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L’acqua del Po è contaminata, presenti erbicidi banditi 25 anni fa. Intanto via all’accordo tra Minambiente e Regione da 23 milioni per la tutela del Fratta-Gorzone

Allarme inquinamento nel fiume Po. A renderlo noto è l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) dopo un monitoraggio iniziato nel 2003. Per oltre dieci anni, gli esperti hanno studiato l’evoluzione della contaminazione da pesticidi nel bacino del «Grande Fiume», il più importante d’Italia per concentrazione delle attività umane.

È stata analizzata la presenza nel Po e nelle acque sotterranee di alcuni erbicidi non più usati da anni (atrazina, simazina, alaclor) dimostrando che le sostanze possono persistere nell’ambiente più di quanto stimato in fase di autorizzazione.

L’atrazina, ad esempio, bandita da 25 anni, nelle acque sotterranee del Bacino, è presente a livelli quattro volte più alti rispetto ai corsi d’acqua. Al fiume servono otto anni per smaltirla.

La terbutilazina è il principale contaminante del bacino del Po. La sostanza è presente nel 42,9 per cento dei punti di monitoraggio delle acque superficiali e nel 5,4% di quelli delle sotterranee. Analoga diffusione si ha per il metabolita desetil-tebutilazina.

Intanto ieri a Roma è stato firmato l’Accordo integrativo per la tutela delle risorse idriche del bacino del Fratta-Gorzone. Un piano da 23 milioni di euro stanziati dal ministero dell’Ambiente, di cui dieci destinati al distretto conciario vicentino, che dovranno servire agli interventi sulle aziende, per quelli sugli scarichi delle fognature, il collettore e gli impianti di depurazione, oltre che per garantire acqua potabile di qualità.

«L’accordo per il Fratta-Gorzone – spiega il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti – è un segno evidente dell’attenzione del governo per il Veneto e le sue criticità ambientali. Chiediamo però al territorio l’individuazione di interventi puntuali e tempistiche certe per la realizzazione, in una filiera di responsabilità che coinvolga tutti».

L’accordo per il risanamento del Fratta-Gorzone, tocca indirettamente anche il tema della contaminazione da Pfas che parte proprio dall’Ovest Vicentino. «Da qui – dice Galletti – lanciamo con ancora più forza la nostra sfida al problema Pfas: questo accordo crea le premesse per dare giusta finalizzazione agli 80 milioni di euro di fondi Fsc contenuti nel piano deliberato dal Cipe lo scorso dicembre».

«È un passo importante – evidenzia l’assessore regionale all’Ambiente Gianpaolo Bottacin – verso la risoluzione di un problema su cui ci stiamo muovendo da tempo». (n.cel.)

IL Corriere del Veneto – 16 febbraio 2017 

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