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Legge Stabilità. L’Intersindacale dice “no” alle Aziende uniche Ssn-Università: “Proposta da bocciare senza appello. La sanità pubblica finirebbe in ostaggio”

Non è accettabile che l’assistenza ai malati venga affidata a una istituzione che ha una mission diversa, quella della didattica e della ricerca, sottraendola al personale dipendente del Ssn”. Questo il giudizio dell’Intersindacale al riconoscimento delle nuove Aziende sanitarie uniche contenuto nella legge di stabilità attualmente all’esame della commissione Bilancio del Senato.

“La proposta contenuta nella legge di stabilità, divenuta ormai una legge omnibus con relativo attacco alla diligenza, che mira a unificare le Aziende Ospedaliere Universitarie con le Aziende Sanitarie Locali è da bocciare senza appello, in quanto modifica la architettura istituzionale del Ssn inaugurando un meccanismo consociativo non previsto dalle leggi istitutive. Con l’alibi, e il nobile proposito, di ridurre le poltrone, si estende l’influenza delle Facoltà di Medicina su bacini di servizi più vasti, rendendo la sanità pubblica ostaggio degli accordi tra Magnifici e Governatori di turno, in balia dei loro umori. Con pesanti conseguenze anche sull’organizzazione del lavoro e sui costi. A cominciare dal trasferimento dei rilevanti disavanzi delle Aziende Universitarie su strutture che magari hanno i conti in ordine”.

Questo il giudizio dell’Intersindacale (Anaao Assomed, Cimo, Aaroi-Emac, Fvm, Fassid, Cisl Medici, Fesmed, Anpo-Ascoti-Fials Medici, Uil Medici) sul riconoscimento delle nuove Aziende uniche Ssn/Università contenuto nella legge di stabilità attualmente all’esame della commissione Bilancio del Senato.

“A legislazione invariata, si tratta di un affare a costo zero per le 43 Facoltà di Medicina che affollano il nostro Paese. Basti ricordare che i pochi posti apicali, ospedalieri e distrettuali, sopravvissuti alla cura degli standard, saranno a disposizione di personale universitario cui sia preclusa la carriera accademica. E, alla faccia del rapporto fiduciario, che per le Regioni è un dogma quando si tratta di personale ospedaliero, senza neppure il fastidio di una selezione o di una valutazione della coerenza del curriculum con l’incarico da svolgere. Una intesa verbale è sufficiente per affidare la direzione di strutture assistenziali, e la formazione dei futuri medici-chirurghi, anche a chi ha scarsa dimestichezza con le sale operatorie o con la disciplina di attività. Senza dimenticare i “programmi ad personam” che attribuiscono lo stipendio di primario a personale universitario senza le responsabilità connesse alla funzione direttiva. E’ per mantenere questo sistema che le Regioni battono cassa al Governo?”, si chiede l’Intersindacale.

“Nessuno può credere ancora alla favola del risparmio per il Ssn, visto che il salario accessorio (quasi la metà dello stipendio) dei professori che clinicizzano le strutture ospedaliere è tutto a carico dei bilanci aziendali e che l’orario destinato all’assistenza è la metà di quello di un ospedaliero per un personale che, non di rado, non è soggetto agli stessi obblighi di controllo. Intollerabile che un Governo così avaro con i propri dipendenti sia così generoso con personale convenzionato, per il quale, nel silenzio generale, ha già ripristinato gli automatismi degli scatti di anzianità. Facciamo appello al Parlamento affinchè cancelli questo colpo di mano o, perlomeno, modifichi le norme che lo rendono appetibile, abrogando ingiustificati privilegi a scapito del merito e delle competenze e riportando la gestione del personale all’interno delle regole comuni. Non è accettabile – conclude la nota – che l’assistenza ai malati venga affidata a una istituzione che ha una mission diversa, quella della didattica e della ricerca, sottraendola al personale dipendente del Ssn”.

9 novembre 2015 

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