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Legge Stabilità, il governo pone la questione di fiducia alla Camera su maxiemendamento sostitutivo. Venerdì il voto finale

l voto alla Camera è stato fissato per venerdì, a partire dalle 12.10. Intanto l’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) boccia senza appello la legge. Il provvedimento approderà poi lunedì 23 in Senato, dalle 15.

Il governo ha posto la fiducia sul ddl stabilità. Lo ha annunciato nell’aula della Camera, il ministro per i rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, il quale ha aggiunto che la fiducia viene posta su un maxiemendamento interamente sostitutivo del testo che ricalca il lavoro della commissione Bilancio.

A questo punto, venerdì, incassata la fiducia, si passerà al voto sulla stabilità e al voto finale sul ddl bilancio, dopo il consiglio dei ministri lampo che verrà convocato per approvare la nota di variazione al bilancio che recepisca le modifiche introdotte da Montecitorio. La decisione, come aveva spiegato qualche giorno fa il sottosegretario al Tesoro Pierpaolo Baretta, si deve alla necessità di stringere i tempi della discussione. “Entro il 23 bisogna chiudere” aveva detto Baretta.

Le tappe della fiducia

Domani alle ore 10,30 cominceranno le dichiarazioni di voto sulla fiducia posta dal governo sul ddl stabilità e alle ore 12,10 comincerà la prima chiama. Dopo il consiglio dei ministri lampo per l’approvazione della nota di variazione di bilancio, ci sarà il voto finale sul ddl bilancio. Le dichiarazioni di voto sul ddl bilancio sono state fissate per sabato alle ore 12 in diretta tv. L’Aula del Senato è chiamata invece a pronunciarsi sulla fiducia alla legge di Stabilità lunedì prossimo, il 23 dicembre. La chiama dei senatori è prevista per le 15. E’ quanto ha deciso la Conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama.

Anci e Confindustria critiche

Intanto l’Anci interrompe i rapporti istituzionali con il governo per le misure del ddl stabilità e chiede con urgenza un decreto correttivo, perché “mancano 1,5 miliardi”. I sindaci, ha detto il presidente dell’Anci, Piero Fassino, chiedono un ultimo tentativo, “un sussulto di consapevolezza e responsabilità” per cambiare una legge di stabilità che “sulla Iuc configura una secca e inaccettabile riduzione di risorse ai comuni per circa un miliardo e mezzo”. “Chiediamo quindi”, ha affermato Fassino, “che il governo vari nel consiglio dei ministri del 27 dicembre un decreto correttivo. Se così non fosse si aprirà un’esplicita fase di conflittualità che parte oggi con la non partecipazione Anci alla Conferenza unificata”. Fassino scriverà al presidente della Repubblica per chiedere un incontro in cui porterà “in modo autorevole e formale il profondo disagio di tutti i sindaci”. Un secondo incontro “urgente” sarà chiesto a Enrico Letta per esortare il primo ministro ad “adottare, entro fine anno, un provvedimento che consenta di assicurare ai comuni le risorse necessarie per garantire i servizi ai cittadini”.

Critico anche il giudizio di Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, sulla legge di stabilità: “Qualche elemento positivo c’è ma non è quello che ci aspettavamo e non è sufficiente a far ripartire il Paese. Il nostro giudizio non è positivo. Si è ricalcato un po’ il metodo del passato: le risorse erano poche ma sono state distribuite a tutti, con un metodo che viene da molto lontano. Le mie previsioni che erano state criticate purtroppo – ha concluso –  sono state confermate in pieno”.

Quanto vale la manovra

Dopo il passaggio al Senato, la manovra giunta a Montecitorio vale tra minori entrate e maggiori spese 13,9 miliardi nel 2014, 1,5 miliardi in più rispetto al testo licenziato da Palazzo Chigi. Il provvedimento continua ad essere sbilanciato sulle maggiori entrate, che assicurano il 65% delle coperture nel 2014, il 57% nel 2015 e il 58% nel 2016. Guardando al saldo tra maggiori e minori entrate, la legge di Stabilità aumenta le tasse di 1,3 miliardi nel 2014, di circa 100 milioni nel 2015 e di 1,5 miliardi nel 2016.

19 dicembre 2013

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