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Influenza aviaria: primi casi di H5N8 in allevamenti italiani in Veneto. I paesi europei interessati dall’epidemia sono saliti da 14 a 23. Il numero di animali coinvolti è elevato

Beniamino Bonardi. Il 21 gennaio, il Centro di Referenza Nazionale per l’influenza aviaria dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie ha confermato la positività per un virus influenzale tipo A, sottotipo H5N8, in campioni prelevati da tacchini di un allevamento industriale a Giare di Mira, in provincia di Venezia. Il 23 gennaio, il virus è stato caratterizzato come influenza aviaria ad alta patogenicità.

Va detto che, allo stato attuale, l’epidemia interessa esclusivamente gli uccelli selvatici e di allevamento. Il rischio di contagio per l’uomo è bassissimo e potrebbe riguardare, solo gli operatori che lavorano negli allevamenti. Si ricorda che l’influenza aviaria non comporta il contagio della carne di pollo e di altri avicoli e, pertanto, il consumo di prodotti avicoli è del tutto sicuro.

I prelievi sono stati effettuati a seguito di un aumento della mortalità segnalato dal veterinario aziendale. Al momento dell’indagine epidemiologica erano presenti nell’allevamento 20.500 tacchini maschi, la sintomatologia e la mortalità elevata (10%) erano presenti in uno dei quattro capannoni con animali. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale per la salute animale (OIE), i tacchini morti sono 600, quelli contagiati 6.000. Intorno al focolaio è stata disposta una zona di protezione del raggio di 3 km e una zona di sorveglianza del raggio di 10 km, e sono state adottate le misure di controllo ed eradicazione previste dalla Decreto legislativo 9/2010. Si tratta del primo focolaio in un allevamento industriale in Italia dell’influenza aviaria che ha cominciato a diffondersi in Europa alla fine dello scorso ottobre.

Purtroppo l’episodio non è isolato. Il 21 gennaio è stata confermata una positività per virus influenzale tipo A ad alta patogenicità H5N8, negli organi prelevati da un cigno selvatico (Cygnus cygnus) ritrovato morto nei pressi della foce del fiume Natissa, in provincia di Gorizia. Ulteriori analisi del virus sono in corso. Si tratta del secondo caso in uccelli selvatici in Italia. Il primo era stato riscontrato il 28 dicembre negli organi prelevati da un fischione selvatico (Anas Penelope), un uccello acquatico della famiglia delle anatre, rinvenuto morto nei pressi della laguna di Grado.

In Europa la patologia si sta diffondendo rapidamente. L’influenza aviaria è ormai arrivata in 23 Stati (erano 14 a fine dicembre), per un totale di 872 casi (erano 498 a fine dicembre), di cui 411 in allevamenti industriali, 85 in allevamenti rurali, 10 in altri posti e 357 nell’avifauna selvatica. I paesi con il maggior numero di focolai in sono Ungheria (199) e Francia (112). Il numero di animali coinvolti è elevato. Si tratta di 4.625.248 in allevamenti industriali, di cui la metà in Ungheria e oltre 700.000 in Francia, 7.708 in allevamenti rurali e 1.355 animali selvatici. Vi sono poi 864 animali colpiti negli zoo, di cui 708 in Germania, dove si trovano sei dei nove zoo europei.

Considerata la grave situazione epidemiologica, il 30 dicembre il Ministero della salute ha emanato un provvedimento con nuove misure straordinarie che comprendono la sospensione immediata della deroga al divieto di utilizzo nell’attività venatoria dei richiami vivi appartenenti agli ordini degli anseriformi e caradriformi su tutto il territorio (*). Il 5 gennaio, il Ministero ha emanato una nota contenente dei chiarimenti sui provvedimenti da adottare.

Il Fatto alimentare – 24 gennaio 2017 

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