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L’altra carta del governo: scure su enti locali e sanità

Cinque miliardi arriveranno dalla sanità e cinque di risparmio sui ministeri. I sindacati alzano il muro mentre la maggioranza studia le possibile alternative. E nuovi balzelli sanitari per i cittadini

Una stretta da 16,4 miliardi sui trasferimenti a Regioni, Comuni, ministeri e sanità, con un ritorno massiccio dei ticket sulla salute. Giusto la somma che mancherebbe per raggiungere nel 2013 il pareggio di bilancio, e che difficilmente il giro di vite sulla spesa assistenziale potrebbe assicurare. I sindacati hanno già alzato il muro contro i progetti di tagli alle pensioni: in ambienti di maggioranza si continua a ipotizzare l’allungamento dell’età pensionabile per le lavoratrici private, il blocco per 12-18 mesi delle finestre di uscita per le «anzianità» o l’aumento dal 26 al 33% della contribuzione dei co.co.pro. per allinearla a quella dei dipendenti. Una medicina amara, e così nei cassetti dei tecnici della Ragioneria generale dello Stato sono già state preparate soluzioni alternative. Il giro di vite sugli stanziamenti a enti locali sicuramente sarebbe più popolare (non così quello che taglierebbe le risorse alla sanità); ma in queste ore di tensione c’è anche chi prospetta il ritorno tout court all’Ici, l’imposta comunale sugli immobili non prima casa abolita nel 2008. Oppure fonti di governo accennano anche a un’altra operazione allo studio dell’esecutivo: l’anticipo al 2012 dell’entrata in vigore della Imu, la nuova Imposta Municipale Unica che dovrebbe entrare in vigore dal 2014 nel quadro dell’attuazione del cosiddetto federalismo municipale. L’Imu, che avrà un’aliquota del 7,6 per mille (ma i Comuni potranno aumentarla o diminuirla del 3 per mille, o del 2 per mille se l’immobile è stato dato in affitto) era destinata ad assorbire l’Ici e l’Irpef sui redditi fondiari delle seconde case e sostituirà l’Ici sugli immobili strumentali (come i negozi commerciali, i laboratori artigianali, gli uffici e i capannoni industriali). Più semplice, ma solo sulla carta, il «Piano B» che consisterebbe nell’anticipare di un anno i tagli a enti locali, Regioni, sanità e ministeri già previsti dalla manovra di luglio. Anche se non sarebbe facile in pochi mesi mettere a punto il meccanismo dei costi standard, la nuova spending review che dovrebbe tarare i fabbisogni finanziari degli enti sulla spesa delle amministrazioni comunali e sanitarie più virtuose. A regime la sforbiciata da anticipare al 2013 sarebbe di 5 miliardi per i ministeri, di 6,4 miliardi per i Comuni e le Province (con un cospicuo anticipo di 3,2 miliardi già il prossimo anno). La sanità da parte sua dovrebbe tirare la cinghia per 5 miliardi nel 2013, con una prima stretta già da 2,5 miliardi nel 2012. Non è escluso anche l’anticipo di altri capitoli della manovra, come l’adeguamento dell’età pensionabile alle aspettative di vita, le modifiche al sistema di decorrenza del pensionamento di anzianità e l’aggiornamento dei coefficienti di ammortamento dei beni delle imprese. Se poi a queste misure si dovessero aggiungere i più popolari tagli ai costi della politica, oltre al pareggio di bilancio si potrebbe accumulare un «tesoretto» utile al varo di misure per la crescita, come il taglio del costo del lavoro o dell’Irap. Proprio per i presunti effetti negativi sulla crescita il giro di vite anticipato su enti locali, Regioni e sanità suscita però già qualche perplessità. Anche in seno alla maggioranza. «La relazione della Corte dei Conti della scorsa settimana sottolinea Maurizio Leo (Pdl), presidente della Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria e un passato di supertecnico alla Ragioneria – ha evidenziato da un lato la sostanziale tenuta della spesa di enti locali, Regioni e sanità nonostante i tagli degli ultimi due anni». Ma secondo Leo il rovescio della medaglia è che non si spende più un euro in conto capitale, ossia per gli investimenti che sono il volano della crescita. «E una nuova stretta – conclude – significherebbe mettere a rischio anche le spese correnti». Se questo «Piano B» dovesse davvero uscire dai cassetti, sicuramente i cittadini che devono utilizzare i servizi delle Asl e degli ospedali rischierebbero una valanga di nuovi, costosi, ticket. Il Fondo sanitario nazionale doveva essere rivalutato del 2,8% il prossimo anno in base al Patto per la salute sottoscritto da governo e Regioni. La manovra di luglio, se anticipata di un anno, concederà invece solo lo 0,5% in più il prossimo anno e l’1,4% nel 2013. In tutto, come già quantificato dal ministero dell’Economia, 7,5 miliardi in meno nel biennio. Per far tornare i conti servirà applicare subito i costi standard (Rgs e Salute si dicono pronti per una accelerazione) mentre il 40% dei 5 miliardi di risparmio, conteggiati nel 2013 con l’anticipo della manovra, dovrà arrivare con nuovi ticket. In tutto circa 2 miliardi di nuovi balzelli sanitari che rischiano di far impallidire il superticket appena introdotto su visite specialistiche e analisi.

Lastampa.it – 9 agosto 2011

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