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Lessinia. «Troppi lupi attorno al grest non porto i ragazzi nel bosco. La sicurezza è a rischio». Niente escursioni notturne e al sorgere del sole per 180 ospiti del campo

Ci sono 180 ragazzi delle parrocchie veronesi al campo di Saf (Settimane di azione e formazione), di Campofontana, curato dal Centro di pastorale giovanile della diocesi che fa riferimento a don Nicola Giacomi. Non sono stati direttamente coinvolti nell’episodio di predazione che si è svolto vicino alla provinciale e a pochi metri dalla chiesa parrocchiale, ma lontano dalla struttura diocesana. Però don Nicola, pur nato in Lessinia, con mamma di Erbezzo e papa di Fosse, non è tranquillo: «In realtà lo sono, però vorrei delle risposte a delle domande che mi faccio. Seguo delle procedure rigorose per ospitare questi ragazzi secondo il massimo dei criteri di sicurezza possibile. Tutti gli operatori fanno corsi di primo soccorso, corsi sanitari per esser autorizzati a lavorare in cucina e somministrare alimenti. In ogni campo è presente un medico per le necessità più immediate. Ma mi manca qualcuno che mi spieghi la procedura da adottare con i ragazzi nei confronti dei predatori», spiega il sacerdote. «In pratica, posso fare la sveglia alle 5 e portarli come faccio almeno una volta alla settimana a vedere sorgere il sole? Posso continuare a fare le veglie notturne a mezzanotte sulla collina del silenzio, accanto alla chiesetta di San Rocco, dove sono nate stupende scelte di ragazzi e ragazze che hanno frequentato i campi degli anni passati? C’è qualcuno che mi firma una liberatoria per una responsabilità penale e civile se ci dovessero essere dei danni da predatori nei confronti dei ragazzi? In questo contesto i genitori mi affideranno ancora i loro figli?».

Don Nicola è un fiume in piena: «Mi farebbe arrabbiare solo l’accusa di essere contro il lupo, di non amare l’ambiente, soprattutto di non insegnare questo amore ai ragazzi e alle ragazze che frequentano i campi. E proprio perché sono innamorato della Lessinia, della montagna e di questa vita, che porto migliaia di giovani quassù, prendendomi responsabilità indicibili», sottolinea. Ma che farà adesso, alla luce della predazione di venerdì mattina e del fatto che potrebbero ripetersene altre?

«Ho parlato con i carabinieri forestali e chiamerò domani prefetto e questore. Il vescovo è già stato avvertito e auspica che ci sia un dialogo con queste autorità per definire le responsabilità e che ognuno si assuma le proprie». I ragazzi passano una settimana intera nella struttura e da 45 anni la casa di Campofontana è riferimento per diocesi e parrocchie che vi portano gruppi divisi per fasce d’età. Si calcola che dal 1972 siano 70 mila i veronesi che fra i 14 e i 17 anni sono passati dai campi Saf: «E un’esperienza a cui vorremmo dare continuità e sicurezza. Chi può ci aiuti a farlo», conclude don Nicola, che rassicura i genitori sul fatto che lo staff del campo continua con i metodi e l’attenzione che tutti conoscono e apprezzano. Intanto sul posto della predazione della manzetta di un anno, a pochi metri dalla provinciale, sono comparsi cartelli che denunciano l’impossibilità di continuare a camminare «nelle nostre montagne per colpa del lupo».

«Regione vergognati!», si aggiunge a caratteri cubitali su un lenzuolo, «hai venduto la nostra Lessinia ai lupi» e un altro lenzuolo invita a guardare la carcassa della manza e commenta: «Questo è il lupo in Lessinia!». Sull’argomento interviene anche il consigliere regionale Stefano Valdegamberi: «Mi giungono notizie di continue uccisioni di bestiame a Campofontana e a Bosco Chiesanuova dove è stato chiesto di spostare subito le carcasse, pena una multa, per non turbare gli sguardi dei passanti… Siamo all’indecenza. Gli allevatori non sopportano più i capricci di quattro ambientalisti che hanno voluto reintrodurre il lupo nel luogo sbagliato, spendendo una montagna di soldi pubblici con la complicità di certi politici compiacenti. Serve subito un’ ordinanza d’urgenza per salvare le aziende, contenendo il numero di lupi presenti! Dall’inizio dell’anno è scomparsa un’intera stalla di bestiame dalla Lessinia».

«Andiamo avanti così?», si chiede il consigliere della Lista Zaia, che aggiunge: «Si spediscono tra i monti i clandestini spacciati per profughi e si fa cessare l’attività millenaria della pastorizia. E questo il futuro della nostra montagna? E dovremmo stare sempre zitti perché le leggi ci danno torto? Non esiste un diritto di autotutela per la sopravvivenza della gente di montagna? Lo Stato è oggi percepito sempre più come nemico in questo territorio», conclude. Ieri mattina, in attesa che la Regione monti il recinto chiesto dagli allevatori per proteggere la mandria dalle predazioni, il Comando dei carabinieri forestali di Bosco Chiesanuova ha installato due dissuasori acustici che vengono accesi di notte. A intervalli regolari producono suoni diversi (rumore di un trattore, musica da discoteca, fucilate) per spaventare eventuali predatori in agguato.

Lessinia. Manza azzannata dai lupi al pascolo, tensioni davanti all’animale. E’ il sesto che viene predato dal maggio scorso

È la sesta manza dallo scorso maggio che viene predata dai lupi all’allevamento di Martino Roncari di Campofontana, frazione di Selva di Progno. Questa volta è successo in località Ciucanprunden, poco lontano da contrada Roncari, lungo la vecchia strada che scende a Selva di Progno. Se ne sono resi conto due villeggianti di Montecchia, Stefania e Polo che dormivano in una casa poco lontana e che sono corsi sul posto trovando la manza con le altre nel pascolo ma del lupo non c’era più traccia, evidentemente spaventato dall’arrivo delle persone.

L’animale, con una profonda ferita dietro la zampa anteriore destra è stato giudicato dal veterinario che l’ha visitata non recuperabile e quindi soppressa. C’è stato un momento di tensione fra allevatori, villeggianti che erano arrivati sul posto e veterinari al momento della somministrazione del farmaco per mettere fine alle sofferenze della manza, evento che alcuni dei presenti volevano filmare per poi pubblicarlo sui social. Il netto rifiuto del sanitario ha ritardo l’operazione di una mezz’ora. Poi con la mediazione dei carabinieri forestali che erano intervenuti sul posto per il rilievo della predazione, l’operazione si è potuta svolgere nel rispetto dell’animale, come chiedevano i veterinari.

L’Arena – 23 luglio 2017

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