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Italia più vecchia: 46,2 anni in media. Record in Liguria. La popolazione verso un calo ulteriore anche nel 2022: si torna ai livelli del 2007. Per ogni bambino 5,4 anziani

Il Sole 23 Ore La soglia sarà abbattuta a fine anno. Nel 2022 la popolazione italiana scenderà sotto quota 59 milioni, tornando ai livelli del 2007. Le proiezioni demografiche indicano anche per quest’anno un calo delle nascite (a settembre -2% su 2021) sotto quota 400mila: «Anche se per qualche mese è andata meglio non c’è stato un recupero rispetto allo scorso anno, e quindi è possibile ad oggi ipotizzare un nuovo calo», ha detto Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’Istat, nel corso della presentazione del Censimento Permanente, dove è stato ufficializzato che nel 2021 la popolazione censita in Italia ha toccato i 59.030.133 residenti, in calo dello 0,3% rispetto al 2020 (-206.080 persone). Il decremento ha interessato soprattutto il Centro Italia (-0,5%) e l’Italia settentrionale (-0,4% sia per il Nord ovest che per il Nord est), è più contenuto nell’Italia meridionale (-0,2%) e risulta minimo nelle Isole (appena 3mila unità in meno).

Ancora elevato è l’impatto del numero di morti da Covid-19 sulla dinamica demografica nel 2021: il totale dei decessi (701.346), sebbene in diminuzione rispetto all’anno precedente (quasi 39mila decessi in meno), rimane molto superiore alla media 2015-2019 (+8,6%). Gli stranieri censiti sono 5.030.716 (-141.178 rispetto al 2020), con un’incidenza sulla popolazione totale di 8,5 stranieri ogni 100 censiti. Roma è, come noto, il Comune più grande con 2.749.031 residenti, Morterone (in provincia di Lecco) quello più piccolo, con 31 abitanti. Il decremento di popolazione è molto più limitato nei Comuni della classe 5-20mila abitanti e in quella fino a 5mila abitanti (che insieme rappresentano il 70% dei comuni italiani). Nei 44 Comuni con oltre 100mila abitanti solo 5 guadagnano popolazione, per i restanti 39 si registra un calo rispetto al Censimento 2020 di circa 115mila residenti.

Ma, oltre a diminuire, gli italiani sono sempre più “vecchi”. L’età media si è innalzata di tre anni rispetto al 2011 (da 43 a 46 anni). La Campania continua a essere la regione più giovane (età media di 43,6 anni) mentre la Liguria si conferma quella più anziana (49,4 anni). L’invecchiamento della popolazione italiana è ancora più evidente nel confronto dei censimenti passati. Nel 2021 per ogni bambino si contano 5,4 anziani, mentre nel 1951 c’era meno di un anziano per ogni bambino (3,8 nel 2011). L’indice di vecchiaia è notevolmente aumentato e continua a crescere, da 33,5% del 1951 a 187,6% del 2021. Meglio invece sul fronte dell’istruzione: negli ultimi 10 anni diminuiscono sistematicamente gli analfabeti, le persone che sanno leggere e scrivere ma non hanno concluso un corso regolare di studi (sono meno di 300mila). La quota più significativa di popolazione, pari al 36,3%, è in possesso del diploma (+5 punti sul 2011), diminuiscono le persone che non hanno proseguito gli studi dopo il primo ciclo della scuola primaria e aumentano laureati (dall’11,2% al 15,0%) e dottori di ricerca (dallo 0,3% allo 0,5%). A livello territoriale i laureati sono il 17,2% al Centro, il 15,3% al Nord-ovest, il 14,9% al Nord-est, il 13,8% nel Meridione e il 13% nelle Isole. Le quote più elevate di titoli di studio bassi si rilevano invece al Sud. Con il 19,1% il Lazio è la regione con l’incidenza più elevata di laureati e di dottori di ricerca (0,8%) a cui si contrappone la Puglia (12,9% e 0,3%), al pari di Valle D’Aosta, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia. I grandi Comuni, con più di 250mila residenti – è un altro dato -, continuano a essere un polo di attrazione per i più istruiti: la quota di laureati registra un picco (29,1%) a Milano e Bologna, che dal 2011 guadagnano 6 punti percentuali. Più contenute, ma sempre sopra la media nazionale del 15%, le incidenze di laureati a Palermo, Napoli e Catania, che in dieci anni crescono tra i 2,5 e i 3,2 punti percentuali.

Tra la popolazione censita come residente in convivenza si contano 351.338 persone che vivono stabilmente in tre tipi di convivenza: circa il 32% nelle case di riposo e Rsa, più del 20% nelle convivenze ecclesiastiche e quasi il 21% nelle strutture di accoglienza per immigrati. Le persone senza tetto e senza fissa dimora ammontano a poco più di 96mila mentre la popolazione che formalmente risulta residente nei campi attrezzati o negli insediamenti tollerati e spontanei è pari a circa 16mila unità. Infine l’Irstat comunica che la raccolta dei dati per il censimento continuo (unico Paese che lo fa, da quattro anni) con modalità digitale ha permesso una diminuzione del 90% del consumo di carta e emissioni.

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