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Intramoenia: dopo 13 anni finisce la “fase transitoria”

Il 30 giugno dovrebbe finire un’era e entrare pienamente in vigore la normativa del 1999. La libera professione degli ospedalieri potrà avvenire solo all’interno delle strutture pubbliche senza più deroghe

Stop all’intramoenia allargata. Tra i progetti annunciati dal ministro Balduzzi ce n’è uno destinato, nel giro di un paio di mesi, a cambiare la vita a buona parte dei medici ospedalieri. Il tema è la cosiddetta libera professione “intramuraria”, cioè quella che dovrebbe essere svolta all’interno dell’ospedale a tariffe concordate con l’azienda. In realtà, malgrado il nome, questa attività è da sempre permessa anche all’esterno, in ambulatori privati e istituti convenzionati. Per questo viene definita allargata. Da quando fu approvata la cosiddetta legge Bindi sulla libera professione, cioè dal 1999, è stata più volte prorogata la possibilità dei medici di fare l’intramoenia anche all’esterno della struttura pubblica. Balduzzi, che è un giurista e a suo tempo contribuì a scrivere il testo in quanto collaboratore del ministero, ha annunciato che ha intenzione di porre fine a tutti i rinvii dell’applicazione definitiva della legge. «La fase transitoria è finita», ha spiegato tre mesi fa. Il 30 giugno dovrebbe essere la data fatidica. Dal giorno dopo i dottori dovranno lavorare tutti all’interno delle strutture sanitarie. Al contrario di chi decide di fare attività privata senza legami con l’azienda pubblica di appartenenza, chi sceglie di fare intramoenia ha un’indennità in busta paga e può diventare primario. La possibilità di svolgere la libera professione in modo allargato, però, in molti casi fa perdere agli ospedali il controllo diretto sull’attività dei professionisti e possono esserci degli abusi, con medici che non dichiarano alla loro azienda quanto incassato. Alcuni sindacati hanno accolto con favore la decisione di Balduzzi, altri no, perché accusano le strutture sanitarie pubbliche di non essere ancora pronte, per problemi di spazi e organizzativi, ad ospitare la libera professione dei loro medici. (c.z. – m.b.)

Affari e Finanza – Repubblica – 7 maggio 2012

 

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