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La politica taglia i salari (degli altri). Tutore dei minori, il Tar: provvedimento illegittimo, la Regione sborsa oltre 100mila euro

Il Tutore dei minori, la professoressa Aurea Dissegna, ha presentato ricorso contro la decurtazione dello stipendio: il Tar del Veneto le ha dato ragione e, nei giorni scorsi, la Regione ha dovuto rimborsare integralmente la differenza

VENEZIA — Tagliare la spesa pubblica è cosa doverosa e giusta ma bisogna saperlo fare, nei modi e nei tempi. I consiglieri regionali del Veneto, in preda alla fregola di decurtare le indennità della politica – soprattutto quelle degli altri, va detto, e soltanto in misura molto più ridotta le proprie – hanno preso un granchio formidabile, cui ora le casse della Regione hanno dovuto porre rimedio, sborsando una considerevole cifra (a cinque zeri) a titolo di saldo degli arretrati. Detto in poche parole: era illegittimo il provvedimento di legge del 6 aprile 2012 con cui il consiglio regionale, dall’oggi al domani, aveva calato la mannaia sul compenso del Pubblico tutore dei minori (e, in misura del tutto identica, anche su quello del Difensore civico regionale), riducendolo niente meno che del 70%. Prima della decurtazione, lo stipendio delle due cariche era equiparato all’indennità degli stessi consiglieri regionali (grosso modo 10 mila euro lordi al mese); dopo, veniva abbattuto al 30%.

La professoressa Aurea Dissegna, nominata Tutore dei minori in quota Pd all’inizio del 2011 dopo essere stata dirigente dei Servizi sociali di Bassano del Grappa, la sua città, e docente universitaria a Ca’ Foscari, nei giorni scorsi è stata integralmente risarcita del notevole scostamento economico tra lo stipendio percepito dal maggio 2012 al 31 dicembre 2013 e quanto le sarebbe spettato prima della decurtazione per legge. La Regione ha dovuto sborsare una somma molto consistente: oltre 18 mesi a compenso ridotto fanno, per differenza, una cifra che supera abbondantemente i 100 mila euro.

È stata una sentenza della giustizia amministrativa a sancire l’illegittimità della decisione assunta dal consiglio regionale, stimolata allora da un emendamento alla legge Finanziaria presentato ad hoc dal consigliere Pierangelo Pettenò (Fed. Sinistra) e accolto da entusiastici consensi trasversali. La professoressa Dissegna, infatti, aveva impugnato il provvedimento davanti al Tar del Veneto, con un ricorso firmato dagli avvocati Giorgio Orsoni – en passant, sindaco di Venezia – e Mariagrazia Romeo. E il Tar ha annullato tutto, mettendo in evidenza un principio elementare che ogni assemblea legislativa dovrebbe conoscere: «La legge non può che disporre per l’avvenire: non ha mai effetto retroattivo». Tradotto e applicato al caso del Tutore dei minori (e, in linea di principio, anche a quello del Difensore civico): la decurtazione dello stipendio potrà valere per i titolari delle cariche a venire, cioè nominati dopo l’entrata in vigore della norma che ha tagliato i compensi, ma sicuramente non per quanti erano già in servizio, e da oltre un anno, al momento dell’approvazione della legge.

La Regione, a dire il vero, non se l’è messa via subito. Come da prassi in questi in casi, la giunta ha proposto ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar Veneto. Ma, sorprendentemente, oltre al ricorso non è stata fatta richiesta di sospensiva della sentenza di primo grado, che, di conseguenza, era da considerarsi esecutiva. E così, nell’ultimo giorno utile prima che il Tar intervenisse di nuovo, per imporre l’esecuzione della sua sentenza, la Regione ha provveduto a saldare gli arretrati fino al 31 dicembre 2013. D’ora in avanti, si suppone, continuerà a corrispondere al Tutore dei minori lo stipendio nelle misura originaria, cioè equiparato all’indennità piena di un consigliere regionale.

C’è un altro aspetto della vicenda, che – sia pure in maniera delicata – veniva sollevato anche nel ricorso presentato dai legali della professoressa Dissegna. Questo aspetto: una riduzione così drastica aveva colpito soltanto gli stipendi del Pubblico tutore e del Difensore civico, «e non anche, a titolo esemplificativo, gli stessi consiglieri regionali o i titolari di altri incarichi regionali». Vale sempre l’immortale proverbio: è facile essere coraggiosi restando a distanza di sicurezza (dai tagli).

Alessandro Zuin – Corriere del Veneto – 18 gennaio 2014

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