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Legge di bilancio 2018. Fondi per il pubblico impiego ma nessuna risorsa ad hoc per contratti e assunzioni in sanità

I rinnovi contrattuali per i lavoratori della sanità sembrano sempre più un miraggio. A fronte di aumenti da 85 euro per gli statali, con il riavvio, dopo otto anni di blocco della contrattazione nel pubblico impiego e lo stanziamento della terza e ultima tranche di risorse da destinare agli statali, con uno stanziamento di circa 1,7 miliardi che si somma ai finanziamenti precedenti (1,2 mld), per i lavoratori della sanità , il cui rinnovo contrattuale è in capo al Fsn, non è previsto nessun finanziamento ad hoc. Così come nulla si dice dei 14mila precari del Ssn, e i 3mila della ricerca. In manovra ci sono invece l’assunzione di 1.500 ricercatori universitari, la decontribuzione per l’assunzione di giovani con uno sconto del 50% dei contributi per tre anni, incentivi per l’impresa 4.0. Questi i primi assaggi delle misure previste dalla manovra approvata dal Consiglio dei ministri di ieri, definita “snella” dal premier Paolo Gentiloni, e che concentra le risorse “limitate ma ben utilizzate”, come ha sottolineato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, in pochi capitoli fondamentali.

Lorenzin: legge di manutenzione per il?Ssn
«Per il Servizio sanitario nazionale è una legge di manutenzione – dichiara la ministra della Salute Beatrice Lorenzin – non è una legge elettorale. Non ci sono promesse ma si mantengono impegni assunti negli ultimi anni. Quello che vale per il Paese ancora di più infatti per il servizio sanitario, che nel 2013 era a un passo da crack». La ministra ha aggiunto come nella manovra ci siano «passaggi importanti e strategici», ma anche che si potrà di più. «Ci sarà tutta a fase parlamentare: credo che potremo fare di più sul welfare, soprattutto su donne, famiglie e bambini. Farà parte degli emendamenti che faremo in Parlamento». «Ci aspettano sfide importanti – sottolinea – e siamo attrezzati per vincerle».

E sull’edilizia sanitaria promette un piano per gli ospedali: «Sono contenta di lasciare una prospettiva di sviluppo: c’è il rifinanziamo di fondo per infrastrutture, che consentirà di proseguire ad investire sulla ristrutturazione degli ospedali o sulla costruzione di nuove strutture laddove è più conveniente. Nei prossimi giorni presenteremo un nuovo piano per gli ospedali italiani».

Anaao Assomed: soldi per tutti ma non per i lavoratori della sanità
«Dalla cornucopia della legge di bilancio 2018 varata ieri dal CdM – sottolinea una nota dell’Anaao – escono fiumi di denaro: 85 euro di incremento contrattuale più 80 di bonus per i dipendenti statali, 350 euro al mese in più per i presidi nel 2018 e 1000 dal 2019, scatti biennali per i docenti della scuola e della università, che porta a casa anche una dote di 1500 ricercatori, proroga bonus cultura per i 18enni, incrementi economici per le carriere delle forze armate. Cinguettano soddisfatte le ministre Madia e Fedeli, mentre non sono pervenute notizie dalla titolare del ministero della salute. Non a caso. Per la sanità buio pesto e per i suoi medici, dirigenti sanitari, infermieri, che non hanno nemmeno gli scatti da salvaguardare, le briciole delle precedenti finanziarie dopo 8 anni di blocco contrattuale. E niente per i 14.000 precari del Ssn, e i 3000 della ricerca, per i quali nessun cuore politico piange».

Secondo Anaao, quindi, «la legge di bilancio 2018 varata ieri dal CdM registra l’ennesima esclusione della sanità pubblica dagli effetti della ripresa economica che il Governo sbandiera ogni giorno. Eppure, se ancora regge ed il fondamentale diritto alla salute è ancora esigibile senza carta di credito, malgrado i tagli lineari, 35 miliardi dal 2010 in poi, è solo perché chi è rimasto in corsia continua a dar prova di grande senso del dovere, ancorché esposto a condizioni di lavoro sempre più gravose e rischiose a fronte di retribuzioni inchiodate al 2010».

Servirebbero risorse aggiuntive per la sanità. «Il rinnovo del contratto di lavoro – continua Anaao – e dell’accordo collettivo nazionale per il settore convenzionato, dei medici, dei veterinari e dei dirigenti sanitari dipendenti del Ssn che hanno già pagato, specie i giovani, al risanamento dei conti un alto prezzo, in termini di valore assoluto e potere d’acquisto delle retribuzioni e delle pensioni, non può avvenire con un finanziamento simbolico. Anzi, secondo l’Assessore Garavaglia senza finanziamento, visto che l’incremento del Fsn previsto per il 2018, se decurtato del contributo delle Regioni alla finanza pubblica, non potrà garantire il rinnovo dei contratti, e delle convenzioni, se non in alternativa alla effettiva ed omogenea erogazione dei nuovi LEA. Un aut aut per noi inaccettabile».

