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Intervista a Renato Balduzzi: «Adesso avanti con ticket e Patto»

Nega che i tagli plurimiliardari assestati questi anni siano il funerale della sanità pubblica. Alle Regioni chiede di fare il «Patto» e di decidere ora la riforma dei ticket. Sugli ospedali, rilancia, serve una verifica «stringente».

Alle imprese farmaceutiche propone un «rinnovato patto di sviluppo» ma senza più rendite di posizione e senza usare l’occupazione come un’arma «di ricatto». E intanto promette: nuovi Lea entro fine anno. Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, parla a tutto campo di quanto resta da fare, e di quanto vuole fare, di qui alla fine del suo mandato. Ma si candiderà alle politiche di primavera il ministro tecnico della Salute? Risponde cauto: «Ho avuto segnali di attenzione, a suo tempo valuterò. Il 2012 non è ancora finito. Fino a Natale ho altro a cui pensare».

Ministro Balduzzi, ormai il decretone è alle spalle, anche se va applicato. Ma per la sanità pubblica si aprono adesso tempi duri e di sacrifici. I medici dicono che con tutti i tagli di questi anni, oltre 31 miliardi, è stato decretato il funerale del Ssn.
I medici hanno manifestato per dichiarare il proprio attaccamento al Ssn, ed è importante. E io sono alleato di tutti gli operatori con l’obiettivo comune di riconoscersi nella grande casa della sanità pubblica.

Una casa che, però, rischia seriamente di scricchiolare. Il timore di una riduzione dei servizi è grande e reale.
Io rispondo di quanto ha fatto questo Governo. Noi non abbiamo fatto tagli e meno che mai lineari, ma dato strumenti e indicato i settori dove in tutte le Regioni, virtuose o meno, esistono ampi margini di risparmio nell’acquisto di beni e servizi non sanitari e di dispositivi medici. Se si aggrediscono le sacche di inefficienza non ci sarà bisogno di tagliare servizi.

Però le Regioni dicono: a queste condizioni, con questi tagli, non faremo alcun «Patto» col Governo.
Il «Patto» è la cornice che tiene il tutto, senza il Ssn sarebbe più debole. Io farò di tutto fino all’ultimo giorno del mio mandato perché il «Patto» possa esserci e siano superati gli ostacoli che lo bloccano. Ma non posso imporre al mio interlocutore di firmarlo. Se non ci sarà, le responsabilità le avranno sia il livello regionale che quello nazionale. Senza scordare che abbiamo altri problemi da affrontare, come la non autosufficienza e il rapporto con l’Università.

Poi c’è la riforma dei ticket, prevista proprio col «Patto», da cui si aspettano 2 miliardi in più dal 2014. Insisterà con la sua proposta di un mix ticket-franchigia?
Sì, perché credo sia un atto di responsabilità.

Proporrà ora la modifica?
Propongo di definire e di decidere adesso un nuovo sistema. Poi la decisione formale può avvenire anche nel 2013 visto che la riforma scatterà nel 2014. Vorrei finire il mio mandato con un’assunzione di responsabilità, non lasciare la patata bollente al Governo che verrà.

A cosa pensa?
Propongo di ridisegnare il sistema di compartecipazione alla spesa in base a criteri di equità, trasparenza e omogeneità. Serve un sistema diverso. Io ho proposto la franchigia, la franchigia-ticket… Ci stiamo lavorando e ora, finita quella del decreto, per noi si apre questa partita. Mi piacerebbe che entrasse nel «Patto».

Altrimenti quale potrebbe essere il veicolo legislativo?
Il veicolo può essere deciso anche nel 2013, non necessariamente la legge di stabilità. L’importante è che ci sia l’accordo Governo-Regioni sui contenuti, e io spingerò perché ci sia, ma può anche non essere materia di questo Governo. Salvo come far fronte alle conseguenze della sentenza della Corte costituzionale sui ticket.

Altra partita scottante: i nuovi Lea, quando arriveranno?
Undici anni anni dopo, è il momento di vedere quante e quali di quelle 6mila prestazioni sono ancora valide o no e quali debbano entrare. La legge ci dice che il bilanciamento di tutto questo va fatto entro il 31 dicembre 2012. Ed entro l’anno lo faremo.

Quanti ospedali potranno “saltare” con l’applicazione alle porte della spending review?
Più che di un dimagrimento, direi che è necessario dare una tonicità maggiore del sistema. Ma la verifica della rete ospedaliera deve essere stringente. Stiamo dando standard e criteri su unità complesse, specialità, rapporto tra amministrativi e sanitari, utilizzo dei posti letto. Poi tocca alle Regioni.

Anche mettere le mani sui Policlinici universitari?
Certo, gli standard valgono per tutti. Dunque, anche per i Policlinici e per le aziende ospedaliero-universitarie.

I privati si lamentano. I tagli colpiscono pesantemente accreditati e imprese, frenando sviluppo e occupazione.
Gli accreditati sono chiamati a un sacrificio contenuto rispetto a quello che abbiamo chiesto alle Regioni. Quanto alle imprese, decreto legge ci sono molte norme che interpretano il ruolo dell’industria farmaceutica nello sviluppo del Paese. Credo che l’attuale situazione di difficoltà economica sia un’occasione importante anche per l’industria – soprattutto quella italiana – che deve accettare la sfida mondiale. I farmaci equivalenti non possono diventare un problema solo in Italia. Bisogna guardare avanti: se si guarda indietro e si vive sulla rendita di farmaci a brevetto scaduto e antichi non c’è futuro. All’industria vorrei dire: facciamo un rinnovato patto di sviluppo dove però sia chiesto a tutti di mettere ordine in casa propria, come sta facendo il Ssn.

Però l’occupazione cala.
Ma questo non deve diventare un ricatto. Poi bisogna vedere di quale occupazione si tratta. Se vivo sulla rendita del passato avrò attenzione ad assumere informatori farmaceutici con lo sguardo rivolto all’indietro e non all’innovazione. La spending review non va fatta solo nel pubblico.

Sui farmaci, tra Prontuario e off label, nel decreto la sua linea è stata ribaltata: la riproporrà?
Erano norme equilibrate alla luce proprio di questo patto di sviluppo che ci deve essere tra pubblici poteri e industria. Le ragioni che le giustificavano rimangono intatte e quindi il tema non è uscito dall’agenda.

Si candiderà alle elezioni di primavera?
Ho avuto segnali di attenzione e a suo tempo valuterò. Ma quel che per me conta è solo l’oggi. Il 2012 per il ministro della Salute non è ancora finito: fino a Natale dobbiamo ancora lavorare su costi standard, Lea, non autosufficienza, ticket. Non ho tempo per pensare ad altro.

Il Sole Sanità – 1 novembre 2012

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