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La nuova Usl Euganea. I nodi. «Tagli indiscriminati sugli uffici amministrativi. Ma il risparmio rischia di rivelarsi una presunzione infondata»

«Finora l’impressione è che l’unico scopo cui punta la riforma della sanità con la riduzione delle Usl sia quello del risparmio, ma si tratta di una presunzione tutta da dimostrare, con il rischio di scoprirla infondata. Quel che è certo, per ora, è che si vuole smantellare la struttura amministrativa che finora ha garantito la funzionalità dei servizi di ciascuna Usl».

Elisa Petrone, segretario generale aggiunto della Fedir, il sindacato dei dirigenti amministrativi della sanità, attacca duramente il percorso avviato dalla Regione con la legge 19 del 2016. Un percorso che, secondo Petrone, rischia di compromettere l’intera organizzazione dell’Usl Euganea, fra le più grandi del Veneto. I numeri parlano da soli: 104 comuni, quasi un milione di abitanti, 7.500 dipendenti, un costo su base annua di 1 miliardo e 720 milioni di euro, cinque ospedali, più di cento privati accreditati, 1.700 posti letto per degenze gravi. «L’organizzazione amministrativa» spiega Petrone, «è ciò che finora ha garantito che la sanità padovana funzionasse al meglio. La riforma taglia con l’accetta i comparti, di fatto tagliando il cervello della sanità. Parliamo degli uffici che si occupano del bilancio, degli acquisti, del personale. Tutto ciò che sta a monte del servizio che poi per gli utenti di traduce in una sanità efficiente, sotto tutti i punti di vista». Il problema: la riforma prevede che vi sia un unico dirigente apicale per ciascun settore tecnico- amministrativo, accorpando quelli “ereditati” dalle Usl pre-esistenti, quindi la 16 di Padova (e Piove di Sacco), la 15 dell’Alta padovana (ospedali di Cittadella e Camposampiero) e la 17 della Bassa (Ospedale di Monselice). «Quello che possiamo vedere è che la riforma di fatto fa cassa sulle dirigenze» denuncia Petrone, «si prospettano tagli di uffici e di livelli dirigenziali con la perdita di strutture complesse amministrative che sono le unità minime per essere autonomi e funzionali nelle scelte e nella programmazione. Per capire l’irrazionalità di tale scelta basta pensare che non è prevista la struttura complessa per l’informatizzazione, quando ormai si va verso l’informatizzazione di tutte le cartelle cliniche e sarà necessario creare un unico grande archivio per l’intera Usl. L’effetto sull’organizzazione sarà devastante». C’è anche un problema di metodo su cui la Fedir contesta la legge regionale e attiene ai criteri di scelta dei dirigenti che manterranno il ruolo negli uffici accorpati. «I criteri non sono noti, semplicemente» fa notare la sindacalista, «le Usl si stanno muovendo ciascuna a modo suo, qui a Padova si è scelta la strada degli incarichi di coordinamento in capo al dirigente dell’Usl capofila, la 16 in questo caso. Ma si tratta di una scelta arbitraria che non tiene conto del merito, del percorso e del bagaglio professionale di ciascun dirigente. È inevitabile che fra colleghi nascano malumori che non aiutano certo a creare le condizioni per lavorare in sintonia». La Regione, da parte sua, punta tutto sull’Azienda Zero, quella che dovrà essere nel nuovo disegno della legge, il vero cervellone della sanità. «L’Azienda Zero per quanto ci riguarda rimane un grande mistero» stigmatizza Petrone, «cosa farà, come, quando, non è dato sapere. E nel frattempo? Purtroppo ci pare di essere di fronte a una riorganizzazione brutale, buona per sventolare lo slogan della razionalizzazione ma che di fatto rischia solo di peggiorare i servizi». Fedir ha avanzato delle proposte a Palazzo Balbi per “limitare i danni”. «Abbiamo chiesto che siano modificate le linee guida sull’organizzazione degli uffici amministrativi e che il dimensionamento delle strutture complesse sia parametrato alle effettive dimensioni delle Usl. A giorni dovrebbe essere deciso qualcosa, auspichiamo che ci sia un’apertura su questo fronte». (Elena Livieri)

IL MATTINO DI PADOVA – Martedì, 31 gennaio 2017

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