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La Ue taglia il Pil. Rinviato a giugno il verdetto sulla manovra-bis. Ribaditi i dubbi sulle scelte di politica economica del governo

La stima di crescita economica italiana per il 2019 rischia di essere rivista drasticamente al ribasso dalla Commissione europea quando questa pubblicherà nuove previsioni giovedì 7 febbraio. I dati rilanceranno con ogni probabilità i dubbi sulle scelte di politica economica del governo italiano, malgrado le assicurazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte il quale qualche giorno fa aveva dichiarato che «ci sono tutte le premesse per un bellissimo 2019».
Come solitamente avviene per le previsioni invernali della Commissione europea, la batterie di cifre che verrà pubblicata dall’esecutivo comunitario conterrà stime solo di crescita e di inflazione, non di deficit e di debito. Ciononostante, sarà inevitabile interrogarsi sull’andamento del disavanzo che il governo Conte si è impegnato per quest’anno a mantenere al 2,04% del prodotto interno lordo. Il ministero dell’Economia prevede per il 2019 una crescita dell’1,0%, mentre la Banca d’Italia ha di recente rivisto la sua stima al ribasso, allo 0,6 per cento.
È molto probabile che anche la Commissione europea annuncerà una riduzione della sua più recente previsione di crescita italiana (in novembre: 1,2% nel 2019). Confermava ieri un esponente comunitario: «Non saranno belle cifre». Oltre alla Banca d’Italia, anche il Fondo monetario internazionale prevede una crescita dello 0,6%. Entrambe le stime però sono giunte prima della pubblicazione di dati pessimi relativi all’ultimo trimestre del 2018.
A pesare sulla crescita italiana è certamente l’effetto-trascinamento di un 2018 che si è chiuso con una economia in evidente contrazione, anche per via di un aumento dei tassi d’interesse di mercato, una stretta al credito, e un calo della fiducia. A livello europeo, l’economia continentale è penalizzata dalla guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti così come dalla prossima uscita del Regno Unito dall’Unione: «I costi di preparazione delle imprese a un possibile hard Brexit si stanno rivelando elevati», spiegava di recente un esponente comunitario.
In gennaio il commissario agli affari monetari Pierre Moscovici ha precisato che su una eventuale manovra correttiva dei conti italiani non ci saranno raccomandazioni prima delle elezioni europee. Due sono gli appuntamenti previsti in maggio. Nella prima parte del mese saranno pubblicate nuove stime economiche, questa volta comprensive di deficit e debito, come solitamente in primavera. Successivamente, dopo il voto europeo secondo il commissario Moscovici, saranno illustrate le annuali raccomandazioni-paese, la prima delle quali è tradizionalmente dedicata ai conti pubblici.
Da parte della Commissione europea, c’è l’evidente paura di aizzare gli animi prima del rinnovo del Parlamento europeo, previsto per il 23-26 maggio. In Italia, è forte la sensazione che il rallentamento economico indurrà Bruxelles a usare la mano leggera nei confronti del paese. Le linee-guida dedicate al Patto di Stabilità permettono a un paese di evitare qualsiasi correzione solo nei casi in cui la crescita economica è inferiore a zero o quando l’output gap (ossia la differenza tra Pil reale e Pil potenziale) è inferiore a -4%.
È da ricordare che la Finanziaria per il 2019 prevede delle clausole che congelano la spesa pubblica per circa 2 miliardi di euro nel caso di deriva del bilancio. Nel caso in cui la Commissione decidesse di chiedere una manovra correttiva e il governo disattendesse la richiesta, sarà possibile per Bruxelles aprire una procedura per debito eccessivo. In questo caso, l’esecutivo comunitario dovrebbe pubblicare un nuovo rapporto sul debito ex articolo 126.3 dei Trattati.
IL SOLE 24 ORE Beda Romano

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