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Jobs act, entro febbraio gli altri decreti attuativi. Bellanova: rendere operativi subito il contratto a tutele crescenti e il Naspi

«Entro febbraio saranno pronti quasi tutti i decreti legislativi» attuativi del Jobs act: lo ha annunciato il sottosegretario al ministero del Lavoro, Teresa Bellanova, ieri a margine della seduta della commissione Lavoro di Montecitorio, che ha incardinato i primi due Dlgs sulla nuova Aspi e sul contratto a tutele crescenti.

I prossimi Dlgs che il governo dovrà trasmettere alle Camere per i pareri riguardano il riordino delle tipologie contrattuali, con il cosiddetto Testo unico semplificato, il riassetto degli ammortizzatori sociali (con riferimento alla cassa integrazione), le politiche attive del lavoro, la creazione dell’Agenzia nazionale per l’impiego, l’istituzione di un’Agenzia ispettiva, la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Le commissioni competenti hanno tempo fino al 12 febbraio per esprimere i pareri sui primi due schemi di Dlgs (non vincolanti per il governo) ma per il sottosegretario Bellanova è possibile chiudere prima delle votazioni sul presidente della Repubblica (che inizieranno il 29 gennaio): «Bisogna rendere esigibile sia il nuovo contratto a tutele crescenti che il nuovo ammortizzatore Naspi in tempi rapidi – afferma – per dare uno scossone al Paese. Le scelte sono state compiute nei mesi di confronto, siamo ormai all’attuazione. Auspico che entro la prossima settimana si possa chiudere il lavoro delle commissioni. Si può fare un buon lavoro senza strozzare, nè dilatare i tempi».

A partire da questa mattina, per l’intera giornata, si terranno le audizioni delle parti sociali alla commissione lavoro del Senato, dove il presidente Maurizio Sacconi (Ap) intende accelerare per esprimere il parere prima possibile. Sacconi intende proporre una modifica sul cosiddetto opting out, per dare la possibilità anche al datore di lavoro, in caso di condanna alla reintegrazione, di optare per una sanzione economica congrua, inoltre considera le nuove regole applicabili anche ai dipendenti pubblici impiego, con l’eccezione alle procedure concorsuali di accesso e alle cosiddette carriere d’ordine (magistratura, polizia, forze armate, carriera diplomatica e prefettizia). «In Commissione puntiamo ad approvare i pareri ai primi due Dlgs entro gennaio, prima dell’inizio delle votazioni per il presidente della Repubblica», conferma la capogruppo Pd in commissione lavoro al Senato, Annamaria Parente. «Sul contratto a tutele crescenti proporremo l’aumento dell’indennizzo sia minimo che massimo – aggiunge -. Nel decreto sugli ammortizzatori proporremo la Naspi di 24 mesi anche nel 2017 e l’estensione dell’applicazione del contratto di ricollocazione, con l’intervento dell’Agenzia nazionale per l’impiego che va istituita al più presto». In parallelo, secondo Parente, va dato un assetto funzionante al sistema lavoro in Italia, con la riforma del titolo V della Costituzione. «Dopo l’approvazione del testo da parte del Senato – spiega Parente – con un emendamento in commissione Affari costituzionali della Camera si attribuiscono allo Stato competenze esclusive non solo sulla tutela e sicurezza del lavoro, ma anche sulle politiche attive, modificando radicalmente l’attuale modello di governance delle politiche del lavoro». Per Parente è importante «la competenza esclusiva dello Stato sull’intera filiera delle politiche attive e passive del lavoro, ad esclusione della formazione professionale che resta competenza esclusiva delle Regioni». Questo nuovo assetto va accompagnato da una diversa allocazione delle risorse, considerando che l’Italia spende circa 29 miliardi di euro per le politiche del lavoro, di cui 23 miliardi per le politiche passive, 5,6 miliardi per le politiche attive e poco più di 450 milioni di euro per i servizi per il lavoro.

Passando alla Camera, in commissione Lavoro le associazioni datoriali saranno sentite tra domani e dopodomani, venerdi dovrebbero toccare ai sindacati. Per il presidente della commissione, Cesare Damiano (Pd) nel Dlgs «va chiarito espressamente che il contratto a tutele crescenti non si applica al pubblico impiego», inoltre sui licenziamenti economici collettivi «il decreto ha un eccesso di delega da correggere per non incorrere in una declaratoria di illegittimità incostituzionale», e nei licenziamenti disciplinari «va reintrodotta la valutazione sulla proporzionalità tra infrazione e sanzione». Quanto all’auspicio del sottosegretario Bellanova: «I tempi dipenderanno anche dal modo in cui il governo terrà conto delle nostre osservazioni – conclude Damiano -, sentiremo le parti sociali e lavoreremo per un parere appropriato entro il 12 febbraio».

Il Sole 24 Ore – 20 gennaio 2015 

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