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Legge stabilità, ecco relazione tecnica Governo. Smentito rinvio tagli detrazioni

Ecco il testo di legge e la relazione tecnica. La versione finale del Ddl conferma all’articolo 6 le misure previste per la Sanità. In arrivo tagli per 600 milioni nel 2013; 1 miliardo a regime a partire dal 2014.

Il risultato economico dovrà essere ottenuto riducendo del 10% nel 2013 i contratti in essere per l’acquisto di beni e servizi. Per i dispositivi medici, il tetto resta fissato per il 2013 al 4,8% del fondo sanitario nazionale (lo 0,1% in meno rispetto al 2012), ma scenderà al 4,4% nel 2014.

Altro che iniquità fiscale. Secondo la Relazione Tecnica alla legge di stabilità, saranno le casse dello Stato a piangere: l’aumento di 1 punto di Iva, e non di 2 come era stato inizialmente previsto, per le aliquote al 21% e al 10% comporterà una perdita di gettito di 3,280 miliardi di euro.

La stessa relazione spiega che i tagli degli sconti fiscali, con la franchigia e il tetto, porteranno risparmi complessivamente pari a 1,156 miliardi di euro in termini di competenza annua. Infine, il calo delle prime due aliquote Irpef di un punto costerà nel 2013 4,1 miliardi di euro. Nel 2014 varrà 6.508,2 mld, mentre nel 2015 5.853,6 miliardi di euro.

La Relazione spiega che l’analisi degli effetti sul gettito è stata condotta mediante il modello di microsimulazione Irpef, basato sui dati delle dichiarazioni dei redditi. La perdita di gettito Irpef di competenza annua è di 5,771 mld, ai quali si aggiungono 64,5 mln per l’addizionale regionale e 17,7 mln per quella comunale. Dai calcoli anno per anno risulta invece -4,151 nel 2013, -6,508 nel 2014 3 -5,853 mld nel 2015.

Se con Iva e Irpef lo Stato perde, le entrate arrivano dai tagli delle agevolazioni fiscali e dalla Tobin tax. Le prime comporteranno un maggior gettito in termini di competenza annua di 1,156 miliardi di euro. L’applicazione dell’imposta di bollo sulle transazioni finanziarie, invece, dovrebbe portare nelle casse dello Stato un gettito annuo di 1,088 miliardi di euro.

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Legge di stabilità: il Governo dice no all’ipotesi di un rinvio dei tagli sulle detrazioni fiscali, che avrebbe disinnescato la mina della “retroattività” che tante critiche ha ricevuto negli ultimi giorni. La modifica, studiata dai tecnici ministeriali, avrebbe comportato la cancellazione del calo della seconda aliquota Irpef, quella che dal 27% scenderà al 26%. Il testo dovrebbe arrivare in nottata, o al massimo domani mattina al Quirinale. Poi la parola passa al Parlamento.

Da Palazzo Chigi sottolineano che il testo che sarà presentato alle Camere resta quello approvato in Consiglio dei ministri, insomma non ci saranno correzioni, poi il Parlamento è sovrano. Il ministro Vittorio Grilli ha difeso la sua legge. «A regime – ha spiegato – con la nostra manovra sull’Irpef, rimettiamo 6 miliardi nelle tasche degli italiani e ne riprendiamo 1,2 attraverso la riduzione delle detrazioni e delle deduzioni».

No al rinvio del taglio agli sconti

La retroattività delle detrazioni è stata contestata da tutte le forze politiche che sostengono il governo. In base al testo arrivato al Consiglio dei Ministri dello scorso martedì, i tagli agli sconti sarebbero dovuti scattare sui redditi 2012, in deroga allo statuto del Contribuente, anche se in termini di cassa i contribuenti avrebbero “pagato” con la dichiarazione dei redditi presentata nel 2013.

Con stop retroattività no a riduzione di un punto di aliquota Irpef
Il rinvio di un anno del taglio degli sconti fiscali, togliendo così la retroattività della norma nella legge di Stabilità, avrebbe comportato – per coprire i minori incassi – la cancellazione della riduzione, ora prevista, di un punto dell’aliquota Irpef dal 27 al 26 per cento. Sarebbe stata questa – secondo quanto si appreso – l’ipotesi tecnica esaminata nelle ultime ore. Il lavoro dei tecnici della Ragioneria per la “bollinatura” delle coperture e per le ultime limature sarebbe ancora in corso e potrebbe finire a tarda notte.

Grilli apre a modifiche al testo
Tra le possibili modifiche, invece, la stretta sui benefici per i permessi ai dipendenti pubblici che hanno parenti disabili. In un’intervista a Repubblica, il responsabile di Via XX Settembre ha aperto a modifiche: la legge di stabilità, ha detto, «é un punto di svolta», criticarla é «un suicidio» ma il provvedimento si può correggere. Nei giorni scorsi il ministro dell’Economia Vittorio Grilli aveva chiarito che il nuovo sistema di detrazioni, dal punto di vista della cassa, sarà attivo dal prossimo 1 gennaio 2013.

I nodi del provvedimento e i possibili ritocchi
Gli ultimi ritocchi alla Legge di Stabilità sarebbero ancora al vaglio dei tecnici. Le ipotesi di modifica, sulle quali sarebbe intervenuto anche l’interessamento del Quirinale, riguarderebbero la norma sui permessi in favore dei dipendenti pubblici con familiari disabili (per i quali sarebbero stati individuati profili di illegittimità costituzionale) e l’introduzione della tassazione piena, sopra i 15.000 euro di reddito, per le pensioni di invalidità.

I permessi per assistere disabili
Diverse le ragioni che invece starebbero portando allo stralcio della norma, inserita tra quelle che interessano i dipendenti pubblici. La norma tagliava del 50% la retribuzione per i tre giorni di permesso previsti per assistere un figlio o una moglie disabile ed escludeva completamente la possibilità di richiedere questa agevolazione anche per l’assistenza dei genitori. Il Colle avrebbe individuato possibili profili di incostituzionalità, perchè la “stretta” avrebbe creato uno squilibrio tra i diritti dei dipendenti pubblici e quelli dei lavoratori del settore privato. In base alla relazione tecnica al ddl stabilità, ammontano a 49,8 milioni i risparmi che si otterrebbero con la stretta ai permessi della 104 per i lavoratori pubblici che assistono un parente disabile.

Le altre misure nel mirino
Tra le possibili misure nel mirino di modifiche ci sarebbe anche la tassabilità Irpef delle pensioni di invalidità e di guerra, genericamente indicata nel comunicato diffuso da Palazzo Chigi il giorno dell’approvazione del ddl e che gli stessi ministri avevano spiegato si sarebbe applicata solo sopra i 15.000 euro di reddito.

Il sole 24 Ore Sanità – 15 ottobre 2012

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