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L’Emilia Romagna stringe i controlli sulle uova. Blocco cautelativo in alcuni allevamenti. L’Italia pronta a introdurre una certificazione per garantire i consumatori

Una certificazione “Fipronil free” a livello nazionale. Da presentare, eventualmente, al Tavolo europeo tra un mese, quando a Bruxelles si riunirà la Commissione Ue.

È fissato per lunedì al ministero della Salute un tavolo interministeriale tra Politiche agricole, Sviluppo economico e associazioni di categoria sul problema delle uova contaminate dall’insetticida Fipronil. Una riunione per discutere la fattibilità di una certificazione “Fipronil free” sulle confezioni delle uova per dare garanzie ai consumatori.

Blocchi e controlli

Una decisione che giunge a poche ore dall’ennesimo sequestro – questa volta da parte della Asl di Salerno di alcune confezioni di uova già imballate – e dal blocco di alcuni allevamenti avicoli in Emilia Romagna – a scopo cautelativo – deciso dalla Regione e comunicato dagli assessori regionali alle Politiche per la salute, Sergio Venturi, e all’agricoltura Simona Caselli, dopo un incontro con Unaitalia e Assoavi, due delle principali associazioni di produttori del settore.

Non solo. Il direttore generale di Assoavi, Stefano Gagliardi ha annunciato «controlli a tappeto su tutti i singoli capannoni di galline ovaiole allo scopo di certificare, attraverso laboratori accreditati, l’assenza di contaminazioni dall’insetticida Fipronil».

Se, ha detto Gagliardi, «il controllo opubblico si concentra su tutti gli allevamenti, noi abbiamo deciso di analizzare tutti i capannoni per confermare la sicurezza e la qualità delle nostre produzioni e mettere un punto su questi stillicidio di sequestri quotidiani. Cessato il periodo di emergenza il campionamento e controllo in questione verrà inserito nei piani di autocontrollo aziendali già operativi ogni 15 settimane come da normativa vigente».

Iter «accidentato» nella Ue

Se, al momento, infatti, le vendite di uova sugli scaffali tengono, il problema si sdoppia. Da un lato, c’è quello di come, eventualmente, modificare le etichettature alimentari. Si tratta di una procedura lunga e complessa. E tutt’altro che scontata. Del regolamento 1169/2011 che ha messo ordine su cosa devono obbligatoriamente contenere le etichette, ancora si aspettano diversi atti esecutivi (tanto che l’Italia su pasta e riso ha deciso di far da sè nonostante i rischi di una procedura di infrazione). Dall’altro, non basta etichettare le uova (sul consumo fresco l’Italia è praticamente autosufficiente con una produzione di quasi 15 miliardi di pezzi l’anno).

Il vero problema è come garatire la filiera dell’import dei preparati e dei prodotti derivati, che vengono per lo più dall’estero. Per questo, il problema rimane, soprattutto europeo, visto che, secondo Eurostat, l’Italia annualmente importa 50 milioni di tonnellate di uova e ovoprodotti.

Possibili cause

Secondo l’associazione degli allevatori belgi, il Fipronil potrebbe essere arrivato, inconsapevolmente, agli allevatori in dosi minime come aggiunto al Dega 16, un antipulci invece autorizzato nella Ue, anche negli allevamenti biologici.

Intanto, in Francia sono ormai 25 i tipi di prodotti, fra pasta, patate, dolci e gaufre, ritirati dal mercato, Mentre gli allevatori olandesi stimano perdite provvisorie per oltre 30 milioni dall’inizio di agosto.

Laura Cavestri – Il Sole 24 Ore – 25 agosto 2017

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