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Le Province chiudono, ma prima fanno cassa: corsa a gettoni di presenza e attività extra. Costi esorbitanti

Il 23 giugno è stato un giorno di mestizia per Bari. Dopo 153 anni di onorato servizio, la Provincia è andata definitivamente in pensione. E soprattutto sono andati in pensione i 36 politici che per cinque anni avevano vivacizzato le sedute del Consiglio Provinciale. Dopo di loro il nulla, l’Amministrazione è stata una delle prime a chiudere, con grande rammarico dei suoi un degno finale all’Ente da loro rappresentato. E anzi, di energie secondo qualcuno ne hanno spese più del dovuto.

SUPERLAVORO PRIMA DELLA FINE

II sospetto è stato sollevato dai rappresentanti di Sinistra e Libertà. Ed è un sospetto che, numeri alla mano, ha un certo fondamento. Se nell’ultimo anno di vita le sedute del Consiglio Provinciale sono state rade (e per lo più deserte), le nove commissioni si sono invece riunite a ritmo frenetico, due, tre, anche quattro volte la settimana, tutti i mesi. Per fare che cosa non è dato di sapere visto che l’attività amministrativa si è progressivamente spenta fino a naturale esaurimento e visto che non ci sono neppure i resoconti delle riunioni accavallatesi senza sosta. Una spiegazione in realtà c’è. I consiglieri che partecipavano alle sedute delle commissioni venivano infatti premiati con i gettoni di presenza. Da un calcolo approssimativo il loro insolito superlavoro degli ultimi tempi, se cosi lo si può definire, è costato circa 50 mila euro al mese. E non finisce qui: perche l’Amministrazione Provinciale ha dovuto pure rimborsare i datori di lavoro per le assenze dei consiglieri (come prevede la legge) e contribuire al- le spese di trasporto di coloro che per partecipare alle riunioni si sono dovuti spostare dai paesi della provincia al capoluogo.

 COSTO: UN MILIONE L’ANNO

Fatti due conti, questo fittissimo calendario è costato più di centomila euro al mese, oltre un milione l’anno. Il tutto per un Ente il cui fine vita era già deciso da tempo. Come quando si spogliano i morti degli ori e delle catenine. Il consiglio provinciale di Bari è stato uno dei primi a chiudere i battenti. Negli stessi giorni è andato a casa anche quello di Milano fra i lamenti dei suoi protagonisti, indifferenti al fatto che solo nel 2013 il mantenimento di presidente, assessori, consiglieri, portaborse, addetti vari è costato 3 milioni, compresi i 350 mila euro per consulenze di misteriosa natura.

BOLLETTE TROPPO CARE

Stando al calendario fissato dalla legge che ha in pratica cancellato le giunte e i consigli provinciali, gli ultimi a chiudere saranno i nove per la cui elezione si è andati al voto nel 2011. Mancano ancora due anni, un tempo in cui può succedere di tutto, come del resto hanno fatto intendere Cottarelli e Cantone, cioè i controllori della spending rewiev e dell’anticorruzione i quali, proprio la scorsa settimana, hanno bacchettato le Amministrazioni Provinciali di Pescara, Lecce, Barletta e Pesaro che invece di affidarsi alla centrali nazionali o regionali degli appalti hanno stipulato autonomamente contratti per la fornitura di energia. Spendendo, secondo Cottarelli e Cantone, molto più del dovuto: il record spetta alla Provincia di Pesaro che per dare luce agli edifici scolastici di propria competenza tira fuori ogni anno quasi due milioni di euro.

Il Messaggero – 15 agosto 2014 

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