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Jobs act, alla Camera si cerca l’accordo o scatterà la fiducia. Oggi alle 16 scade il termine per gli emendamenti

Il sottosegretario Bellanova: margini per cambiare ma no a stravolgimenti e rinvii. Sul Jobs act alla Camera si cerca un accordo di maggioranza per assicurare un’approvazione rapida del testo; in alternativa il governo è pronto a ricorrere nuovamente alla fiducia.

Come è noto il premier Matteo Renzi punta a ottenere un via libera in tempi brevi al Ddl delega, per assicurarne la piena operatività dal prossimo 1?gennaio: due decreti legislativi sono praticamente pronti, riguardano il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti – con l’obiettivo di consentire alle imprese di beneficiare dall’inizio del 2015 della decontribuzione prevista dalla Legge di stabilità – e gli ammortizzatori sociali. In vista della scadenza di oggi alle 16 per la presentazione degli emendamenti in commissione Lavoro della Camera, ieri sono proseguiti per tutta la giornata i contatti tra maggioranza e governo per definire una linea comune d’azione. I deputati della minoranza Pd sollecitano diverse modifiche al testo licenziato dal Senato. «Non andiamo in commissione con l’atteggiamento di chi sa già che verrà messa la fiducia – spiega il sottosegretario Bellanova – riteniamo ci siano margini per alcune modifiche, purché non vi siano stravolgimenti dell’impianto. La nostra disponibilità dipende dalle scelte della commissione Lavoro e dai tempi per l’approvazione». Sul fattore “tempo” il sottosegretario è più preciso: «Per rispettare la tempistica fissata dal Governo – aggiunge Bellanova – il Ddl delega va approvato prima della Legge di stabilità, ciò significa che la prossima settimana il testo dovrà andare in Aula. Serve una tabella di marcia non dilatoria, con tempi certi». Altrimenti il Governo intende ricorrere alla fiducia, ipotesi che viene respinta dal relatore Cesare Damiano: «Non accettiamo l’idea di far passare con un voto di fiducia il testo uscito dal Senato – afferma Damiano che presiede la commissione Lavoro – sarebbe un problema, chiediamo invece di introdurre delle correzioni». Una delle richieste di modifica riguarda i licenziamenti disciplinari: la minoranza Pd vuole esplicitare il contenuto dell’ordine del giorno votato dalla direzione nazionale Dem sull’individuazione dei casi più gravi, per i quali viene mantenuta la reintegra. Il Governo si è impegnato a intervenire in tal senso nei decreti delegati, questo impegno è depositato agli atti del Senato, ma non è contenuto nella delega. Altri due temi sollevati dalla minoranza Pd riguardano i demansionamenti – si assegna un ruolo alla negoziazione con i sindacati – e i controlli a distanza (si propone di chiarire che riguardano gli impianti e non i lavoratori). Altro tema oggetto di proposte di modifica è l’impossibilità di autorizzare integrazioni salariali «in caso di cessazione di attività aziendale o di un ramo di essa». Diversi esperti hanno fatto notare che così come formulata, la norma non tiene conto che la chiusura di un ramo d’azienda può determinare esuberi che possono essere riassorbiti dalla stessa azienda, con la riconversione professionale. Il risultato? invece di essere posti in cassa integrazione diventerebbero disoccupati. Tra le proposte c’è il possibile ricorso alla Cigs per la parte dell’impresa che prosegue l’attività. Contro le modifiche si schiera il Ncd, che per voce di Sergio Pizzolante fa sapere che «non presenteremo emendamenti, perché si riaprirebbe la partita con il rischio di far slittare i tempi di approvazione del Jobs act. E ciò non conviene a nessuno».

Il Sole 24 Ore – 12 novembre 2014 

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