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La prefetta a cena (con il cane) cacciata dal ristorante: è polemica. Il titolare: «Il divieto vale per tutti». Ma sul web e in città la decisione divide

Il sindaco di Cimadolmo «esprime solidarietà» al prefetto, gli animalisti insorgono, ma gli esercenti ricordano che sì, il ristoratore è stato incauto, ma in «casa» sua è lui che decide se far entrare o meno i cani. E il popolo della Rete si divide.

Di caso diplomatico non si può parlare ma poco ci manca viste le reazioni alla «cacciata» del prefetto di Treviso Maria Augusta Marrosu, invitata lunedì sera al ristorante dalla Pro Loco di Cimadolmo per la cena conclusiva della rassegna Bianco dolce fresco asparago , e costretta ad allontanarsi a metà serata per la presenza «non gradita» della sua cagnetta Olga, meticcio di piccola taglia che se ne stava accucciata in una borsetta. Il fattaccio si consuma quando una cameriera si accorge della cagnolina in sala, dov’erano presenti circa 150 ospiti tra sindaci, ristoratori e rappresentanti delle forze dell’ordine. «Non sono ammessi gli animali» spiega al prefetto, che non si poteva accorgere della targhetta che vieta l’ingresso ai cani (formalmente non registrata al Comune) presente solo dal lato del bar, e non del ristorante. Il titolare non sente ragioni: niente cani nel suo locale. A nulla valgono i tentativi di mediazione del colonnello dei carabinieri e quello dello stesso prefetto che raggiunge la cucina per parlare col ristoratore. «Mi ha chiesto se sapevo chi fosse e io ho annuito – sostiene il ristoratore – ma le regole valgono per tutti e io non sopporto certi atteggiamenti, specie da parte delle autorità. Avrei anche potuto chiudere un occhio, la Marrosu è stata anche gentile, ma chi era con lei mi voleva intimidire e non ho potuto che reagire rimanendo irremovibile di fronte ai vari “lei non sa chi sono io”». Nell’imbarazzo generale il Prefetto Marrosu ha così preso la sua affezionatissima Olga e se n’è andata.

Immediate le scuse del sindaco di Cimadolmo Giovanni Ministeri e del presidente della Pro Loco Graziano Dall’Acqua. «Siamo rammaricati – dice quest’ultimo – il cane neanche si vedeva e si poteva certo evitare scenate, visto che si è messo a urlare che il suo ristorante non è un canile. C’è stata mancanza di tatto». Eppure, spiegano gli esercenti, il titolare, seppur in modo rude, ha esercitato un proprio diritto. «È chiaro che serve sempre il buonsenso – spiega Dania Sartorato, presidente della Fipe di Treviso – ma l’esercizio pubblico, seppur aperto al pubblico, è un ambiente privato. E il ristoratore ha facoltà di decidere, indicandolo sulla porta, se far entrare o meno gli animali, che per regolamento devono avere guinzaglio e museruola».

Gli animalisti annunciano proteste nei confronti del ristoratore e l’ex europarlamentare Andrea Zanoni propone di boicottare i ristoranti che vietano l’accesso ai cani.

Il Corriere del Veneto – 28 maggio 2015 

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