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Jobs Act, Poletti convoca i sindacati. La Cgil: speriamo si discuta davvero. Camusso: finora solo monologhi. Furlan: una pagina nuova

Sull’atteso ma anche temuto Jobs Act, che si prefigge di rivoluzionare il mondo del lavoro, il ministro Giuliano Poletti ha convocato una riunione con i sindacati e con le associazioni degli imprenditori per mercoledì prossimo, 18 febbraio. «Oggetto dell’incontro – spiega una nota – l’attuazione della legge delega lavoro, con particolare riferimento alla rideterminazione delle tipologie contrattuali».

Fra le reazioni quella del segretario della Cgil Susanna Camusso: «Poletti convoca i sindacati per discutere del riordino dei contratti? Ci aspettiamo che ci abbia convocato per discutere. Speriamo che sia una discussione vera. Purtroppo l’esperienza di questi mesi è di monologhi, sui quali non era possibile dir nulla. Nell’ultimo incontro sui decreti, non ce li hanno nemmeno presentati. Siamo sempre disposti a farci stupire da effetti speciali».

Guardingo ma possibilista anche il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo: «Andrò all’incontro con Poletti con spirito laico. Non sono né pessimista né ottimista, ma spero che mi stupiscano». Manifesta qualche aspettativa la leader della Cisl Anna Maria Furlan: «L’incontro del 18 con Poletti è davvero importante per mettere mano alle tante forme contrattuali che hanno creato lavoro fintamente autonomo. Finalmente affrontiamo una pagina nuova. Alle persone bisogna dare un contratto a tempo indeterminato».

Il ministro Poletti ha spiegato così i suoi obiettivi in tema di contratti di lavoro: «Abbiamo bisogno di politiche del lavoro attive, e quando mi contestano che la flessibilità produce precarietà io risponde che questo rischio è già in corso e dobbiamo ridimensionarlo. Noi puntiamo su un nuovo contratto indeterminato non perché prima non ci fosse un contratto nazionale indeterminato, ma perché con le vecchie politiche del lavoro solo il 15% dei nuovi assunti era a tempo indeterminato. Nessuno ha mai pensato a quel rimanente 85%. Invece noi vogliamo che da quel 15% si passi almeno al 50%. Questo non può essere visto come un favore alle imprese». Il ministro incalza: «Si pensa che se una cosa è utile all’impresa non lo sia per il lavoratore, mentre è l’esatto opposto». Poletti ha confermato che i decreti delegati sulla riforma dei contratti di lavoro saranno pronti per il 20 febbraio.

La Stampa – 14 febbraio 2015 

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