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L’allarme della Corte dei Conti: “Dalla corruzione effetti devastanti. Pericolo assuefazione a malaffare». Nella sanità «illeciti diffusi»

L’ Italia corre il rischio di assuefarsi alla corruzione. È l’allarme lanciato dal presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2015. «Il pericolo più serio per la collettività – ha detto – è una rassegnata assuefazione al malaffare, visto come un male senza rimedi. Non possiamo permettere che questo accada».

Per il presidente della magistratura contabile non si può lasciare che «prenda forza l’idea di una società incapace di compiere scelte collettive, di perseguire, a livello di amministrazione pubblica, obiettivi concreti e di garantire un sistema di servizi efficiente e sostenibile». È prioritario, dunque, «riorganizzare le strutture dello Stato puntando a che queste rispondano, con rapidità e trasparenza, ai bisogni dei cittadini».

In questo quadro anche la sanità deve fare la sua parte. Secondo i dati di rendiconto, messi nero su bianco nella relazione del presidente Squitieri, migliorano i dati relativi alla spesa che con 117,87 miliardi di euro resta in linea con quella del 2012. Il peso della spesa sanitaria su quella corrente complessiva, tuttavia, è passato nel 2013 al 75,87%, contro il 76,50% del 2012. A scendere sono soprattutto le spese di personale (dal 34,97% nel 2002 al 32,19% nel 2013) e la spesa farmaceutica convenzionata (dal 14,98% nel 2002 al 7,86% nel 2013).

Allerta sugli illeciti Ma la sanità, ha affermato il procuratore generale della Corte, Salvatore Nottola, si conferma un ambito «particolarmente esposto a fatti illeciti di varia natura». Il capitolo curato da Roberto Benedetti rileva che l’anno giudiziario che si è da poco concluso ha fatto registrare 74 sentenze delle Sezioni giurisdizionali di appello (da considerarsi definitive in quanto emesse in secondo e ultimo grado) per un importo complessivo di oltre 24 milioni di euro. Ad esso va inoltre aggiunto l’ulteriore importo, anch’esso definitivo, di oltre 811,5 mila euro derivante dal risarcimento spontaneamente corrisposto dagli indagati prima dello svolgimento del processo, evitando così il relativo giudizio.

Sono state inoltre emesse altre 190 sentenze di primo grado da parte delle Sezioni giurisdizionali regionali, con altrettanti risarcimenti al momento addebitati per un importo complessivo di circa 61 milioni di euro.

Le sezioni d’appello Sono state 74 le sentenze emesse dalle Sezioni d’appello (le tre centrali e quella siciliana) per un importo complessivo di oltre 24 milioni di euro, che sono dovuti da 100 persone fisiche.

La Sezione I^ centrale ha pronunciato diciannove sentenze, di cui dieci di condanna, concernenti un totale di ventisette soggetti, per un importo complessivo di oltre 3,9 milioni di euro per danni erariali, di cui oltre 9 mila euro a titolo di danno all’immagine.

Fra i casi più rilevanti, può essere evidenziato quello oggetto della sentenza n. 252/2014, relativo al rinvenimento di numerose fatture emesse dal Centro ortopedico meridionale per la fornitura di presidi ortopedici, custodite all’interno di un cassetto della scrivania già utilizzata da un dipendente della medesima azienda sanitaria, nel frattempo deceduto, che ha fatto emergere una maxi truffa perpetrata ai danni della Asl 4 di Cosenza, dall’amministratore unico del Centro ortopedico, in concorso con vari dirigenti e 292 impiegati della predetta Azienda condannati in solido al pagamento di oltre 2,2 milioni di euro.

Diciannove, inoltre, sono state le sentenze emesse dalla Sezione II^ centrale, che ha reso definitivo il risarcimento di oltre 1,1 milioni di euro complessivi di danni erariali, tra i quali figurano, fra l’altro, vari casi di illegittimi affidamenti di incarichi o consulenze esterne; illecite liquidazioni di prestazioni sanitarie; prestazioni eseguite, illecitamente, oltre il limite costituito dalla «capacità operativa massima» (Com) che hanno comportato maggiori esborsi a carico del Ssn; vari casi di irregolarità nell’inquadramento di personale; errori commessi da un medico in sala parto che ha cagionato la morte di un bimbo appena nato; l’ammanco di denaro presso la cassa di un’Asl (per oltre 182 mila euro di danno addebitato).

A sua volta, la Sezione III^ centrale, con le sue ventiquattro sentenze di condanna, ha reso definitivo il risarcimento di un importo complessivo di oltre 2,7 milioni di euro di danni erariali per vari illeciti tra cui l’omessa attuazione di campagne di screening per la diagnosi precoce di tumori femminili dovuti alla mancata utilizzazione delle apposite strumentazioni, nonché vari casi di irregolarità nell’esercizio di attività intramoenia o extramoenia

Completano il quadro delle pronunce definitive le nove sentenze della Sezione siciliana d’appello, confermative di condanne al risarcimento per oltre 16,2 milioni di euro.

Il quadro delle citazioni Con i loro rispettivi diciassette atti di citazione, da ciascuna emessi, le Procure regionali dell’Emilia Romagna e della Lombardia (importo complessivo contestato per possibili danni alla sanità per oltre 3,1 milioni di euro), risultano essere gli uffici di Pm contabile che si sono attivati più volte nel corso dell’anno trascorso per danni in materia sanitaria. Tra le tipologie di maggior interesse si evidenziano, fra le altre, il danno derivante da maggiori oneri di spesa sostenuti per la realizzazione del Nuovo Ospedale di Frosinone (danno presunto: 5.367.134,50), il danno concernente l’indebita sottrazione di risorse pubbliche (euro 4.069.141,85) ed il danno da disservizio di euro 442.313,76 arrecato alla Azienda 9 di Treviso, dove una dipendente avrebbe sottratto indebitamente, per un lasso temporale di dieci anni, ingentissime somme di denaro (4.069.141,85 euro), falsificando gli stipendi di una particolare categoria di medici della stessa Azienda sanitaria.

Il Sole 24 Ore sanità – 10 febbraio 2015

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