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Letta: basta, ora chiarezza. «la decadenza non riguarda il governo, la fiducia è sulla legge di stabilità»

La tempistica Prima l’ok alla manovra poi il voto sul leader Fi, per evitare sovrapposizioni fra il piano politico e quello giudiziario

L’estremo tentativo di Silvio Berlusconi di scongiurare il voto che lo farà decadere dalla carica di senatore, con l’appello rivolto al Pd e al M5S di rinviare il voto di domani in attesa della sperata revisione del suo processo è già caduto nel vuoto. Il no dei democratici arriva secco per bocca del capogruppo al Senato Luigi Zanda: «Il voto sulla decadenza da senatore è confermato per il 27 novembre». Stop. Respinta anche l’ultima mediazione del centrista Pier Ferdinando Casini, che ha formalizzato in una questione pregiudiziale la proposta di non votare la decadenza fino a quando non sia arrivato il pronunciamento definitivo della Cassazione sulla durata dell’interdizione dai pubblici uffici a carico del Cavaliere. «La questione pregiudiziale posta da Casini sarà respinta», avverte sempre Zanda.

E anche a Palazzo Chigi prevale la volontà di fare chiarezza: «La questione della decadenza di Berlusconi è per noi slegata dalle sorti e dall’attività del Governo fin dall’inizio di questa vicenda – è il ragionamento che si fa nell’entourage del premier –. Il voto del 2 ottobre ha dimostrato che la maggioranza c’è anche senza Berlusconi, e per quanto ci riguarda è una maggioranza meno forte numericamente ma più coesa politicamente. A questo punto è bene che si faccia chiarezza con il voto di fiducia sulla Legge di stabilità».

Se non è un invito a Berlusconi a uscire subito dalla maggioranza che sostiene il governo poco ci manca. La questione della decadenza si è intrecciata, temporalmente e politicamente, con l’approvazione della legge di stabilità. Tutto in Senato, tutto nel giro di poche ore. Enrico Letta ha naturalmente colto le insidie di questo passaggio, e proprio per tenere separato il piano della politica economica da quello giudiziario ha lavorato assieme al ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini affinché il voto di fiducia sulla legge di stabilità avvenga prima di quello sulla decadenza di Berlusconi. Stasera il voto di fiducia sulla manovra, domattina il voto sulla decadenza. Il timing è stato annunciato ieri proprio da Franceschini, che ha spiegato il valore politico della fiducia per il governo alla luce della scissione del centrodestra: «Rispetteremo totalmente il lavoro del Parlamento ponendo la fiducia sul testo della legge di stabilità che la commissione Bilancio sta ultimando. La fiducia è però necessaria non soltanto per garantire i tempi di approvazione ma anche per verificare politicamente, con chiarezza e senza ambiguità, nel luogo proprio e sull’atto più importante, il rapporto fiduciario tra Governo e maggioranza parlamentare».

Una vera e propria verifica di maggioranza con tanto di passaggio di fiducia al Governo, dunque, che nelle intenzioni di Palazzo Chigi dovrebbe portare i berlusconiani a lasciare la coalizione delle larghe intese sul terreno concreto delle misure anticrisi e non su quello molto più evanescente e scivoloso della condanna per frode fiscale di Berlusconi. Un modo dunque per ristabilire le distanze che dividono Forza Italia dal Nuovo centrodestra, dal Pd e da Scelta civica sui temi che più interessano i cittadini. E anche un modo per “blindare” la compagine governativa con un passaggio formale che però non prevede – almeno per ora – la rinegoziazione del programma né tantomeno rimpasti e cambi di poltrone ministeriali.

Dal punto di vista del premier c’è poi l’ulteriore vantaggio di rinsaldare l’asse con il suo vice Angelino Alfano sull’atto principe del politica economica del governo, lasciando alla libertà delle singole formazioni politiche il voto sulla decadenza di Berlusconi. Perché è chiaro che Alfano e il suo Nuovo centrodestra, anche se eviteranno manifestazioni di piazza assieme agli ex compagni di partito, voteranno contro la decadenza del Cavaliere e useranno toni presumibilmente accesi nei confronti del Pd. Un po’ di fibrillazione va messa in conto, e il voto di fiducia sulla manovra già incassato contribuirà a rendere queste fibrillazioni meno pericolose.

Il Sole 24 Ore – 26 novembre 2013 

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