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La gaffe di Poletti sui giovani poi il ministro si scusa. Polemica sui 100mila cervelli all’estero («questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi»). «Mi sono espresso male». La corsa dei voucher: più 32%.

Se 100 mila giovani se ne sono andati dall’Italia, «questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi». Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, fa una bella gaffe ieri pomeriggio riferendosi ai giovani che fuggono oltre confine. Subito l’opposizione, dal M5S alla Lega fino a Sel, ne chiede le dimissioni: «Vada via lui, non i giovani», attacca il grillino Luigi Di Maio. Poi, dopo un’ora e mezza, Poletti si rende conto di avere esagerato e fa marcia indietro: «Mi sono espresso male e chiedo scusa.

Non mi sono mai sognato di pensare che è un bene per l’Italia il fatto che dei giovani se ne vadano all’estero. Penso, semplicemente, che non è giusto affermare che a lasciare il nostro Paese siano i migliori».

Intanto quest’anno l’Osservatorio sul precariato dell’Inps rivela che c’è un enorme uso dei voucher , i buoni da 10 euro per il pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio che la Cgil ha proposto di abolire tramite uno dei tre referendum nel 2017 (raccogliendo 3 milioni di firme): sul tema Poletti sostiene che il governo è pronto a modificare le norme sul bonus che tante polemiche e discussioni continua ad animare.

Approfondendo l’analisi dei dati Inps, nel periodo tra gennaio e ottobre 2016 sono stati venduti 121,5 milioni di voucher (+32,3% rispetto allo stesso periodo del 2015). Nei primi dieci mesi dello scorso anno, invece, la crescita dei buoni rispetto al 2014 era stata pari al 67,6%. Buone notizie arrivano dai contratti a tempo indeterminato (comprese le trasformazioni) che fanno registrare un saldo positivo di 61.640 unità. Questo dato è peggiore dell’89% rispetto al saldo positivo di 588.039 contratti stabili dei primi dieci mesi 2015, risentendo della riduzione degli incentivi per le assunzioni stabili previste nel Jobs act, e anche di gennaio-ottobre 2014 (+101.255 stabili). Altro dato di rilievo è la crescita del 27,4% dei licenziamenti disciplinari passati da 47.728 a 60.817, mentre i licenziamenti complessivi nello stesso periodo sono aumentati solo del 3,4%.

Sull’uso (che a volte è diventato abuso) dei voucher il ministro Poletti ricorda: «Abbiamo introdotto la tracciabilità, e dal prossimo mese vedremo l’effetto. Se è quello di una riduzione della dinamica di aumento e di una messa sotto controllo di questo strumento, bene. Se invece i dati ci diranno che anche questo strumento non è sufficiente ne ridetermineremo il confine sull’uso». E a chi chiede se il governo preveda modifiche al Jobs act, Poletti risponde: «Oggi non vedo ragioni per intervenire». Critiche però piovono dal mondo politico e sindacale: «Il Jobs act è il principale colpevole dell’instabilità e dell’aumento della precarietà — attacca il Movimento 5 Stelle —. Ora il governo prenda i provvedimenti necessari per evitare questo boom dei voucher». Parole condivise da Maurizio Landini della Fiom Cgil: «Da strumento occasionale, è diventato la norma». Più dura Barbara Saltamartini (Lega Nord): «Con il Jobs act Renzi è stato capace solo di precarizzare ulteriormente il mercato del lavoro» .

Francesco Di Frischia – Il Corriere della Sera – 20 dicembre 2016 

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