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La Regione chiude quattro società. Ma lo stop arriverà tra un anno. L’ironia di Bottacin: «Riduzione diluita»

Dice Piergiorgio Cortelazzo, vice capogruppo di quel che resta del Pdl e gran conoscitore delle alchimie del Palazzo, che «l’aula ha dato prova eccezionale di paraculismo diffuso, una roba mai vista».

Sintesi forse un po’ brutale, ma che pure rende bene l’idea di quanto sia successo ieri, quando il consiglio regionale s’è riunito per approvare dopo lunga cogitazione in commissione Bilancio la soppressione di quattro società regionali, per uscirne a sera con una cancellazione postdatata, sub condizionata e assai annacquata, che sarà pure «un segnale» come dice il presidente della commissione (e primo firmatario del testo) Costantino Toniolo, ma di certo flebile e poco incisivo, tanto che Diego Bottacin di Scelta civica ha gioco facile nell’ironizzare: «Gli abbiamo dato una lunga scadenza, come il latte. La riorganizzazione è omeopatica e ultradiluita». E l’assessore al Bilancio Roberto Ciambetti si avvia soddisfatto verso l’uscita: «E’ stata colta la gravità di quel che stava accadendo. Bene così».

E che stava accadendo? Toniolo aveva scritto una legge che disponeva la soppressione qui e ora di quattro società già da tempo nel mirino della Regione: Ferrovie Venete (inattiva), Immobiliare Marco Polo (15 mila euro per l’amministratore unico, 320 mila euro per 11 dipendenti, collaborazioni varie per 82 mila euro l’anno), Edilizia Canalgrande (44 mila euro per l’amministratore, 29 mila euro per il collegio sindacale, 40 mila euro per uno studio di commercialisti, altri 10 mila euro in consulenze) e Terme di Recoaro (53 mila euro per amministratori e sindaci, 372 mila euro per i dipendenti, un passivo di 2 milioni). L’accelerazione voluta da Toniolo, stanco di attendere la rivoluzione annunciata nel 2011 dal governatore Luca Zaia e mai arrivata a dama, ha trovato immediata sponda nel suo partito, il Pdl, e nell’opposizione, Pd in testa, e con il placet di tutti meno che della Lega (che in commissione aveva contestato non tanto la legge in sé, quanto l’esclusione dall’elenco della Rocca di Monselice, considerata di «area Pdl») è approdato ieri in aula per il via libera definitivo. Toniolo si è prodigato per spiegare i benefici del provvedimento, con un ritorno nelle casse della Regione di immobilizzazioni per 21,8 milioni, titoli, depositi e liquidità per 4,9 milioni, locazioni per 500 milioni, oltre ad un risparmio sugli affitti per 850 mila euro. Tutto bene? Non per Ciambetti, intervenuto con una puntuta relazione contabile e legale che può riassumersi così: «Le società non si possono chiudere dall’oggi al domani, non si spengono come l’interruttore della luce. Ci sono dipendenti da riassorbire, situazioni debitorie da sanare, processi di dismissione da rispettare (Terme di Recoaro è in concordato preventivo, Ferrovie venete si riunirà il 12 dicembre per avviare la liquidazione, ndr.), paletti del codice civile da non superare. Il rischio – ha avvertito Ciambetti – è di procedere con una soppressione frettolosa che fa più male che bene e di esporsi ad un’indagine della Corte dei conti per danno erariale. Perché tanta fretta, se è in atto la riorganizzazione organica avviata dalla giunta che dimezzerà le partecipate da 20 a 10?». Il sottinteso lo ha esplicitato il leghista Giovanni Furlanetto: «Il Pdl è soltanto a caccia di uno spot elettorale». L’arringa di Ciambetti ha messo improvvisamente alle corde i consiglieri (ma perché il confronto non è stato anticipato in commissione? Mah!) che si sono guardati perplessi e con il capogruppo del Pdl Dario Bond («Meglio non lasciare ombre»), confortato dal vice presidente Pd della commissione Bilancio Piero Ruzzante («Volevamo gettare un sasso nello stagno dopo 3 anni di immobilismo»), hanno chiesto la sospensione della seduta per pensarci su. Primo stop alle 18.18. Secondo alle 18.31. Terzo alle 18.57. Alla fine si è rivelata risolutiva la mediazione del vice governatore Marino Zorzato che, con straordinaria abilità post democristiana, ha confezionato l’escamotage: la legge disporrà la chiusura delle quattro società, ma non subito. Tra un anno. Così Ciambetti e la giunta avranno il tempo necessario per predisporre i carteggi necessari a blindare la soppressione da possibili ricorsi e contestazioni. Se non ce la faranno, il 26 novembre 2014 gli enti in questione, già condannati con sentenza irrevocabile come «inutili», saranno cancellati di default. La soluzione estratta dal cilindro da Zorzato è piaciuta a tutti e la legge è passata all’unanimità. La Regione dovrà pure uscire da Alemagna, la società creata negli anni Settanta per realizzare l’utopica autostrada Venezia-Monaco.

Marco Bonet – Corriere del Veneto – 27 novembre 2013

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