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Legge sui vaccini a scuola, c’è l’accordo. Idea condivisa tra ministero e Regioni: «Passo storico». Critica la Lombardia: «Noi non ci stiamo»

Dopo le apripista Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Toscana, che si sono dotate di leggi autonome, le Regioni spingono per la reintroduzione dell’obbligo di vaccinazioni per i bambini. Per essere iscritti a scuola dovranno farle, sostengono gli assessori, in accordo con la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin. L’idea condivisa è di arrivare a una normativa nazionale. Bisognerà decidere a che livello intervenire. Nido, asilo, materna in generale? Si vedrà.

Il vincolo di presentare la certificazione potrebbe essere applicato non solo ai vaccini di base (poliomelite, tetano, difterite, epatite b) ma anche a quelli raccomandati, cioè proposti senza vincoli dai pediatri nei primi due anni di vita. Parliamo di morbillo, parotite, meningite, pertosse o varicella la cui pericolosità viene sottovalutata dalle famiglie malgrado siano ricomparsi provocando in certe aree europee piccole epidemie e focolai.

Da quest’anno i vaccini incasellati nel calendario 2017-2019 appena entrati nell’elenco delle prestazioni del servizio sanitario pubblico (Lea) devono essere promossi gratuitamente e senza ticket da tutte le Asl. «C’è l’esigenza di arrivare in tempi relativamente brevi a un testo nazionale per garantire uniformità di comportamenti», ha affermato la ministra dopo aver incontrato gli assessori alla Salute. Ora sottoporrà la questione alla titolare dell’Istruzione e al governo.

Unanime la volontà che il Parlamento cominci a discuterne. L’obbligo era stato introdotto nel 1967 e soppresso nel 1999 ritenendo che il terreno fosse pronto per lasciare libertà di scelta. Oggi è possibile portare i piccoli a scuola senza proteggerli dalle quattro malattie che tanti morti hanno mietuto nei tempi passati. Se l’alunno è sprovvisto del certificato, il preside può fare segnalazione alla Asl, meccanismo raramente attivato. Ma il calo drastico delle adesioni ai programmi di prevenzione (la soglia di copertura è scesa sotto il 95 per cento ritenuto di sicurezza) ha riportato in auge il vecchio modello.

Ripensamento «storico» secondo Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore di sanità: «Alcune Regioni sono state coraggiose, prendendo decisioni autonome, però è necessario agire insieme».

Favorevole l’assessore del Piemonte, Antonio Saitta, coordinatore dei colleghi: «Occorre stabilire priorità e tempistica. Aspettiamo che i fondi, 100 milioni stanziati dall’ultima Finanziaria, vengano ripartiti. Serviranno campagne di informazione ai cittadini». Contrario, invece, Giulio Gallera, assessore lombardo al Welfare, perché, ha detto « gli obblighi non producono l’effetto di radicare nei cittadini la consapevolezza dell’utilità dei vaccini».

La Federazione dell’ordine dei medici (Fnomceo) ha raccomandato di segnalare alle commissioni disciplinari gli iscritti che remano contro.

Netta contrarietà da parte del Codacons.

IL Corriere della Sera – 27 gennaio 2017 

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