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Lavoro, tecnici Senato: articolo 18, rischio tutele in appello

l nuovo Ddl sul mercato del lavoro è «più ampio ed incisivo» di quello illustrato dal governo a novembre. Ma c’è il rischio di minori tutele durante il processo per i lavoratori licenziati

«Le nuove misure riguardavano i soli nuovi assunti ed erano a titolo sperimentale» ha detto Mario Monti sottolineando che nel nuovo testo «l’intervento è esteso a tutti lavoratori ed è inserito a titolo definitivo».

Rischio di minori tutele durante il processo per i lavoratori licenziati. È quanto evidenziano i tecnici del Senato puntando i fari sulla fase dell’appello ed auspicando «un’ulteriore riflessione» in merito.

Il timore è che la sentenza di reintegro possa venire sospesa, diversamente da quanto attualmente previsto.

Giorni fa, il sostanziale accordo Governo-sindacati (e Pd) su articolo 18 e licenziamenti per motivi economici, ora spazio ad un miglioramento del Ddl per la riforma del lavoro – approvato il 5 aprile – che venga incontro alle richieste di Pdl e Confindutria, soprattutto sul fronte della flessibilità in entrata.

Dopo un fine settimana che ha visto il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, ribadire la disponibilità a trttare e la politica dei piccoli passi (se l’Italia «non cresce da più di 10 anni in maniera adeguata forse è perché cerchiamo l’ideona e la scorciatoia», «bisogna mettere il paese in condizioni di funzionare e affrontare seriamente le riforme»), ed una telefonata di chiarimento tra la leader uscente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ed il premier Mario Monti, si apre una tornata di appuntamenti politici e parlamentari che potrebbe vedere un’apertura concreta dell’esecutivo alle richieste degli industriali e fatte proprie dal Pdl.

In sintesi, si tratta di aumentare la flessibilità in entrata nel mercato del lavoro, con un occhio in particolare alla stretta prevista dalla riforma in materia di contratti a termine e partite Iva.Altro punto dolente, gli articoli del Ddl che introducono nuovi adempimenti e un peggioramento della burocrazia del sistema (obbligo di formazione permanente dei lavoratori a carico delle imprese e introduzione di una sorta di certificazione pubblica delle competenze). C’è poi il problema della “discrepanza” tra il testo discusso con le parti sociali e il ddl approvato dal Consiglio dei ministri (ora all’esame del Senato), ed in particolare il rinvio alle «previsioni di legge», dove di regolano i licenziamenti disciplinari, tra i criteri con cui la giustizia del Lavoro può disporre il reintegro il lavoratore in caso di licenziamento disciplinare ritenuto illegittimo. Il rischio, per Confindustria, è di allargare troppo la discrezionalità delle toghe, a danno delle imprese.

Il primo appuntamento utile per un via libera “politico” alle modifiche (su cu starebbero lavorando i relatori Pd e Pdl al Ddl, i senatori Treu e Castro), nella serata domani, è rappresentato dal vertice tra Monti e la maggioranza, dove potrebbe venir fuori una parziale rimodulazione della riforma già sollecitata nei giorni scorsi del Pdl. Rimodulazione che non dovrebbe minacciarne l’equilibrio complessivo (e il compromesso raggiunto sull’articolo 18), ma in grado comunque di tener conto delle richieste delle imprese. Ma «i cambiamenti alla legge sul lavoro, anche per migliorare la posizione dell`Italia in Europa e uscire dalla crisi», richiesti anche stamani dal direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli, in una intervista a Tgcom24, potrebbero arrivare, indirettamente, anche dal Consiglio dei ministri (convocato oggi e mercoledì) impegnato in particolare su rilancio dell’economia e delega fiscale.

Una ulteriore conferma della volontà del Governo arriva di nuovo dal fronte imprenditoriale: intervistato a “L’economia in tasca”, su Radio1 Rai, il presidente di Rete Imprese Italia, Marco Venturi, spiega: «è vero, oltre a un incontro tecnico ho parlato con il ministro del Lavoro Fornero che mi ha dato assicurazioni su alcuni temi come quello dei contratti a tempo determinato per la stagionalità, per esempio nel turismo, rispetto all’apprendistato e al costo dell’Aspi che diventa scoraggiante, rispetto al lavoro intermittente per l’eccessiva burocratizzazione. Sono punti che rischiavano di essere messi in discussione. Spero a questo punto che questa parte resti stabile. Ci sono poi altri punti sulla flessibilità in entrata su cui ragionare».

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