Quindi la palla passa al Parlamento. «Tocca al Parlamento assicurare maggiori risorse, o sul Fsn o con un fondo ad hoc o con imposte di scopo, per la valorizzazione del lavoro in sanità, insieme con le misure di defiscalizzazione del salario di produttività e di welfare aziendale assicurate al settore privato. Senza dimenticare la stabilizzazione dei precari, compresi quelli della ricerca, e l’aumento dell’occupazione giovanile, promesso lo scorso anno. La questione è strettamente politica e implica la scelta di investire sul servizio sanitario pubblico, salvaguardando sia il diritto alla salute dei cittadini sia il valore del lavoro. Se la tutela della salute dei cittadini è ancora un diritto costituzionale, deve essere garantito attraverso politiche coerenti e non abbattendo le condizioni professionali ed economiche di chi ne consente la esigibilità. La legge di bilancio rappresenta l’ultima possibilità, prima della competizione elettorale, per un segnale che scommetta sul capitale umano del Ssn, bene comune da non liquidare in maniera strisciante se non si vuole liquidare del tutto un enorme patrimonio civile e sociale del nostro Paese».

Ecco le misure principali:

Giovani, per il primo anno sgravi fino a 34 anni
La decontribuzione è la più importante delle misure per la crescita messa in campo. Vale circa 300 milioni il primo anno che salgono a 800 milioni nel 2019. Lo sgravio permanente per le assunzioni stabili sarà al 50% per tre anni e per il solo 2018 si potranno incentivare le assunzioni dei giovani under 35, quindi fino a 34 anni compiuti. L’esonero vale anche per le assunzioni di novembre e dicembre di quest’anno, fermo restando la decorrenza dello sconto dal 1 gennaio 2018. Lo sconto si applica anche per le trasformazioni dei contratti di apprendistato, senza limiti di età, e per le assunzioni a 6 mesi dal titolo di studio di chi ha fatto alternanza scuola-lavoro o l’apprendistato per il conseguimento del titolo di studio. Il ‘bonus giovani’ sale al 100% per le assunzioni al Sud, e nelle stesse aree resta al 100% anche per tutti i disoccupati da almeno sei mesi. Confermati anche i ‘paletti’ per evitare licenziamenti con i quali fare posto alle nuove assunzioni col bonus. Obiettivo annunciato dal governo è quello di incentivare 300mila assunzioni nel 2018.

Altri 10 mld all’impresa 4.0
Tanto vale l’intero pacchetto «Impresa 4.0» tra 2018 e 2028 per le imprese che investiranno in innovazione, ricerca e formazione negli ambiti e nelle tecnologie che caratterizzano la quarta rivoluzione industriale. Con la legge di bilancio si confermano gli incentivi agli investimenti, con l’iperammortamento che rimane al 250%, mentre il superammortamento scende dal 140% al 130%. Nel provvedimento, come annunciato, sarà previsto anche il credito di imposta per la formazione digitale, che dovrebbe essere stabilito al 50% delle spese destinate dall’impresa a questo scopo. Istituito il “Fondo per il capitale immateriale, la competitività e la produttività”. Rifinanziata anche la ‘Nuova Sabatini’ per le Pmi.

Garantiti gli aumenti da 85 euro per gli statali
Dopo otto anni di blocco il Governo riavvia la contrattazione nel pubblico impiego. La manovra stanzia la terza e ultima tranche di risorse da destinare agli statali. La cifra si aggira intorno a 1,7 miliardi e si somma ai finanziamenti precedenti. In tutto gli incrementi stipendiali per gli oltre 3 milioni di dipendenti pubblici varranno circa 5 miliardi. L’aumento medio mensile è di 85 euro. La ministra Madia parla di “impegno mantenuto” visto che l’aumento era stato definito insieme con i sindacati, nell’accordo del 30 novembre scorso. Lo scatto non dovrebbe comportare la perdita del bonus 80 euro per coloro che hanno redditi tra i 23 e i 26 mila euro annui, quindi a rischio di superare la soglia per il riconoscimento del beneficio. Madia ha infatti sempre assicurato che le fasce più deboli saranno tutelate.

Il Sole 24 Ore sanità – 18 ottobre 2017

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