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Inchiesta aflatossine. Non c’era“muffa” nel formaggio: ordinanza di dissequestro per 6mila forme di caseificio del Vicentino. I prodotti sono ‘sicuri’ e possono tornare in commercio

Il sindaco di Nogarole Romina Bauce ieri mattina ha firmato l’ordinanza che dispone il dissequestro delle oltre 6 mila forme di formaggio del Caseificio cooperativa agricola produttori di Nogarole, a cui erano stati apposti i sigilli amministrativi da parte dell’Ulss 5 nell’ambito dell’indagine eseguita per stabilire l’eventuale presenza dell’anatossina M1.

I prodotti, del valore complessivo di circa 2 milioni di euro, possono così tornare in commercio. Le analisi hanno escluso la presenza della “muffa” cancerogena, che attacca le granaglie e il mais di cui si cibano le vacche, dal latte utilizzato per produrre i formaggi. «Non c’è mai stato alcun rischio per la salute dei consumatori – spiega l’avvocato Cristina Zanini, che in questi mesi ha assistito il caseificio di Nogarole -. Ora la società può finalmente rimettere in vendita il formaggio che era stato sequestrato». I sigilli sono infatti rimasti solo per una parte marginale di prodotti, meno di un centinaio.

IL SEQUESTRO. Circa 5 mila forme di formaggio erano state sequestrate dai carabinieri del Nas, mentre a 1.300 erano stati apposti i sigilli da parte dell’Ulss 5. Erano state messe in “quarantena” le forme prodotte dall’agosto 2015 all’aprile 2016. Il rischio, secondo le autorità sanitarie, era che potessero essere messe in commercio sostanze alimentari nocive per la presenza dell’anatossina M1, ovvero la “muffa” del latte potenzialmente cancerogena. «Martedì c’è stato un incontro decisivo tra il legale rappresentante della società di Nogarole e il servizio veterinario di Arzignano – spiega l’avvocato Zanini -. In quella sede è stato definitivamente accertato che l’allerta doveva essere limitata a meno di 200 giorni. Le analisi avevano infatti evidenziato un leggero superamento dei limiti previsti per legge solo in riferimento a qualche giorno». Insomma, secondo il caseificio le forme eventualmente da sequestrare dovevano essere al massimo 150, non certo più di 6 mila. Da qui l’istanza immediata di dissequestro presentata dai legali del caseificio al sindaco di Nogarole che a sua volta ha chiesto il via libera all’Ulss 5. Parere accordato ieri mattina. E da qui, allora, la firma sull’ordinanza di dissequestro.

«Siamo soddisfatti per come si è conclusa la vicenda – ribadisce Angelo Sartori, legale rappresentante della cooperativa di Nogarole -. L’Ulss ha infatti riconosciuto in pieno la prova da noi fornita attraverso il lavoro dei nostri legali. Possiamo quindi rassicurare i clienti e adesso rimettere in commercio i prodotti a cui erano stati posti i sigilli».

Dal Giornale di Vicenza – 12 giugno 2016

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