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Lessinia. Tre cani affamati uccisero camosci. Padrone multato. Privati del necessario sostentamento, gli animali avevano fatto una strage. Condanna a 5.000 euro e affido definitivo alla Lav

Il padrone li trattava talmente male, negando loro cibo e acqua, che per sopravvivere si nutrivano dello stereo delle vacche di una vicina stalla. E quando la fame risvegliava l’istinto, i tre cani Pastore della Lessinia facevano branco e andavano a caccia di camosci, nell’area protetta di Malga Derocon a Erbezzo. Quattro anni dopo il Gip, Giuliana Franciosi, con decreto penale ha condannato il padrone dei tre cani, un settantenne di Rovere Veronese, a una multa di 5.000 euro peri il reato di maltrattamento di animali, a causa della modalità di detenzione dei tre Pastori.

La condanna ha previsto anche la confisca degli animali e il definitivo affidamento alla Lav (Lega antivivisezione). Il maschio capobranco è stato adottato dopo un breve soggiorno al canile sanitario dell’Ulss 20 di via Campo Marzo, «mentre le due femmine, da noi chiamate Lupa Nera e Lupa Grigia, vivono da tempo con un’amorevole famiglia di Pescantina che le ha adottate insieme, dopo aver precedentemente accolto altri due cani, anch’essi sottoposti a maltrattamenti», sottolinea la responsabile della Lav, Lorenza Zanaboni, che segue dall’inizio la vicenda, di cui L’Arena riferì nel giugno 2012, per dare la notizia del sequestro delle due cagne, madre e figlia.

Destino che in febbraio era toccato al maschio, finito nella gabbia trappola messa dalla Polizia provinciale e dagli agenti della Forestale, convinti che a fare la razzia nell’area faunistica fossero stati i lupi della Lessinia, che in quei giorni cominciavano a fare scorribande. Comprensibile la sorpresa degli agenti quando videro le immagini riprese dalle videocamere e trovarono in gabbia il Pastore. Quando gli agenti della Polizia provinciale e della Forestale si recarono a casa dell’agricoltore, per contestargli l’abbandono e i danni provocati al patrimonio faunistico, riconobbero anche le due femmine, riprese accanto alle carcasse dei camosci. Il maschio finì al canile, le due femmine restarono a casa. La Forestale e la Polizia provinciale avevano prescritto al padrone di trattarle bene, di alimentarle adeguatamente e di sorvegliarle, ma l’invito cadde nel vuoto. Nei mesi successivi le cagne furono trovate in condizioni sempre più precarie, per cui gli agenti della Forestale a giugno le sequestrarono. «Il giudice Franciosi», commenta la responsabile della Lav, «ha riconosciuto la gravita delle accuse contenute nella notizia di reato, riconoscendo la sofferenza provocata a quei tre Pastori».

L’Arena – 2 ottobre 2016 

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