnkronos il 13 agosto. Isde e Medicina democratica onlus dissentono dalla posizione degli igienisti Siti. Di seguito pubblichiamo i tre comunicati.

Il comunicato Isde

L’Associazione dei Medici per l’Ambiente (ISDE Italia) esprime totale dissenso per quanto riportato dai media circa la posizione di Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) attraverso un comunicato stampa – di cui non esiste traccia nel sito Web istituzionale – sulle presunta utilità ed innocuità degli inceneritori di 3° generazione.

Le affermazioni fatte appaiono superficiali, non sostenute da evidenze scientifiche e finalizzate a “promuovere” una pratica che la comunità scientifica continua a identificare come a rischio sanitario.

L’ipotesi che raccolte differenziate oltre il 60% siano inefficaci è smentita nei fatti da numerose realtà nazionali ed internazionali in cui la quota di rifiuto secco indifferenziato è ormai inferiore ai 50 kg/anno ed i materiali riciclati sono oltre l’80% perché, al di là della raccolta differenziata, ciò che conta davvero è il recupero reale della materia. Anche il presunto bilancio energetico positivo proveniente dall’incenerimento è ampiamente smentito da studi che valutano il ciclo di vita dei materiali. Del tutto fuori luogo appaiono le affermazioni circa l’innocuità degli impianti di 3° generazione ed i riferimenti al “Moniter” non rispettano le reali conclusioni di quello studio.

Numerose evidenze nella letteratura nazionale ed internazionale documentano incrementi del rischio ambientale e sanitario legati all’incenerimento industriale dei rifiuti anche quando questo avviene in impianti di ultima generazione ed anche il Moniter ha dimostrato con chiarezza un aumentato rischio di aborti spontanei e di nascite pre-termine nelle popolazioni esposte alle emissioni degli inceneritori.

Affermazioni come quelle presenti nella nota stampa divulgata servono solo a fare ulteriormente diminuire la fiducia delle Comunità nei confronti delle Istituzioni volte a tutelare la salute.

La vera emergenza è creata dagli impianti di incenerimento che, se realizzati, oltre a generare conseguenze sanitarie, necessitano di essere alimentati per molti anni con grandissime quantità di rifiuti, impedendo l’attuarsi di quella virtuosa gestione dei materiali indicata come obiettivo prioritario dalla Comunità Europea e dalla normativa vigente.

Ci si aspetterebbe piuttosto dalla SItI una presa di posizione forte sulla mancata attuazione dell’obiettivo prioritario della normativa sui rifiuti sia pregressa cheattuale (ridurre la loro produzione), sul mancato raggiungimento degli obiettivi posti per la raccolta differenziata e la valorizzazione delle raccomandazioni dell’OMS per una strategia nella raccolta dei rifiuti che non crei “ulteriore domanda di incenerimento” ed ispirata ad “un approccio di precauzione a proposito della creazione di nuovi impianti”, come riportato nelle conclusioni del rapporto Moniter.

ISDE Italia, che da decenni si occupa del problema della gestione dei rifiuti,auspica che si possa arrivare al più presto ad un confronto pubblico su basi scientifiche con chi ha visioni diverse, perché il problema della gestione dei rifiuti è troppo importante per essere “liquidato” così superficialmente.

Il comunicato Siti. Rifiuti, igienisti: le discariche inquinano più degli inceneritori

Adnkronos (13 agosto 2016) Le discariche “inquinano l’ambiente più degli inceneritori” e questi ultimi “non provocano rischi sanitari acuti e cronici per chi vive in prossimità degli impianti”. Lo sottolinea la Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (Siti) che torna sull’emergenza rifiuti della Capitale. Secondo la Siti occorre “intervenire sulla questione per evitare che i falsi miti prevalgano sulle vere realtà scientifiche” e, ribadiscono gli esperti occorre “fare un appello di responsabilità alle istituzioni nazionali e locali affinché programmazioni razionali di lungo termine evitino situazioni come quelle di questi giorni che purtroppo sono ricorrenti”.

Sono sette le verità scientifiche sulla gestione dei rifiuti che la società scientifica vuole ricordare:

1) Le discariche inquinano l’ambiente più degli inceneritori, con bilanci energetici molto negativi.

2) La gestione del complesso ciclo dei rifiuti solidi urbani prevede azioni integrate con raccolta differenziata, contenimento nella produzione dei rifiuti e attività educative. Ma – avverte la Siti – non si può prescindere dalla disponibilità di termovalorizzatori di ultima generazione che possono portare a un bilancio energetico complessivo positivo, con produzione di energia e sistemi di teleriscaldamento come accade virtuosamente da anni in città come Brescia, Lecco e Bolzano.

