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Irpef-Irap, Renzi punta al taglio 70-30%. Obiettivo di Palazzo Chigi riduzione di 7-8 miliardi per i lavoratori e 2-3 miliardi per le imprese

Partita aperta Il ministro dell’Economia sottopone a Palazzo Chigi le diverse opzioni. Il 12 marzo forse primo giro di tavolo in consiglio dei ministri. Un segnale forte e immediato sul taglio del prelievo che pesa sul lavoro.

Con distribuzione e modulazione delle relative misure che saranno decise mercoledì in Consiglio dei ministri. Fonti di Palazzo Chigi confermano che l’intervento sul cuneo fiscale è uno degli addendi principali del pacchetto di misure che il governo si accinge ad approvare. Al momento la partita resta aperta. L’ipotesi più accreditata è di concentrare gran parte delle risorse, pari a complessivi 10 miliardi, sull’Irpef cui sarebbero destinati 7 miliardi mentre 3 miliardi andrebbero al taglio dell’Irap. Ma il ministero dell’Economia sta predisponendo anche soluzioni alternative, da sottoporre alla valutazione collegiale del Consiglio dei ministri. L’opzione, circolata ieri, di concentrare l’intervento esclusivamente sull’Irpef viene giudicata come «una delle diverse ipotesi allo studio con relative simulazioni».

Per il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi «l’abbassamento delle tasse è sicuramente una cosa giusta, però per noi prioritariamente bisogna ridurre il costo del lavoro». Secondo Squinzi, infatti, «soltanto attraverso una riduzione del costo del lavoro le aziende italiane rimarranno competitive e ci sarà ancora una possibilità di attrarre investitori esteri o di far sì che gli investitori esteri mantengano gli investimenti» che hanno già in Italia. Quanto alle ipotesi di modulazione degli interventi tra Irpef e Irap il presidente di Confindustria non dà peso alle indiscrezioni e aspetta di vedere il documento del governo nel suo dettaglio. Quanto al premier Matteo Renzi, il presidente di Confindustria si augura che tutto quello su cui «fa dichiarazioni venga convertito in fatti nei tempi più brevi possibili».

Lo stesso Renzi avrebbe confidato ai suoi collaboratori che il governo «sta lavorando su diversi scenari e su varie soluzioni. È normale che escano ipotesi o presunte anticipazioni. Buffo che, mentre di solito si trattava di annunciare nuove tasse, ora che invece si parla di risorse per far ripartire il paese ci si divida in uno sterile derby tra chi è per l’Irap e chi per l’Irpef. Noi andiamo dritti, spediti, cercando coperture e mettendo a punto un pacchetto di misure che presenteremo mercoledì».

L’obiettivo del governo resta di dare una scossa ai consumi e alla domanda interna, per invertire una tendenza che vede l’economia bloccata sul modesto 0,6% di crescita stimato dalla Commissione europea, contro l’1% contenuto nelle ultime previsioni messe a punto dal precedente governo. Agire dal lato dell’Irap aprirerebbe spazi di manovra importanti a beneficio delle imprese e dunque dell’occupazione, rendendo in tal modo immediatamente percepibile l’operazione sul costo del lavoro, sul quale non poteva certo agire il «mini-taglio» disposto dalla legge di stabilità. Si darebbe in tal modo più sostanza alle altre riforme in cantiere, dal mercato del lavoro allo sblocco di 50-60 miliardi di debiti della Pa, dalla riforma del fisco a quella dell’amministrazione pubblica. In rampa di lancio anche il piano casa e gli interventi sull’edilizia scolastica. Al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan l’onere di individuare le coperture. Si punta a realizzare 5 miliardi di risparmi dalla spending review nel 2014. Ma poiché i tagli alla spesa dispiegheranno i loro effetti non nell’immediato, per rendere immediatamente operativo il taglio al cuneo fiscale si farà fronte anche attraverso entrate una tantum. Gettito aggiuntivo, che si concentrerebbe in prevalenza sugli incassi attesi dal rientro dei capitali esportati illegalmente.

Domani pomeriggio Padoan è atteso a Bruxelles al suo esordio alla riunione dell’Eurogruppo. L’agenda prevede una breve esposizione del ministro sulle linee programmatiche che il governo intende porre in essere, e vi sarà spazio per un primo confronto diretto con il commissario agli Affari economici, Olli Rehn sul pacchetto di interventi all’esame del Consiglio dei ministri di mercoledi.

Padoan tornerà a rassicurare Bruxelles sull’intendimento del governo a rispettare il target del 3% nel rapporto deficit/pil. Poi il confronto si aggiornerà ad aprile quando sarà predisposto il nuovo Def, con annessi l’aggiornamento del Programma di stabilità e il Piano nazionale di riforma. Scadenze già previste, e puntualmente ribadite nel documento sugli squilibri macroeconomici diffuso nei giorni scorsi da Bruxelles.

Il Sole 24 Ore – 9 marzo 2014 

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