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Inchieste quote latte, dopo Roma e Milano si muove Bruxelles

L’Olaf ha aperto un’inchiesta sulla gestione del regime delle quote latte in Italia. Tre inchieste sul latte connection. Indagano Bruxelles, procura di Milano e tribunale di Roma. Il pm Ascione nel solco dell’inchiesta Why Not.

Dato che l’inchiesta è in corso e per motivi di segreto giudiziario, l’Olaf non può fare ulteriori commenti in merito»: lo ha dichiarato a ItaliaOggi Johan Wullt, portavoce dell’ufficio antifrode della commissione europea. Parole stringate, ma significative: per la prima volta la commissione europea non ha derubricato le notizie di stampa sulla questione a la diatriba di politica interna di uno stato membro, ma ha deciso di vederci chiaro. L’indagine Olaf è scattata a seguito dell’inchiesta giornalistica, condotta da ItaliaOggi e in corso da mesi, sul contraddittorio funzionamento del sistema quote latte. In particolare, gli uffici comunitari si sarebbero attivati a seguito dell’intervista all’ex commissario straordinario di Agea, il generale della Guardia di finanza, Mario Iannelli (si veda ItaliaOggi del 5 maggio 2012), che denuncia un sistema in panne, soprattutto sul fronte dei controlli anti-frode di competenza Agea.

L’INDAGINE DELLE PROCURE, DA ROMA A MILANO. In settimana è entrata nel vivo a Milano un’inchiesta sul nodo quote latte. L’indagine, avviata dalle Fiamme Gialle e coordinata dal pm Maurizio Ascione, ipotizza reati di corruzione e bancarotta, al momento a carico di ignoti. L’obiettivo degli inquirenti è capire se il regime delle quote latte abbia innescato un meccanismo di fraudolento percepimento di contributi comunitari attraverso l’ipotesi di una falla dolosa nella gestione delle quote. Il tutto, in un sistema che richiama molto da vicino ipotesi investigative simili a quelle che animarono l’inchiesta Why Not.

Che, va ricordato, ipotizzò una presunta frode di contributi ai danni dell’Unione europea, condotta da un gruppo trasversale di potere. Di più. Tra le ipotesi investigative al vaglio della procura una riguarderebbe anche l’esistenza di un presunto meccanismo di finanziamento illecito della Lega Nord e di funzionari pubblici, da parte di allevatori che producevano fuori quota, ma non versavano le conseguenti multe all’erario. L’obiettivo? Ottenere una difesa politica dall’esazione e un allargamento delle maglie sul fronte controlli.

L’indagine di Ascione è scattata in settembre, dopo la condanna inflitta dal tribunale di Milano per truffa e peculato ad alcuni allevatori lombardi accusati di aver trattenuto oltre 100 milioni di euro negli anni, di prelievi supplementari. Tra questi Alessio Crippa, vicino alla Lega e appartenente ai Cobas del latte, ma soprattutto presidente della cooperativa «La Lombarda» a cui, per il mancato versamento del prelievo, era stato revocato il riconoscimento di primo acquirente.

Gli inquirenti sospettano che parte di quei soldi sia finita a politici di area per «aiutare» gli allevatori non in regola. Di più. Il sospetto è che il sistema fosse comune ad altre regioni. Al Veneto in primis, dove altre cooperative di produttori hanno perso il riconoscimento di primo acquirente per decisione dalla regione, a causa del mancato versamento di 200 mila euro circa di multe.

Ascione, va ricordato, è lo stesso pm che seguì l’inchiesta e il processo di Saluzzo, che portò alla condanna di Giovanni Robusti, storico leader dei cobas del latte. Il caso è quello delle sei Cooperative Savoia costituite ad hoc, l’una dopo l’altra, quasi fossero in staffetta, affinché figurassero fittiziamente quali primi acquirenti del latte prodotto in eccesso da una parte di allevatori piemontesi.

Il latte, in realtà, veniva consegnato per direttissima ai caseifici. Con questa interposizione, veniva eluso il meccanismo del prelievo forzato alla fonte, ideato per trattenere le multe a priori, in attesa del conteggio della quota nazionale di produzione.

Il danno erariale provocato dalle Coop Savoia venne calcolato in sede di giudizio, pari a 130 milioni di euro: la Procura di Saluzzo, che aveva istruito le indagini, lo ritenne anche più elevato: 140 milioni.

Ma andiamo alle origini della vicenda. Agli albori dell’indagine del cuneese, il sospetto di riciclaggio di denaro ricavato dal mancato pagamento delle multe latte e dalla truffa ai contributi europei cadde sulla banca Credieuronord, istituto di credito pubblicizzato da Umberto Bossi, sospettato di essere la lavatrice dei ricavi illeciti. La banca sull’orlo del fallimento venne acquistata nell’autunno 2004, dalla Bpl di Gianpiero Fiorani.

L’acquisto sarebbe stato la cambiale, che l’ex governatore Banchitalia, Antonio Fazio, avrebbe chiesto a Fiorani per intascare l’appoggio del Carroccio. Ma, a quanto sembra, furono proprio gli uomini di Fiorani a segnalare alla Procura i primi sospetti di riciclaggio delle quote latte (per circa 150 milioni di euro) scoperti a Cuneo. Mentre fu un’ispezione di Bankitalia a indicare Robusti come uno dei «soggetti in sofferenza» premiati da presunti «crediti facili » concessi da Credieuronord.

Robusti, va ricordato, è stato consigliere di amministrazione della banca per due mesi nel 2003, per tornare a occupare la stessa carica dall’aprile 2004, quando l’istituto cambiò nome in Euronord Holding.

Tornando al nodo quote latte, al tempo della prima indagine di Ascione, l’allora presidente di Agea, Domenico Oriani, quantificò un buco complessivo nelle casse dello stato, per multe non pagate dagli splafonatori, pari a 4 miliardi e 362 milioni di euro.

Soldi, che l’Unione europea comunque incassò, attraverso trattenute successive sui fondi comunitari. E che lo stato italiano, da anni, cerca invano di recuperare.

Ora è scattata l’indagine di secondo livello. Che non sembra precludersi altri esiti. Al vaglio degli inquirenti ci sono anche i risultati delle inchieste sui presunti abusi amministrativi nel sistema quote latte, frutto delle indagini del tenente colonnello dei Carabinieri delle politiche agricole, Marco Paolo Mantile; attività iniziate sotto il comando dell’allora generale Vincenzo Alonzi e dell’allora ministro, Luca Zaia.

Ascione ha già sentito, in qualità di persone informate sui fatti, l’ex ministro dell’agricoltura e ora presidente della regione Veneto, Luca Zaia, il colonnello Mantile, il generale Alonzi, il presidente di Agea, Dario Fruscio e Gianna Gancia (presidente della provincia di Cuneo e compagna dell’ex ministro leghista, Roberto Calderoli).

Fruscio, in particolare, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, avrebbe portato ad Ascione il testo di una relazione che il presidente Agea avrebbe inviato al tribunale di Roma, impegnato in un altro procedimento sulle quote latte, aperto a seguito delle indagini di Mantile. Di questo procedimento il pm, Attilio Pisani, aveva chiesto l’archiviazione, ma il gip Marco Mancinetti ha deciso altrimenti, fissando al 10 ottobre prossimo l’udienza preliminare.

ItaliaOggi -20 maggio 2012

 

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