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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Intervista a Juncker, presidente designato della Commissione Ue: “La stabilità non si tocca ma le mie priorità adesso sono crescita e lavoro”
    Notizie ed Approfondimenti

    Intervista a Juncker, presidente designato della Commissione Ue: “La stabilità non si tocca ma le mie priorità adesso sono crescita e lavoro”

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche14 Luglio 2014Nessun commento5 Minuti di lettura
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    Il presidente designato per la Commissione europea indica i punti della sua agenda Prima di tutto la ripresa dell’economia. “Più donne nelle posizioni di vertice della Ue”

    Voglio un’Europa migliore: il Patto di stabilità non si tocca ma crescita e occupazione sono priorità massima. Voglio più donne al vertice Ue, e una Ue libera dalla dipendenza dall’energia russa. Ecco quanto Jean-Claude Juncker dice in questa intervista a Bild am Sonntag, l’unica rilasciata prima della sua elezione domani a presidente della Commissione europea.

    Sta per essere eletto. Qual è il suo programma?

    «L’ho già detto in campagna elettorale: il tema crescita e occupazione ha la priorità più alta. Non la Commissione o l’Europarlamento creeranno posti di lavoro, bensì le imprese. Dobbiamo crearne le premesse. Punto molto sul mercato interno europeo e sull’agenda digitale».

    E poi?

    «Secondo, ci serve un’Europa dell’energia. Dobbiamo liberarci dalla dipendenza dalla Russia. Per questo occorre anche più efficienza energetica. Terzo: il Patto di stabilità non può essere toccato. Quarto: abbiamo bisogno di un “fair deal” col Regno Unito. Anche i britannici devono saperlo: non sono un federalista fanatico. Voglio costruire un’Europa migliore insieme con i nostri Stati nazionali e i nostri cittadini».

    Come attuerà il suo preannunciato veto a commissari proposti solo come pedine dei partiti?

    «Vorrei una commissione di politici d’alto profilo ed esperienza. Mi hanno spesso accusato di avere troppa esperienza, la ritengo un vantaggio. Ogni governo dovrebbe propormi due o tre nomi. Seguo quindi molto attentamente la nomina dei candidati. Se dovessi avere la sensazione che si propone qualcuno come commissario solo per trovargli un posto, rifiuterò la proposta ».

    Berlino ha 15 ministri, gli Usa 14, la Commissione 28 commissari. È efficienza?

    «I 28 governi, anche quello tedesco, hanno scritto la regola: ogni Stato membro deve avere un commissario. Purtroppo non posso cambiarla, neanche da futuro presidente. Dobbiamo tentare una divisione del lavoro più efficiente. Per esempio: il vicepresidente della Commissione coordini la strategia di crescita europea”.

    Lei vuole più donne nella commissione, quale “quota” è realistica?

    «Non indico un numero, ma in ogni caso devono essere abbastanza. Il 60 per cento dei laureati nelle università europee sono donne! L’Europarlamento non accetterà una Commissione che ha troppe poche donne. Neanche io».

    Il Sud Europa vuole di nuovo indebitarsi di più, ammorbidire il Patto di stabilità. La sua posizione?

    «La nostra valuta, l’euro, deve restare stabile. L’impegno della Stabilità resta valido, senza se e senza ma.

    Ma adesso dobbiamo anche pensare alla crescita».

    Lei vuole abolire la “trojka” (Ue, Bce, Fmi, che negoziano cogli iperindebitati come Atene, ndr). Cosa vuole al suo posto?

    «Durante la crisi finanziaria abbiamo dovuto riparare in volo un aereo in fiamme. Dovevamo far presto. Ora abbiamo una sorveglianza bancaria europea comune e un limite vincolante ai debiti in ogni Stato dell’eurozona. Nella Trojka sono Commissione, Fondo monetario non legittimato democraticamente, Bce non eletta. Non i ministri finanziari ue, responsabili davanti ai Parlamenti. Al suo posto serve un’istituzione con legittimità democratica molto più forte».

    Come può la Ue essere più vicina ai cittadini?

    «È giusto il malcontento perché la Ue s’immischia in cose che non la riguardano. La Ue deve essere grande sui grandi temi, e molto sotto tono sui temi piccoli. Creerò un commissario per la deburocratizzazione ».

    In tutta la Ue i cittad ini vengono spiati da servizi segreti Usa, i casi scuotono la Germania… che ne dice?

    «Affrontiamo un vero problema della democrazia. I governi hanno perso il controllo sui loro servizi segreti, che non potrebbero operare in uno spazio esterno al Diritto e dovrebbero essere responsabili davanti a chi governa. Dobbiamo spiegare agli amici americani che gli amici devono ascoltarsi a vicenda, non intercettarsi a vicenda. Quanto è accaduto può condurre a una vera crisi di fiducia».

    Google, Facebook, Nsa: l’Europa può riconquistare la sovranità digitale perduta a fronte degli Usa?

    «Ci serve con urgenza il mercato unico europeo con standard europei. Ma di fatto dobbiamo ricorrere ai servizi di aziende usa come Google o Amazon. Noi europei abbiamo dormito mentre la digitalizzazione andava avanti. Rischiamo di perdere anche l’autobus della difesa dei dati personali, se i governi non accelerano con la riforma della difesa dei dati personali a livello europeo. Una regola deve valere: chi vuol fare affari in Europa deve rispettare il Diritto europeo sulla difesa dei dati personali, ovunque sia la sede dell’azienda. Non è negoziabile ».

    Tre giovani israeliani uccisi dai palestinesi. La Ue può ancora finanziare le autorità palestinesi?

    «Non è chiaro che i tre giovani siano stati rapiti da autorità palestinesi».

    Ma Hamas controlla la striscia di Gaza… «E allora come la mettiamo con l’ospedale costruito in Palestina con soldi dei contribuenti lussemburghesi e raso al suolo dalle bombe israeliane? È stato il governo israeliano. La situazione è difficile. In Medio Oriente dobbiamo continuare a dialogare con entrambe le parti. Non credo che ci sia stato un ordine di Hamas di uccidere i tre giovani».

    Qual è il suo rapporto con Angela Merkel?

    «Mi ha conferito la candidatura a capolista del Ppe il 7 novembre 2013. Da allora mi ha appoggiato e sostenuto con coerenza. Io la stimo molto. È grazie al suo pragmatismo e alla sua tranquillità e calma che l’euro oggi è stabile e l’Europa torna a crescere».

    Repubblica – 14 luglio 2014 

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