Close Menu
Sivemp VenetoSivemp Veneto
    Facebook X (Twitter) RSS
    Facebook X (Twitter) RSS
    Sivemp VenetoSivemp Veneto
    ISCRIVITI
    • Home
    • Chi siamo
    • Iscriviti
    • Diventa sostenitore
    • Archivio Notizie
      • Attività Sindacale
        • Dalla convenzionata
        • Segreteria regionale
      • Formazione
        • Eventi E.C.M SIMEVEP
        • Appuntamenti
      • Novità normative
        • Contratto
        • Dal Ministero
        • Dalle ULSS
        • Dall’Europa
        • Dalla Regione
        • Sentenze
      • Temi
        • Lavoro
        • Professione
        • Previdenza
        • Politiche sanitarie
        • Sicurezza alimentare
        • Sanità animale
        • Anagrafe degli animali
        • Malattie trasmissibili
        • Allevamenti
        • Benessere Animale
        • Biosicurezza
        • Farmaci veterinari
        • Contaminanti e residui
        • Mangimi e sottoprodotti
        • Igiene urbana
      • Dicono di noi
      • La nostra vetrina
    • Contatti
    Sivemp VenetoSivemp Veneto
    Home»Notizie ed Approfondimenti»«Acqua inquinata da Pfas e devo pagare le analisi». Lo sfogo di un allevatore costretto a rivolgersi ai laboratori per l’autocontrollo dei pozzi
    Notizie ed Approfondimenti

    «Acqua inquinata da Pfas e devo pagare le analisi». Lo sfogo di un allevatore costretto a rivolgersi ai laboratori per l’autocontrollo dei pozzi

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche8 Marzo 2017Nessun commento4 Minuti di lettura
    Facebook Twitter LinkedIn Telegram Pinterest Tumblr Reddit WhatsApp Email
    Condividi
    Facebook Twitter LinkedIn Pinterest Email

    Dura, la vita dell’allevatore. Non bastano le tasse, gli obblighi imposti dalla Comunità Europea, la crisi. Adesso ci si mette anche l’inquinamento da Pfas a complicare l’esistenza di chi si guadagna da vivere con questo antico e nobile mestiere. «Capisco tutto – sbotta Eugenio Rigodanzo che in via Villaraspa a Lonigo ha in stalla una sessantina di mucche da latte -. La salute è un bene primario e va tutelato con tutti i mezzi, per cui ben venga la miriade di controlli a cui noi allevatori siamo sottoposti. Quello che non mando giù è che per verificare la presenza di Pfas nel pozzo privato che uso per l’allevamento debba pagare di tasca mia le analisi. A inquinare le falde non è stato mio nonno: quindi, se ci sono delle spese per colpa di altri, siano questi altri a pagarle».

    A far arrabbiare Rigodanzo è una comunicazione arrivata dall’Ulss 8 con la quale si precisa che «dovendo l’acqua, destinata all’abbeverata degli animali, rispettare i valori di performance stabiliti dal ministero della Salute, si invita a procedere in autocontrollo al campionamento della stessa avvalendosi, per l’esecuzione delle analisi sui Pfas, di laboratori accreditati».

    «E queste analisi – continua Rigodanzo – costano 262 euro, tutti a carico mio. Praticamente succede una cosa del genere: tu vieni da me senza chiedere niente, mi metti sottosopra la casa e vuoi che le spese per sistemarla le paghi io. Ma siamo matti? So che la Regione ha stanziato 40 mila euro per pagare le analisi dell’acqua che serve per irrigare i vigneti nella zona a rischio di contaminazione da Pfas. Perché noi allevatori non possiamo godere di un trattamento del genere?».

    L’allevatore preleva l’acqua che serve per la sua stalla da un pozzo privato sul quale peraltro ha già effettuato tempo fa un prelievo che ha rilevato una presenza di Pfas di 22 nanogrammi per litro, abbondantemente sotto la soglia di rischio. Altre analisi vengono compiute con diversa frequenza sul latte prodotto.

    «Ci sono controlli quotidiani per verificare la presenza nel latte di antibiotici o di micotossine. La stessa Ulss ha prelevato qualche settimana fa un campione del latte prodotto nella mia stalla per controllare proprio la presenza di Pfas, estendendo la campionatura ad altre aziende della zona, ma in questo caso non ci è stato chiesto di contribuire alla spesa. Ripeto: la salute prima di tutto ma anche la quadratura dei nostri conti ha la sua importanza».

