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Intervento. Regioni, più tributi anche più spesa e tagli

LA PROPOSTA LEGHISTA La devoluzione del 75% di gettito alla Lombardia attuerebbe tutto l’art. 117 della Costituzione: non solo i «vantaggi»

i Piero Giarda

La proposta di attribuire alla regione Lombardia il 75% del gettito dei tributi erariali si inserisce nel quadro dell’attuazione dell’articolo 116 della Costituzione, sul principio dell’autonomia differenziata. In altre circostanze, la Lega Nord avrebbe proposto di attribuire a tutte le regioni il 75% del gettito dei tributi oggi statali, sotto forma di compartecipazioni o, più radicalmente, attraverso la cessione della titolarità di tributi capaci di generare l’importo corrispondente. La devoluzione di maggior gettito alle regioni va pero’ vista insieme all’ampliamento delle competenze di spesa. Nella contabilità nazionale 2011 il gettito delle entrate proprie dell’Amministrazione centrale è pari a 416 miliardi. La stessa Amministrazione centrale registra spese proprie, al netto degli interessi sul debito, di 181 miliardi, spese per interessi netti di 72 miliardi, trasferimenti agli enti locali per 135 miliardi e trasferimenti agli enti previdenziali per 90 miliardi. Il deficit complessivo – artificialmente imputato per intero all’Amministrazione centrale – risulta quindi di 62 miliardi. Nell’ipotesi simulata che il deficit rimanga sempre a carico dell’Amministrazio-ne centrale, il gettito tributario disponibile per essere trasferito alla periferia ammonta a 416 – 72 – 90   254 miliardi. Non sarebbe ovviamente possibile mettere a disposizione di Amministrazioni locali e di enti previdenziali risorse per importi superiori a tale cifra se non determinando un aumento del deficit complessivo e quindi un ulteriore ricorso al debito. Dato il gettito disponibile residuo, i 254 miliardi, la applicazione della percentuale del 75% presentata nel dibattito porta ad un gettito addizionale per gli enti delle Amministrazioni locali pari a 190 miliardi di euro che andrebbero a sommarsi alle attuali entrate proprie di 1o6 miliardi. L’importo di 190 miliardi è sostitutivo dei trasferimenti statali al sistema locale oggi pari a 135 miliardi. Le Amministrazioni locali riceverebbero quindi 55 miliardi di risorse in più rispetto a quelle attuali. Per garantire l’invarianza dei saldi, lo Stato dovrebbe trasferire competenze di spesa per importi corrispondenti al maggior gettito. Quali spese? Per esempio le spese per l’istruzione (che valgono circa 4o miliardi), oltre a qualche altra spesa diretta dello Stato o degli enti previdenziali. In altre parole la devoluzione del 75% del gettito dei tributi erariali alle regioni, nella modalità sopra definita, darebbe piena attuazione alle disposizioni dell’articolo 117 della Costituzione attribuendo alle regioni ulteriori poteri di spesa rispetto a quelli di cui oggi dispongono. La spesa finale delle Amministrazioni centrali si ridurrebbe da 181 a 126 miliardi euro; quella delle Amministrazioni locali aumenterebbe a 296 miliardi (106 19o). Dall’operazione si avrebbero almeno tre conseguenze macro più o meno sgradevoli a seconda dei diversi punti di vista:

•Tutti o gran parte degli interventi futuri di contenimento della spesa pubblica (e di possibile conseguente riduzione della pressione fiscale) andrebbero a gravare sul sistema delle autonomie dato che lo Stato si manterrebbe le sole spese per i servizi generali, difesa e sicurezza (circa 84 miliardi) e poco altro.

• Al sistema delle autonomie potrebbe essere assegnato l’interessante compito di gestire i trasferimenti interregionali di risorse finanziarie dalle regioni più ricche, (Lombardia compresa) diretti a realizzare la perequazione a favore delle regioni con capacità fiscale più bassa.

• Ridefinire il finanziamento delle autonomie speciali che attualmente ricevono quote di gettito dei tributi erariali anche superiori al 75% senza preventiva deduzione del costo del debito pubblico. In conclusione, hard work, per un serio lavoro di riforma. Ministro peri Rapporti con il Parlamento

14 gennaio 2013

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