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La denuncia della Cna. Trasferimenti statali, Veneto penultimo. “Noi spremuti, ecco i numeri e le prove”

Prime regioni nella classifica della tassazione locale, ultime per trasferimenti statali. Veneto, Lombardia e Emilia Romagna sono le tre regioni che creano il 40 per cento del Pil d’Italia, che totalizzano con 209 miliardi di euro il 54 per cento dell’export nazionale, eppure sono in coda nella classifica di quanto ricevono poi dallo Stato e, se non bastasse, costrette a comprimere la spesa pubblica pro capite per il patto di stabilità a scapito delle regioni più spendaccione.

La fotografia di distorsioni fiscali e di politiche di investimento bloccate emerge dal rapporto 2014 elaborato dalla Cna di Veneto, Lombardia e Emilia Romagna. L’Osservatorio sulla finanza ed economia territoriale del 2013 conferma un paradosso: chi gestisce meglio le risorse pubbliche, per ora, in Italia, si vede penalizzato da politiche fiscali sempre più depressive per le imprese e per gli investimenti.

Che la Tasi, rimasta a secco di compensazioni per gli immobili di fascia medio bassa, finisca per essere coperta da una nuova spremitura degli immobili produttivi è più di un timore tra gli imprenditori della Cna. E dopo la campanella suonata da Confindustria, anche i piccoli si uniscono all’«ultima chiamata per il governo Letta», come dice Daniele Parolo, presidente della Cna lombarda, dalla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista di Venezia, dove il rapporto è stato presentato ieri. Si parte da una rappresentazione geografica molto stringente. C’è una Baviera in Italia, formata in numeri da Veneto, Lombardia e Emilia Romagna. Qui il Pil pro capite è di 30.750 euro, oltre il Brennero è di 33 mila. I flussi di questa ricchezza si dividono così. Visti attraverso la lente della pressione tributaria locale, e cioè regionale, provinciale e comunale, i cittadini della Lombardia versano all’erario 1.700 euro a testa, secondo contribuente d’Italia; l’Emilia Romagna è terza con 1.544 euro e il Veneto con 1.388 sta sopra la media nazionale di 1.371 euro. Che cosa torna nei confini regionali sotto la voce trasferimenti statali? La Romagna è ultima con 1.429, Veneto penultimo con 1.502; Lombardia quintultima. Le prime quattro a ricevere sono le regioni a statuto speciale. In testa la ricca Valle d’Aosta con ben 9.155 euro di trasferimenti statali pro capite. A questo si aggiunge la quota record del 53,3 per cento del Pil, secondo lo studio Cna, di tassazione sul Pil nazionale. Un divario, analizzato su dati Istat, che i tre presidenti di categoria giudicano intollerabile. La mossa obbligata? «Aggredire la spesa pubblica, lievitata del 15,5 per cento dal 2000, ma aggredirla davvero dove è improduttiva. Piccoli comuni da unire, le migliaia di cda di società pubbliche, gli enti intermedi come le Provincie», riassume Parolo. «Scorporare dal patto di stabilità la spesa corrente, che deve giustamente andare in pareggio, dalla spesa per investimenti che può dar fiato alle imprese artigiane; soprattutto quelle dell’edilizia. Se qualche timido segnale di ripresa c’è in Europa questo è l’unico modo per agganciarla», conclude Alessandro Conte, presidente della Cna del Veneto.

Enrico Bellinelli – Corriere del Veneto – 8 febbraio 2014

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