    Se dovesse risultare che il suo pozzo è inquinato al punto di non poter essere utilizzato, Rigodanzo dovrebbe allacciarsi all’acquedotto comunale. «Una vacca – spiega – beve 80 litri di acqua al giorno e molti altri ne vengono usati per lavaggi e altri lavori. Allacciandomi al contatore verrei a spendere 12 euro al giorno, una cifra insostenibile per la mia attività. Io sono abbastanza sicuro che l’acqua del mio pozzo è a posto. Però, se così non fosse e io avessi pochi scrupoli, potrei acquistareuna bottiglia d’acqua e ricavare da lì il campione da analizzare». ·

    LE RICHIESTE ALLA PROCURA Lunedì scorso dieci famiglie, nove residenti nel Veronese e una nel Vicentino, hanno presentato ciascuna un esposto nelle rispettive Procure delle due città sulla questione Pfas. Si tratta di agricoltori, che per anni hanno utilizzato i pozzi inquinati per bere e per irrigare le loro culture – la mappatura dei pozzi privati a uso potabile è stata avviata solo nel 2014 e le ordinanze di divieto di utilizzare l’acqua per uso alimentare o irriguo sono per lo più successive -, ma anche di semplici cittadini che l’acqua contaminata l’hanno bevuta comunque e che adesso vivono nel terrore di aver riportato gravi danni alla salute. Si chiede alla Procura di accertare se in questo inquinamento siano rinvenibili fattispecie penalmente rilevanti. E, se sì, che si individuino i soggetti responsabili e si proceda nei loro confronti.

    Il Giornale di Vicenza – 8 marzo 2017 

    Post Views: 360
    Share. Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email
    SeguenteFebbre gialla, la situazione in Brasile. Gli aggiornamenti sull’epidemia e le raccomandazioni ai viaggiatori da parte del Ministero della Salute
    Precedente Incubo Pfas, la procura di Vicenza accelera sull’inchiesta. A breve le nomine di un pool di specialisti ed esperti cui affidare la superconsulenza
    pecore-elettriche

    Potrebbe interessarti anche

    Blue Tongue: come si stanno muovendo Toscana e Sardegna

    5 Marzo 2025

    Registro Italiano Sindrome Emolitico Uremica, nella seconda metà del 2024 crescono i casi rispetto all’anno precedente

    23 Febbraio 2025

    Alla sala Orus dell’ IzsVe, il 22 febbraio verrà eletta la nuova Segreteria regionale del SIVeMP Veneto

    6 Febbraio 2025
    Scrivi un commento

    Comments are closed.

    Residui di farmaci veterinari negli alimenti: la non conformità rimane bassa nel 2023

    5 Marzo 2025

    Fuga medici all’estero. “In Italia non solo stipendi più bassi, ma anche pressione fiscale eccessiva”

    5 Marzo 2025

    Aviaria ad alta patogenicità, il Ministero istituisce la zona di attenzione fino al 15 marzo

    5 Marzo 2025

    Antibiotici, in Italia aumentano consumi e uso improprio. Il report Aifa

    5 Marzo 2025

    Blue Tongue: come si stanno muovendo Toscana e Sardegna

    5 Marzo 2025

    Il SIVeMP (Sindacato italiano veterinari di medicina pubblica) propone per i propri iscritti: la tutela sindacale sul piano morale, formativo, professionale, giuridico ed economico; la promozione e l’aggiornamento scientifico, tecnico, organizzativo e gestionale; la consulenza in materia di tutela assistenziale, previdenziale e pensionistica integrativa.

    Chi Siamo
    • Home
    • Chi siamo
    • Iscriviti
    • Diventa sostenitore
    • Archivio Notizie
    • Contatti
    Contatti - SONIA LAVAGNOLI
    • segretariofvmveneto@sivempveneto.it
    • certificata@pec.sivempveneto.it
    • +39 339 2538475
    • Via Danilo Preto, 1B - 37133 Verona (VR)
    Facebook
    X (Twitter)
    RSS
    © 2025 Sivemp Veneto - CF 97611610581
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digita sopra e premi Invio per cercare. Premi Esc per annullare.