3) Lo studio epidemiologico Moniter – ricordano gli esperti – condotto dalla Regione Emilia Romagna con l’apporto di scienziati internazionali, è una delle più sofisticate ricerche al mondo sul rischio connesso alle emissioni di inceneritori. Questo lavoro evidenzia chiaramente la assenza di rilevanti rischi sanitari acuti e cronici per chi vive in prossimità degli impianti.

4) Secondo la Siti, il trasporto a lunga distanza dei rifiuti (o anche all’estero, come accaduto a Napoli) ha costi maggiori e un impatto ambientale negativo legato alle emissioni dei mezzi di trasporto, fatto quasi mai considerato;

5) E’ fondamentale una strategia di lungo periodo, logicamente su base regionale o interregionale, per evitare emergenze come quella attuale o come quelle multiple viste in Campania – sottolineano gli esperti – tali azioni devono essere accompagnate da corrette informazioni ai cittadini a cominciare dalle scuole, educazione della popolazione alla raccolta differenziata, controlli e misure repressive dove necessarie e un impegno delle istituzioni per evitare inutili strumentalizzazioni.

6) I rifiuti accumulati per strada sono uno spettacolo indecente e un segnale di degrado urbano che non vorremmo mai vedere. Non sono però documentate – avvertono gli specialisti – emergenze sanitarie particolari, come epidemie o rischi infettivi, come qualcuno ha paventato in questi giorni;

7) La teoria dei rifiuti zero è illusionistica ma è un falso mito, non solo perché di fatto inattuabile ma per la dimostrazione che le raccolte differenziate oltre una certa soglia (attorno al 60%) rischiano di non essere efficaci. In tanti predicano la raccolta differenziata – conclude la Siti – ma in pochi dicono che non si sa cosa fare di buona parte del compost prodotto o che la contaminazione di alcune raccolte differenziate con altri materiali (di fatto uno ‘sport nazionale’ come documentano alcuni dati) raddoppia i costi della raccolta e costringe comunque allo smaltimento indifferenziato.

ISS: TERMOVALORIZZATORE RISPOSTA AD EMERGENZA – Il termovalorizzatore come “strumento adeguato a contrastare” l’emergenza rifiuti e capace “di garantire l’assenza di rischio sanitario per i cittadini che vivono nelle zone limitrofe”. Lo sottolinea l’Istituto superiore di sanità (Iss) che condivide la posizione espressa oggi dalla Siti nell’auspicare “che la soluzione del problema della gestione integrata dei rifiuti venga affrontata sulla base di evidenze scientifiche condivise”, ricorda l’istituto.

Le indicazioni sul termovalorizzatore citate dall’Iss e dalla Siti sono state prodotte dallo studio Moniter, al quale l’istituto stesso ha partecipato. Uno lavoro scientifico – sottolinea l’Iss – che ha documentato l’assenza di rischio sanitario per i cittadini che vivono nelle zone limitrofe. “Un dato, condiviso e convalidato anche dalla comunità internazionale, europea e extraeuropea, attraverso studi che dimostrano, inoltre, che i termovalorizzatori di nuova generazione – osserva l’Iss – producono emissioni la cui qualità dell’aria in uscita è sostanzialmente migliore a quella in entrata”.

Sulla base di queste evidenze è perciò possibile – secondo l’Iss – individuare nel termovalorizzatore, dal punto di vista scientifico, “la soluzione attualmente più concreta per gestire non solo il degrado a cui stanno andando incontro numerose metropoli e realtà urbane ma anche per ridurre concretamente i rischi sanitari prodotti dai rifiuti”. Accanto a questa soluzione “inderogabilmente di pari passo, dovrà rafforzarsi l’impegno di tutte le istituzioni nella sanità, nell’ambiente, fino all’istruzione – prosegue l’Iss – a educare la popolazione a un corretto smaltimento dei rifiuti, e a un consumo responsabile”.

“Un impegno, quest’ultimo, imprescindibile perché, soprattutto nelle nuove generazioni, contemporaneamente all’evolversi di nuove e sempre più raffinate soluzioni tecnologiche – conclude la nota – possa crescere anche la consapevolezza individuale del ruolo importante che ha ogni singolo cittadino nel custodire l’ambiente e nel preservare la qualità della vita dell’intera comunità”. ?

Leggi anche la risposta di Medicina democratica Il mito di Prometeo offusca la visione della Società Italiana di Igiene

18 agosto 2016 

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