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L’accorpamento dell’Usl 15 all’Euganea. Mobilità, Cgil sul piede di guerra. «Spostamenti fino a 50 chilometri, chiediamo siano concordati prima della stesura finale degli Atti aziendali»

Cosa succederà ai lavoratori delle Ulss dopo l’accorpamento nella 6 Euganea? Risponde Giancarlo Go, segretario Cgil-Fp Padova: «Sono 7.716 i lavoratori delle ex Usl», spiega il sindacalista, «2.895 nella ex 15, 2.973 nella ex 16 e 1.918 nella ex 17».

Mille sono medici (rispettivamente 387, 355 e 265); 3.246 gli infermieri (1.167, 1.217 e 862); 1.595 gli operatori socio-sanitari (618, 637 e 340); 285 i tecnici (126, 74 e 85); 779 gli amministrativi (217, 385 e 177); 354 il personale della riabilitazione. Le tre Usl seguivano un bacino di 960 mila cittadini di 103 Comuni, metà dei quali afferenti all’ex Usl 16, gli altri ripartiti a metà fra le ex 15 e 17. «La discrepanza nei numeri del personale è legata al fatto che molti dei 500 mila residenti di Padova si rivolgevano all’Azienda Ospedaliera», precisa Go, «adesso tutto cambia e se per le Usl si aprono nuove opportunità, per il personale gli accordi in essere scompaiono». I punti che preoccupano maggiormente i lavoratori sono la mobilità, la carenza di personale e la valutazione che influisce su una quota di quanto percepiscono. Cgil-Fp ha individuato carenze di personale nella Geriatria di Schiavonia, nella Riabilitazione di Conselve, nel Pronto soccorso di Cittadella, nel Centro trasfusionale e nella Terapia intensiva dell’ospedale di Camposampiero; serve poi personale per far partire il Cto di Camposampiero e si registra la mancanza di tecnici di laboratorio al S. Antonio e a Piove di Sacco. «Gli ultimi concorsi non sono sufficienti a coprire i posti, come ad esempio i 9 primariati vacanti a Camposampiero». Sulla mobilità, il contratto «prevede che il lavoratore può essere spostato nel raggio di 50 chilometri», dice Go, «chiediamo che gli spostamenti vengano fatti su base volontaria in primis, altrimenti con altri criteri che possono essere quelli legati a motivi familiari o economici, alle caratteristiche dei lavoratori, alle competenze legate al posto da ricoprire». Vanno poi «equiparati i contratti decentrati che riguardano l’orario di lavoro part-time e tutta una serie di cose, compresa la liquidazione della produttività. Ogni lavoratore percepisce una quota mensile in acconto e poi un conguaglio in base agli obiettivi che ogni reparto deve raggiungere attraverso anche la valutazione individuale. I cui criteri debbono essere uguali per tutti». Go non nasconde il timore per il fatto che i sindacati dal 2012 sono esclusi dall’organizzazione del lavoro. «Al 99% ci troveremo un bel pacchetto e se vogliamo modifiche bisognerà ottenerle attraverso un percorso», conclude. «Una volta stabiliti gli atti aziendali avremo tempo sei mesi per rivedere tutti i contratti decentrati», conclude Go. Il sindacato chiede insomma che prima di procedere alla stesura finale degli atti aziendali, il documento nel quale le aziende descrivono la loro organizzazione interna, si faccia un passaggio con i sindacati e che gli atti tengano conto anche di questi pareri. (Giusy Andreoli)

IL MATTINO DI PADOVA – Sabato, 21 gennaio 2017

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