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Intervista a commissario Asl Salerno: «Sanità, punirei dirigenti incapaci»

Il colonnello Maurizio Bortoletti: Stipendio tagliato a chi non sa spendere, servizi pubblici salvi

«Perché spesso chi amministra la cosa pubblica non lo fa con la stessa oculatezza con cui amministra le proprie cose private. Solo responsabilizzando chi ha poteri decisionali si possono ridurre i costi senza tagliare i servizi», dice Maurizio Bartoletti, il primo colonnello dei carabinieri chiamato a fare il commissario straordinario di un’azienda sanitaria locale. Non una qualsiasi, ma l’Asl di Salerno, la più grande d’Italia: 9 mila dipendenti, 14 ospedali, 13 distretti, negli ultimi 30 mesi ha sopportato una fusione di 3 aziende e la cessione di 4 presidi, 1 milione di cittadini- pazienti. Cinque mesi fa perdeva 740 mila euro al giorno, «oggi è in equilibrio operativo e ha aumentando i servizi ai cittadini«. La scure del governo Monti sta per abbattersi sulla sanità, con tagli ai posti letto e un intervento drastico sugli acquisiti di beni e servizi. Un’operazione pulizia, quella affidata al commissario straordinario nazionale per la spending review, Enrico Bondi, che dovrà mettere le forbici in una matassa di 70 miliardi di euro. «Se si tratta solo di fare tagli lineari, di tagliere servizi, si fa presto, ma non è detto che si taglino gli sprechi», ragiona Bartoletti.

Nella sanità ogni struttura spende come vuole, dare parametri univoci sembra quantomeno una scelta di buon senso.

Risposta. C’è però un problema a monte. Chi è chiamato a decidere in questi anni non ha amministrato la cosa pubblica come amministrerebbe il proprio privato. Lavorare sulla dirigenza e sulla sua responsabilizzazione è fondamentale per avere servizi più efficienti e alla fine anche meno costosi.

D. Facile a dirsi»

R. La privatizzazione del rapporto di lavoro pubblico non ha dato i frutti sperati proprio perché nessuno ha pagato per gli errori. Chi sbaglia deve essere punito, anche con tagli allo stipendio. Noi abbiamo rialfabetizzato dal punto di vista amministrativo un’azienda che perdeva 740 mila euro al giorno. Abbiamo restituito 408 delibere di spesa, perché inutili, non motivate, oppure altrimenti fronteggiabili. E nonostante questo, abbiamo adottato 200 delibere stigmatizzando ritardi, sanatorie, proroghe di ogni genere. A causa di un’incapacità nella gestitone dell’ordinario. L’urgenza era divenuta una scadenza trascurata.

D. Cosa avete tagliato?

R. Di servizi nulla, questo significa 860 milioni di beni e servizi per un’azienda che fattura 1,6 miliardi di euro. Abbiamo solo fatto ordine. Per esempio sulle gare. Nessuno prima partecipava perché non c’era certezza dei pagamenti. Ora abbiamo pagato tutte le fatture, anche quelle non scadute. All’ultima gara si sono presentati in centinaia. E questo consente a noi di esigere il rispetto dei contratti. Applicando penali nel caso di ritardi. E restituendo ai cittadini i soldi non sprecati. Con le visite mediche anche nei fine settimana, per smaltire le liste d’attesa. Uno sforzo di cui il territorio è consapevole e partecipe. Il problema non è tagliare i costi, ma ristruttura quei costi: come si produce, per fare cosa, se si possono fare economia di scala, integrare i servizi.

D. Non ha avuto resistenze interne?

R. Scherza? Faccio lo slalom tra denunce e diffide. I beneficiari degli sprechi non sono certo contenti che di sprechi non ce ne siano più. Ma ho trovato anche tantissimi a cui non par vero di poter lavorare e bene. Abbiamo scoperto macchinari costosissimi imballati, mai attivati. E si continuava a comprare.

ItaliaOggi – 5 luglio 2012

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